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E la mia foto?

Io sono alla strenua ricerca di un gruppo con cui suonare e fare qualche serata nei dintorni e, come ho detto, ho un sacco di puntigli sul gruppo che mi piacerebbe. Se mi permetto questi puntigli è perché, per le necessità immediate di fare rumore, cazzeggiare e finire la serata davanti a una birra, ho una mia valvola di sfogo: i "Fin Dingus", uno spinoff del Coffee Club che è la reincarnazione della New Pathetic Elastic Orchestra dei tempi di Quelli della notte. (Perché Fin Dingus? Perché, prima di una prova, mandai in giro un link alla cartina per raggiungere la sala dove suoniamo. La pagina della cartina si chiamava findingus.html. Il nostro mandolinista/chitarrista/proprietario del basso ha detto che a leggerlo così ha un suono celtico ed era un nome perfetto. C’è chi ha detto che sembra il nome scientifico di qualche agente patogeno, ma ce lo siamo tenuto lo stesso.)

Il gruppo è composto da un batterista (Hervé), un cantante-pianista (Mike), un chitarrista che di solito non si schioda dalla chitarra (io), un chitarrista che inizialmente suonava soprattutto basso e mandolino (Ethan) e un chitarrista che ha deciso di buon grado di suonare solo il basso (Jesse), consentendo a Ethan di passare alla chitarra in pianta quasi stabile.

Presi separatamente, tutti sono dei discreti musicisti. Insieme… Ecco, questo è il problema. Non abbiamo ancora capito che genere metta tutti d’accordo! Capita spesso che Mike rimanga a guardarci un po’ basito mentre noi facciamo qualcosa degli AC/DC, come d’altronde Ethan non si trova necessariamente a suo agio quando Mike propone di seguirlo su qualcosa degli Steely Dan. Comunque, anche se non usciremo probabilmente mai dalla sala, la combinazione casino prima/birra poi è diventata un appuntamento irrinunciabile.

Fatta questa premessa, ci sono cinque o sei pezzi che ormai suoniamo da alcuni mesi e, nonostante tutti i nostri sforzi per evitare che questo succeda, vengono decorosamente dall’inizio alla fine. La cosa ha galvanizzato Mike, tanto che ultimamente sta portando amici a sentirci, contrariamente a quello che il buon senso suggerirebbe. L’ultima volta ha portato due tizi, uno dei quali erano almeno due mesi che voleva vedere Mike (pelato, rotondetto, allegra faccia infantile e rigorosamente pallido) mentre cantava "Play that funky music, white boy". Un inaspettato successo di pubblico e di critica: uno dei due ha fatto un filmino col cellulare e si è messo lo spezzone come suoneria, l’altro ha fatto istantanee a mitraglia con una macchinetta digitale.

Oggi arriva uno zip nella mia posta, era Michael che inoltrava un po’ di foto. Non si capisce bene il motivo, ma non ce n’è una che contenga più di due persone e, logicamente, alla fine qualcuno non ci è rientrato: Ethan, il quale fra l’altro esibiva una Gibson Les Paul nera che si è appena comprato di cui va fierissimo (e vorrei vedere). Il suo messaggio di risposta diceva pressappoco: "Ma la mia foto mentre suono la chitarra nuova a torso nudo, dov’è finita?" Risposta di Mike: "Probabilmente non pensava che fossimo noi, deve sicuramente averti scambiato per Peter Frampton". Non ho avuto cuore di rimarcare che è più facile scambiarlo con Art Garfunkel…

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  1. ottobre 23, 2006 alle 10:04

    OT: Quelli della notte è in replica su Rai Sat, meraviglia delle meraviglie

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