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La pagina del cinema

A grande richiesta, abbiamo deciso di inaugurare la pagina del cinema. Un appuntamento imperdibile che, essendo gli aggiornamenti al blog già scarsi e irregolari, potete scommetterci che non troverete più. E il nostro film è nientepopodimeno che il fenomeno cinematografico dell’anno: Borat – sottotitolo locale: cultural learnings of America for the benefit of glorious nation of Kazakistan.

Siamo andati a vederlo con Bostoniana una poco ispirata domenica pomeriggio, sperando che ci tirasse un po’ su. Verdetto? Bah… Ma andiamo con ordine.

La trama: il più famoso anchor man della TV kazaka viene spedito negli USA per fare un reportage su come si vive nella nazione più avanzata del mondo. Arrivato a New York assieme al produttore del programma (un grassone peloso quasi oltre il reale), trascorre qui alcuni giorni fra interviste e tentativi di sperimentare in prima persona fatti e abitudini americani. Una notte, la TV trasmette repliche di Baywatch. Vedere Pamela Anderson e innamorarsene è un tutt’uno. Da qui, il film diventa un road movie, con lui che convince il produttore ad andare verso la California perché l’America non è solo New York, la città del domani è Los Angeles eccetera eccetera. Mi fermo qui con la trama, casomai lo vogliate andare a vedere.

Cosa rende speciale il film: a quanto dichiarano, non c’è nulla di preparato. L’attore principale, Sacha Baron Cohen – qui noto per il programma "Da Ali G Show" – gira e cerca di interagire con persone che, se va bene, sanno che è un giornalista kazako. Se va male, pensano che sia un pazzo e lo mandano a quel paese (il newyorkese medio non è noto per la sua pazienza). Il tutto è condito da battute sulla minoranza biologica della donna, antisemitismo, antizingarismo e apprezzamenti per le cose americane che imbarazzano di più gli americani (memorabile la frase "We support your war of terror").

Cosa è piaciuto qui: è evidente che il film è pensato per gli americani. Da una parte, la satira è rivolta verso certe idiosincrasie degli USA post 11 settembre e non solo che una buona metà degli statunitensi non sopporta e gradisce vedere messe alla berlina: certezza di essere la nazione più tutto del pianeta, paranoia verso lo straniero, ragionamenti per stereotipi, misoginia, razzismo che cova, coatteria. Dall’altra, è carico di topoi umoristici che solleticano le corde di quelli privi della sottigliezza necessaria ad apprezzare quanto sopra: culi all’aria, un uomo nudo grasso e peloso a cui non si vede neanche il pisello tanto la pancia deborda, cacca e, soprattutto, le battute indelicate su ebrei, zingari, donne, stranieri e handicappati che a tanti piacerebbe fare ma non fanno per una questione di political correctness.

E a noi piace? Boh! Ho trovato l’attore bravissimo, dotato di una grande carica espressiva, sicuramente intelligente (diceva Petrolini: per fare gli scemi così bisogna essere parecchio intelligenti). Però, sarò sincero: Bostoniana e io non torneremmo a vederlo e, anche se sicuramente diventerà un cult, non riusciremo a capire perché. Mi sa che questa è l’ennesima dimostrazione che continuiamo a sentirci più osservatori che residenti di questo posto strano dove siamo finiti.

  1. novembre 24, 2006 alle 13:17

    vabbè ma lo hai poi provato il polletto o no?

  2. novembre 24, 2006 alle 14:10

    uh, no, ma era una richiesta a futura memoria! Per questi giorni abbiamo delle cose da smaltire dal frigo e non abbiamo pollo. Tanto qui si cucina anche quando non è festa, eh?

  3. novembre 24, 2006 alle 14:58

    chi te sente! qui pure!
    che ce sta nel frigidaire?
    (LOL!mia mamma lo chiama così!)

  4. novembre 27, 2006 alle 17:47

    Desidero lasciare un bacio e un saluto particolare alla signora Bostoniana che si è affacciata tra le pagine del mio blog commentando con l’account del marito in quel momento dormiente.
    Mi è parso un gesto sovversivo di grande coraggio che mi porta a stimarla oltremodo.

    Ecco, già che ci sono, chiederei anche un aggiornamento sullo stato interessante in cui Ella si trova.

    Baci carissimi anche al signor Bostoniano.

    la profe

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