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Viaggio allucinante

Prologo

È il 22 dicembre, ore 15.00 a Boston. The Bostonians’ Household al completo sale su un taxi con al seguito una quantità non precisata di valigie cariche soprattutto di regali. Per motivi difficili da spiegare, Bostoniana ha un biglietto British Airways per Roma via Londra. Bostoniano la seguirà 2 ore dopo con un volo KLM via Amsterdam. I due decidono di comune accordo che, essendo Heathrow un noto casino, Bostoniano porterà solo i regali di Natale e Bostoniana i vestiti di entrambi. Bostoniano si reca al check-in, ne esce dopo 5 minuti (miracoli del volo a 4 ore di distanza) e raggiunge Bostoniana nella sua fila. Bostoniana gli chiede una penna per scrivere l’indirizzo sulle valigie. Bostoniano apre il bagaglio a mano, cianfrica, ne estrae una penna e la porge a Bostoniana, lasciando la valigetta aperta per praticità. Pochi secondi dopo, la fila si muove. Bostoniano raddrizza la valigetta (aperta) da cui, pronto e ubbidiente, il laptop carico di lavoro e programmi imprescindibili si precipita per terra, rendendosi a tutt’oggi inservibile. Sarà la prima di una lunga serie.

Capitolo 1

È il turno di Bostoniana in fila. Siccome ha fatto il check-in on line la sera prima, Bostoniano è convinto che sarà una cosa rapida. Vede invece l’espressione di Bostoniana farsi d’improvviso terrea, mentre lo steward di British Airways ha la classica aria colpevole di chi ti nega qualcosa a cui sa che avresti diritto e che se t’incazzi hai pure ragione te. Bostoniana torna con aria allucinata:
– Ma tu hai capito?
– Capito che? Che voleva quel deficiente?
– No, ma lui niente, poverino. È che a Londra c’è un casino per la nebbia, stanno annullando un sacco di voli, perciò mi ha detto che loro non possono imbarcarmi il bagaglio fino a Roma. A Londra devo ritirare il bagaglio e reimbarcarlo e chissà quanto tempo mi toccherà aspettare!
(Gioverà ricordare al lettore che Bostoniana è incinta di 6 mesi)
– Uhm… Che palle. Vabbè, senti: per prima cosa, massima serenità e massima comodità, tanto se non puoi fare niente per cambiare la situazione è inutile che tu te la prenda. Non stare a guardare alla lira: mangia comoda, se ti serve prendi una stanza, viaggia in taxi, paga un facchino, basta solo che stai tranquilla. E comunque, guarda il lato positivo…
(Sguardo sbalordito)
– Quale???
– Se prelevi le valige e le rispedisci tu, non possono perdertele nel casino di Heathrow

Capitolo 2

Il volo di Bostoniana imbarca. Bostoniano è tetro: in realtà è preoccupatissimo per come saranno le cose per lei a Londra, in più ha cercato di accendere il laptop, trovandosi la sorpresa di uno schermo insistentemente nero. Acquista svogliatamente un libro da leggere in aereo (che non leggerà), pensa varie volte se gli vada una birra (decide di no), cerca una presa per vedere se magari il laptop ha problemi di batteria (non funziona uguale), riorganizza i propri averi. E scopre che la sciarpa è scappata dal cappotto ed è finita chissà dove. Non "una" sciarpa, beninteso (la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo), ma una sciarpa Burberry’s in cachemire, regalo di amicizie facoltose ormai dimenticate e che costa quanto un rene al mercato nero. Naturalmente, la ricerca della sciarpa è totalmente infruttuosa. Bostoniano manda un SMS a Bostoniana che vorrebbe essere tranquillizzante, in cui annuncia che lo sfigato del viaggio è chiaramente lui, quindi di non preoccuparsi che a Londra andrà tutto liscio.

Capitolo 3

Bostoniana arriva a Londra. Tre quarti d’ora per recuperare i bagagli, mezz’ora per cambiare di terminal e ripassare il controllo passaporti. Alle 7.35 arriva al check-in del suo volo (in partenza alle 7.30). Il volo parte ma non la imbarcano. Le dicono di rivolgersi a un certo banco, dal quale la rimpallano a un altro e così via finché capita davanti a una britannica matrona. Spiega la situazione. La britannica matrona le annuncia che l’aeroporto è al delirio, che hanno allestito dei tendoni in cui la gente bivacca da due giorni (a Londra non c’è più una stanza libera a causa del casino). Bostoniana dovrebbe procurarsi un numero, andare nel tendone ad attendere che chiamino il numero (oggi, domani, chissà) e recarsi a discutere il suo caso per poi essere messa sul primo volo disponibile (oggi, domani, chissà). Improvvisamente, i geni partenopei di Bostoniana hanno la meglio: piangendo lacrime disperate, protesta di essere incinta di sei mesi e mezzo (ma sì, abbondiamo…), di essere già distrutta per il viaggio fino a Londra e il trascinamento valige per tutto l’aeroporto, di non sapere più come fare eccetera eccetera. Con flemma tutta british, la britannica matrona osserva il coup de theatre. Si assicura che i singulti siano cessati. Quindi afferra il telefono e dice
– Vedo che cosa posso fare
Parla nell’oggetto telematico per una manciata di minuti, mentre Bostoniana ricorda che a lei va benissimo un volo a qualunque ora e a qualunque costo per qualunque destinazione in Italia eccetera eccetera. Assentisce più volte all’indirizzo dell’interlocutore telefonico, quindi chiude la comunicazione, smanetta con il computer e annuncia:
– Ho due posti sul volo delle dieci e mezza, che faccio, prenoto?
– Ma… dieci e mezza di oggi?
– Sì
– Cioè, fra due ore?
– Sì
– Ma… Volo su Roma?
– Sì. Che devo fare, glielo prenoto?
Le risposte che attraversano la testa di Bostoniana non sono riferibili. Quello che le esce dalla bocca è un più banale
– Certamente, grazie!

Capitolo 4

Bostoniano è a Roma. Il suo aereo è arrivato in perfetto orario, le valigie escono in un tempo ragionevole, il suo cellulare annuncia di avere credito sufficiente alle complicate operazioni di coordinamento passaggi necessarie da qui in poi. Inizia a fare e disfare già mentre attende i bagagli, quindi esce nel terminal e scopre sugli schermi che Bostoniana non arriverà prima di due ore e dispari. Disdice passaggi, contatta macchine a noleggio, ne prenota una di lì a due ore e mezzo e si pone in attesa. Dopo due ore gli squilla il cellulare una prima volta, è Bostoniana che annuncia di essere finalmente su suolo italiano. Circa mezz’ora dopo, Bostoniana avvisa di stare perdendo le speranze di ricevere i propri bagagli. Dopo altri quaranta minuti, Bostoniana esce finalmente nel Terminal senza valige. Sono passate 22 ore dalla partenza

Epilogo

Dopo 3 giorni, una valigia di Bostoniana viene recapitata a Roma a casa di mamma Bostoniano (i Bostoniani stanno a questo punto a Napoli a casa di lei). Per qualche insondabile mistero, l’altra viene recapitata a Napoli il giorno dopo. A dieci giorni di distanza, il laptop di Bostoniano ancora langue dal dottore, che è per ora riuscito a recuperare i dati ma non gli imprescindibili programmi. Ma ormai è fatta: le feste in famiglia sono state ricche di affetti, di alcol e di principi nutritivi in quantità eccessiva. Nulla di ciò che il viaggio è stato sembra quindi potersi frapporre fra i Bostoniani e un’ottima fine/principio d’anno. Che auguro anche a te, paziente lettore che ti sei sciroppato quanto sopra!

  1. gennaio 1, 2007 alle 19:33

    Poveri bostoniani, che fatica! Tanti auguri di buone feste, pronta guarigione del laptop, un bacio sul pancione a bostoniana e di conseguenza uno in fronte al minuscolo Davide.

  2. gennaio 3, 2007 alle 13:17

    nulla si può davanti ad una affascinante ed afflitta puerpera…….
    forza e coraggio, l’abbiamo sfangata pure ‘sto giro! al prossimo, caffè da me!

  3. gennaio 3, 2007 alle 14:49

    Almeno adesso è tutto finito… Che odissea, ben tornati a casa e “buon” anno.

  4. wha
    gennaio 3, 2007 alle 15:03

    mi piacciono molto i tuoi post.

  5. gennaio 4, 2007 alle 12:13

    wha: grazie, meno male. Io a volte ho forti dubbi…
    stelle, pillow, vipera: grazie della solidarietà e degli auguri.
    pillow: attenta a offrire caffè, ricordati che sono di Roma e potrei anche accettare!

  6. gennaio 4, 2007 alle 13:10

    TI ASPETTO!

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