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Archive for agosto 2008

Ma si, basta: ora sistemo tutto io

agosto 27, 2008 18 commenti

Dicette Vipera Pignola (2)

agosto 26, 2008 4 commenti

Bello, eh? Uno se ne sta lì, gli arrivano i post freschi freschi nella posta e lui li pubblica… Scherzi a parte: Vipera Pignola ha bisogno di un template e di tanta assistenza tecnica. In cambio ha da regalarci storie dal Kenya, di solito divertenti, a volte meno (l’ho vista dialogare con Anima Inquieta, e ha anche lei le sue belle disavventure di cooperazione da raccontare). Insomma, aiutiamo una blogger in fieri a sbocciare in tutta la sua gloria!

Segue un post, che non posso non intitolare Tassisti, parte prima

Mi prenotano un taxi, salgo in macchina e il tassista mi chiede dove andiamo, dico "all’hotel Hilton, ma per favore vai piano, soffro la macchina" (qui il concetto di piano significa attraversare Nairobi all’ora di punta almeno ad 80 all’ora, meno è inaccettabile per i tassisti), tra l’altro uso la scusa che soffro la macchina, per altro vera, per non ammettere che me la faccio sotto per il loro modo di guidare. Nel frattempo vedi sfrecciare intorno a te i matatus (quei minibus assurdi stipati di gente fino all’inverosimile, che quando fanno un incidente hanno effetti più devastanti di uno tsunami), i pedoni che tentano di attraversare la strada e che a metà, spaventati… zac tornano indietro, proprio mentre tu stai passando sulla traiettoria, i gatti che diventano tappetini sotto le ruote della macchina e gli omarelli che vendono i giornali che saltano da una parte all’altra in mezzo alla carreggiata come dei canguri.
Partiamo, dopo 100 metri ero attaccata alla maniglia di sicurezza, bestemmiando in aramaico, e chiedendomi "perché finisco sempre nelle mani di pazzi scatenati? "
Nairobi ha le strade che vanno su e giù, con tante curve, io avevo preso il travelgum, ma… rifiutava di funzionare.
Prima curva, sbianco, seconda curva, impreco, terza curva imploro pietà, quarta curva una nausea inumana si impadronisce del mio stomaco, sudo freddo, vedo la Madonna, quinta curva… beh, non ho fatto in tempo ad abbassare il finestrino, la colazione è andata a deliziare completamente il tassista che sta ancora pulendo la macchina.
Stasera al ritorno, si presenta lo stesso tassista, vede che sono io e si inventa che lo ha appena chiamato la moglie e che il bambino sta male, e sparisce sgommando ed io resto lì come un fistone di verza.
Secondo me adesso sparge la voce coi colleghi ed io faccio l’ennesima figura del cavolo.
A volte mi sento come Paperoga.

Biden: a due giorni dall’annuncio…

agosto 25, 2008 8 commenti

…già mi sta sui maroni. Ecco alcuni progetti di legge che ha appoggiato relativamente a Internet:

  • monitoraggio delle transazioni peer-to-peer (in teoria per bloccare la pedopornografia, ma è come ammazzare formiche col lanciafiamme)
  • limitazione del diritto di criptare le informazioni (per l’FBI diventava troppo difficile leggere le email private)
  • imposizione di tasse su certe attività sul web
  • filtro dei contenuti accessibili dalle scuole e dalle biblioteche
  • limitazione tecnica della possibilità di registrare canzoni dalle web-radio

Si è inoltre pronunciato contro le misure per la neutralità del web ("Non ce n’è bisogno, se si tentasse di attivare filtri la gente farebbe talmente tanto casino che ci sarebbero comunque delle interrogazioni") ed è stato uno dei soli 4 senatori invitati a una celebrazione del Digital Millennium Copyright Act tenuta dalle lobby delle major cinematografiche e discografiche.

Obama non doveva essere l’uomo del cambio?

Dicette Vipera Pignola

agosto 25, 2008 16 commenti

Direttamente dall’Africa, ricevo e volentieri pubblico (da Vipera Pignola)

1) Allora, vi racconto la storia della palla che devo usare per la formazione. Ho chiesto che mi comprassero un palla, ho anche fatto il disegno, parlato di football, insomma ho dato indicazioni. Mi dicono che hanno capito, dondolato la testa di qua e di la’ e comunque non era difficile. Mi portano prima un palloncino da gonfiare, tipo gavettone, dico no, non va bene, rispiego il tutto, domando capito? ohm ohm ohm ciondolano la testa e quindi dico magari la prima volta non ero stata chiara. Mi portano la seconda palla, una di quelle da spiaggia, sai quelle per i bambini da gonfiare a bocca. Bianca e rossa, bella. Me la danno già gonfiata, dico, ok, non e’ proprio quello che avevo in mente, ma è un palla. Dopo un’oretta vedo che la palla si affloscia, ne deduco che sia bucata. Quindi torno dal tipo delle operazioni e gli dico "Per favore, procurami una palla, una vera, questa è bucata", lui candido, me la toglie dalle mani, alza la valvola dove si soffia dentro, ci soffia per un po’ e poi mi dice di fare altrettanto, pensando che io da povera scema non fossi capace di gonfiare una palla. A parte che mi fa schifo mettere in bocca dove ci si sono appoggiati altri, ma cazzo e stracazzo, è bucata, posso soffiarci dentro per una settimana, se è bucata si sgonfia. Ora ho questa palla sgonfiata sulla scrivania che mi guarda con pietà. Domani, forse, me ne comprano una nuova

 

2) Allora oggi è il "Poya day" la festa della luna piena. Poco fa il collega francese, responsabile della nostra sicurezza ed ex militare (tenente colonnello) candido candido mi ha chiesto "ma ci sono diversi poya day durante l’anno???". sono stata brava e gli ho risposto “normalmente uno al mese, sai com’è la luna è piena una volta al mese, quindi 12 volte all’anno, a meno che tu abbia un calendario astronomico diverso…", sono circondata da aquile

 

3) Stamattina ho chiesto al collega locale del WAT/SAN: quante latrine dobbiamo costruire? mi aspettavo un numero in risposta, tipo 50 o 100 o 10,000, ma comunque un numero. Ha attaccato a parlare di strategie, di come bisogna interloquire a vari livelli e di hygiene promotion. L’ho bloccato, ero in panico, gli avevo chiesto quanti cavolo di cessi x cagare avranno a disposizione i bambini, mica un trattato di cooperazione.

4) sono a XXX, bloccata perché sono ammalata. Decido di prendere un gelato ed ordino un gelato ai gusti di vaniglia e cioccolato. La cameriera mi chiede “ nella stessa coppa o separati???”, oh cavolo.

5) ero a XXX questo fine settimana, ho ordinato un succo di frutta arancia e papaya….mi sono arrivati in due bicchieri diversi, uno x la papaya e l’altro x l’arancia. Li ho bevuti, mi sono shakerata un po’, così si sono mescolati nello stomaco e via. Sono sempre più convinta che mi stiano prendendo in giro, non possono essere umani.

6)

aneddoto della giornata; ieri vado alla canteen a comprare la coca e chiedo anche la cannuccia, ovviamente non so come si dica in inglese e quindi chiedo una "ciucciucciuc" e faccio il gesto. L’omarello che è geniale capisce al volo e mi dà la cannuccia, bella, azzurra, di quelle di una volta, che stanno dritte e non quelle con le righe che si piegano ed alla fine uno per bere deve correrle dietro con la bocca come un pirla. Poco fa, vado a prendere una coca e lui mi dice "with ciucciucciuc?", cazzo almeno uno sano l’ho trovato

Mi sono scordato un punto importante

agosto 22, 2008 14 commenti

L’anonimo che ha commentato il post precedente probabilmente non condivide l’idea che l’enologia italiana sta prendendo una brutta piega – a mio avviso basta aver bevuto negli ultimi vent’anni per capire che bisognerebbe intervenire un po’ rapidamente, ma tant’è…

Però, non ho detto una cosa importante che dovrebbe far capire, se non all’anonimo in questione, a qualcun altro che il problema è tutt’altro che ideologico. Qui si sta facendo una scelta malsana proprio a livello di bìsness.

Basta fare un giro nei negozi di vino qui negli USA e studiare il tipo di bottiglie che si trovano. Le fasce tipicamente coperte dai vini italiani sono quella che va da 8 a 20 dollari, in cui (tranne poche eccezioni) si trovano cose al massimo bevibili ma sicuramente senza grossi brividi emozionali; e quella dai 50-60 dollari in poi, dove si trovano cose di alte pretese, spesso ottime ma non necessariamente. Notate un buco? Bravi. Proprio la fascia 20-50, quella dove una persona di reddito medio-alto che è disposta a spendere un po’ di più andrebbe magari a pasturare.

Perché questo? Ma perché in quella fascia i vini italiani (specie quelli esportati ma, vi assicuro con disperazione, non solo) sono fatti con la formuletta e ormai si assomigliano tutti. E assomigliano tantissimo anche a vini cileni, argentini e quant’altro, con la differenza che questi riescono a stare sotto la soglia dei 20 dollari.

Capite il disastro? Ci stiamo mettendo in concorrenza diretta con delle realtà che ci distruggono qualitativamente nella fascia di prezzo bassa e ci demoliscono per convenienza nella fascia qualitativa media. Aggiungete a questo il fatto che stiamo demolendo un pezzo alla volta la fiducia del consumatore a botte di furberie (che si risanno SUBITO e con enorme risonanza) e ditemi se il problema è ideologico o non di strategia suicida dal punto di vista commerciale.

Prosit.

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Ma voi, me lo firmereste un appello?

agosto 22, 2008 11 commenti

Mi rivolgo principalmente a voi che bevete vino e che magari lo distinguete un po’. Avete notato come il vino italiano si sta ruffianeggiando? Come sta cercando di inseguire i vini coca-cola che piacciono tanto da questa parte dell’oceano grazie al battage di certe affidabili riviste? Come sia sempre più difficile trovare un sano vino onesto, un po’ scontroso, leggermente antipatico ma che sappia fare il suo dovere di reggersi un bel bisteccone al sangue senza addolcirti la bocca e riempirtela di "sentori di frutta rossa"? Sentori che poi si acquistano andando da un laboratorio specializzato e chiedendo il ceppo di lieviti selezionati che ti tira fuori la prugna e il ribes del pinot nero anche nell’aglianico? Come, se un vino ha pretese di pregio, nove volte su dieci sa di vaniglia perché il passaggio in barrique è ritenuto praticamente obbligatorio? Come sempre più spesso capiti di assaggiare un vino di tre o quattro anni e dirsi "Caspita, che freschezza: pare quasi fatto quest’anno…" e poi scoprire che in effetti è stato tagliato con l’ultima annata per risvegliarlo (le tecniche di vinificazione moderne e soprattutto la smania di vendere al più presto per realizzare fatturato non sposano bene con i lunghi invecchiamenti)? Come, soprattutto, le aziende produttrici si lascino tentare da scorciatoie che alla fine portano allo scandalo del Brunello di qualche mese fa?
Bene: come tutte le donchisciottate non risolverà nulla, però Sandro Sangiorgi (un gambero rossiano della prima ora che ha mollato il gambero rosso ormai vari lustri fa, al primo odore di sputtanamento) ha lanciato una disperata iniziativa in difesa dell’identità del vino italiano. Fatelo per fare un piacere a me: andate sul sito dell’iniziativa e firmate. E possibilmente fate girare. Salute a voi.

Aggiornamento: ovviamente

agosto 22, 2008 17 commenti

Ovviamente, a luglio non sono stato dal mio dentista.
Ovviamente, il mio dentista è a Roma.
Ovviamente, io ora sono a Boston.
Ovviamente, avendo il dentista di fiducia a Roma, non ho un’assicurazione che copra le spese odontoiatriche.
Ovviamente, stasera mi sono sentito in bocca come un sassolino.
Ovviamente, era l’otturazione di un molare.

Da uno a dieci, ovviamente sono fregato undici.

Quanto tempo è che non descrivo una cena?

agosto 22, 2008 6 commenti

Dunque, mi sa che è un po’ che non aggiorno i miei sempre meno lettori sulla situazione cucina. La novità più eclatante è che, grazie a una follia entusiasta di mia mamma la settimana che ci è venuta a trovare ed è rimasta tutta contenta della casa nuova, abbiamo un barbecue. Ma non uno qualsiasi, bensì quello che per gli USA è lecito considerare la Fiat Punto dei barbecue. Eccolo qua:

L’unica differenza è che il mio è nero. La forma a sputnik? Beh, pare che la fabbrica originariamente producesse boe. Poi, un giorno, uno che ci lavorava ha avuto quest’idea balzana, ha segato la cima di una boa, ci ha sistemato una griglia, messo le gambe e aperto qualche foro. Il resto è storia: per chi non può permettersi una cosa d’alto bordo, il grill Weber è un classico. Economico, efficiente, ben fatto, robusto e con una marea di accessori (sto concupendo lo spiedo motorizzato). Magari è pensato per cuocere all’americana (bassa temperatura e un sacco di fumo), ma con qualche accorgimento si può grigliare anche alla maniera nostra. Ovviamente, anche se (confesserò) prima di averlo non avevo praticamente mai usato un grill, è tutta l’estate che griglio almeno una volta a settimana. E stasera?

Stasera ho iniziato tardissimo, ma per fortuna ho fatto cose che richiedevano cottura relativamente breve. Cose varie, perché Pigrazia ha voluto l’agnello (che io non mangio). Ma procediamo.

Per prima cosa, ho preso dei broccoli siciliani (tre rami belli grossi), ho tagliato tutte le cimette e pelato e fatto a rondelle spesse i gambi, li ho cotti qualche minuto al vapore e poi li ho messi in un ciotolone con sale, olio, aglio e peperoncino fresco a rondelle. Sono rimasti a insaporire una quarantina di minuti. Poi mi sono dedicato al carré d’agnello per Pigrazia: era già "francesizzato", come dicono qui (significa che gli ossi delle costoline sono già ripuliti benissimo dai residui di carne), quindi si è trattato solo di fargli un motivo a rombi di tagli incrociati sul grasso, strofinarlo con sale e pepe, ungerlo appena e mettere un po’ di rosmarino sul grasso. Anche lui a insaporire. Quindi la mia costoletta di maiale: strofinata di sale e pepe e messa a marinare in olio, rosmarino e aglio.

A questo punto ho acceso il carbone. Che qui non si fa impazzendo come da noi stendendolo sulla griglia e inventandosi seimila trucchi per cercare di farlo prendere, nossignori. Qui si usa una cosa geniale che sarebbe opportuno importare da noi:

Se siete romani e avete QUALCHE anno, vi ricorderà un cestino dell’immondizia di quelli che si trovavano per strada, appesi ai pali. Invece è una cosa furbissima: sul fondo ha una griglia conica, che forma una concavità sotto. Si carica il carbone sopra, si mette carta nella concavità e si appoggia sulla griglia inferiore del barbecue (dove poi andrà la brace). Si dà fuoco alla carta dai fori rettangolari sotto e si va a farsi l’aperitivo. Venti minuti dopo la brace è rossa incazzata e pronta per l’uso, praticamente senza un cilecca. Si versa in posizione. Nel mio caso, ho fatto il mucchio di brace da una parte sola del grill.

Ora di mettere la roba: ho messo le carni dalla parte senza brace, con il grasso dell’agnello e l’osso del maiale rivolti verso la brace e le parti "delicate" verso il lato freddo. Ho caricato i broccoli in un’apposita padella d’acciaio forata (sembra un po’ quella delle caldarroste) e messo anche loro sul lato meno caldo. Dopo qualche minuto (e chi sa quanti erano?) ho girato la carne. Dopo qualche altro minuto, l’agnello era fatto e l’ho trasferito in un piatto, mentre il maiale è finito qualche secondo sul lato caldo a rosolare.

Il risultato: l’agnello era al rosa-rosso (Pigrazia è ferocemente carnivora, ricorderete) con l’esterno rosolato e il grasso praticamente sparito. Il maiale era ben cotto (che non è il caso di tenerlo indietro), con una bella tinta rosolata all’esterno. I broccoli sono usciti molto più divertenti di quanto non vi aspettereste da un broccolo. Un Rosso di Montalcino tenuta Caparzo ha contribuito a lubrificare adeguatamente la faringe, favorendo la discesa del tutto verso i grati stomaci in attesa. Direi che a poco a poco sto imparando.

Prima di scordarmela…

agosto 21, 2008 10 commenti

Stamattina, sotto la doccia mi sono lasciato andare a reminiscenze musicali e di vita vissuta. Stavo ricordando una canzone che mio padre cantava sempre nelle serate estive chitarrose degli anni ’70 che ricordo con forse anche troppo struggimento (immagino che la tenerezza del ricordo le esalti più di quanto non meritassero), il cui testo era stato composto da un insospettabile cantautore che fece poi un carrierone seguendo un’ispirazione ben diversa.

E invece, trovo che questo pezzo, scritto quando l’insospettabile era ancora agli ultimi anni di liceo classico, sia una delle cose migliori che abbia mai scritto. L’ispirazione nasce da aver sentito il fratello (anche lui cantautore ma assai meno famoso) eseguire assieme a mio padre "La guerra di Piero" di De Andrè e averla trovata troppo triste. Il giorno dopo, aveva partorito la versione che sto per riportare.

Prima del disastro, intendo, perché mi sono reso conto che la mia memoria già inizia a perdersene qualche pezzo. Quindi, consegnamola qui, sperando che il ventre molle del Web ne mantenga traccia. Signori:

La cacca di Piero
(XXX – De Andrè)

Cachi nascosto in un campo di grano
e per pulirti non hai che la mano
emerge il culo dall’ombra dei fossi
in mezzo a mille papaveri rossi

Volevi cacare in maniera decente
su cessi comodi e sterilizzati
ma sei finito a cacare per prati
sopra la merda di tanta altra gente

Fermati Piero, fermati adesso
che forse poco più avanti c’è un cesso
abbi pazienza, sopporta il dolore
caca più avanti e avrai salvo l’onore

Ma t’accorgesti che il tempo passava
sempre più forte la merda incalzava
per cui alla fine, con pena sincera,
dovesti abbassare calzoni e bandiera

E mentre cacavi rivolto alle stelle
lasciando sfogo alla merda ribelle
non t’accorgesti d’un uomo vicino
che stava cacando appoggiato ad un pino

Vattene Piero, vattene ora
che l’altrui merda, si sa, maleodora
vattene Piero, vattene in fretta
prima che l’aria qui attorno sia infetta

E per pulirti di già cogli un fiore
quando dell’altro ti arriva l’odore
ed intontito dall’aria nemica
ti strazi il culo con foglie d’ortica

E mentre gli usi questa premura
l’altro si volta, ti vede, ha paura
e senza un minimo di cortesia
ti caca addosso e se ne va via

Cadesti a terra senza un lamento
ma t’accorgesti in un solo momento
che era una merda davvero fatale
da andare dritti all’ospedale

Cadesti a terra senza un lamento
ma t’accorgesti in un solo momento
che era davvero un enorme peccato
che proprio in bocca ti avesse cacato

Ninetta mia, davvero un oltraggio
dell’altrui merda subire l’omaggio
d’ora in avanti è senz’altro promesso
non cacherò in altri posti che al cesso

Cachi nascosto in un campo di grano
e per pulirti non hai che la mano
emerge il culo dall’ombra dei fossi
in mezzo a mille papaveri rossi

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Bimbo viziato…

agosto 18, 2008 21 commenti

Che ho fatto per meritarmelo? Che scusa ho? Nessuna. Il fatto che questo week-end non si pagassero tasse sugli acquisti non giustifica. Bah…

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