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Bastogne

Tema: oggi recensisco Bastogne.

"Ben svegliato!", direte voi. "Sono una decina d’anni che è uscito ‘sto libro…"

E avreste ragione. Se io parlassi del libro e non di una notevole sega mentale (oh, quanto possono avvicinarsi all’arte) uscita fresca fresca per i tipi di Baldini, Castoldi e Dalai. Uno degli autori è sempre lui, Enrico Brizzi. L’altro è un amico che ha rimediato non so dove, tale Maurizio Manfredi, che nella vita lavora in una raffineria ma che da qualche anno fa fumetti per diletto. A differenza di tanti imbrattacarte da camera da letto, però, Maurizio pubblica.

E dev’essere successo più o meno questo. Un giorno, il Brizzi conosce il Manfredi, di cui ha visto alcuni lavori. O magari conosce già Manfredi e ne vede i lavori. Non importa. Gli dice: riempiamo una falla. Il vuoto rimasto quando una certa vena si è prosciugata a metà anni 80, per poi seccarsi senza speranza grazie ad alcune morti eccellenti. Prendiamo Bastogne e ne facciamo un fumetto nella vena dei fumettari alternativi del ’77, quelli usciti da Cannibale, Frigidaire e Frizzer. Anzi, invece che dire che è un fumetto lo chiamiamo Graphic Novel, che fa tanto Marvel, così magari attiriamo anche qualche fumettaro di recente acquisizione e non solo  i matusa nostalgici.

Ingredienti: Brizzi ci ha messo il soggetto e i personaggi del Bastogne versione libro, adattandoli appositamente per il medium fumetto. Dal canto suo, Manfredi ha infilato come pezzo forte l’Andrea Pazienza di "Le straordinarie avventure di Penthotal", rinforzato da un altro po’ di Pazienza (Zanardi, Pompeo) e insaporito da accenni quasi impercettibili di Tamburini/Liberatore (Ranxerox) e Filippo Scozzari (varie ed eventuali). 

Difficile dire chi, dei due autori, abbia diretto le danze da un punto di vista stilistico: di sicuro, la replica quasi certosina di certi stilemi e idiosincrasie trasuda una conoscenza e un amore incredibili per la fumettistica e, più in generale, per la cultura pop/alternativa di quel periodo. Il risultato è sconcertante. È così plausibilmente vicino  a un’opera che avrebbe potuto realizzare Pazienza nel 1980 da provocare contemporaneamente gioia e dolore a chi, come me, alla morte del grande Andrea si è sentito come se avesse perso un pezzo di se stesso. Eppure…

Eppure mi porto appresso dei dubbi. Punto primo: Zanardi e gli altri eroi cattivi di Pazienza erano dei bei fetentoni, che non si fermavano davanti a nulla per il proprio vantaggio, neanche davanti al dolore altrui. Gli eroi di Brizzi vanno oltre, troppo per starmi simpatici: il loro vantaggio è il dolore altrui. Dove Pazienza costruisce personaggi confusi e anarcoidi, soddisfatti di ciò che ottengono dalla vita senza troppo interrogarsi sui perché, Brizzi infila dei lettori di Celine e Nietsche, imbevuti di una certa ideologia di destra, persi nella narcisistica contemplazione di se stessi e delle proprie azioni, in un trip di puro individualismo superomistico. Non hanno e non possono avere un lato con cui io riesca a relazionarmi. E questo valeva per il libro come vale per il fumetto, dove anzi certi spigoli sono forse arrotondati.

Punto secondo: le illustrazioni sono un piacere. Ritrovare certe tecniche, certe espressioni dei personaggi, certe posture, certe proporzioni, giocare al gioco del "becca la citazione" ecc ecc ecc è tutto bellissimo, un concentrato, un’orgia di tutto quello che avremmo voluto. Una "pizza with everything", come dicono qui, con la differenza che non stomaca quanto quella, anzi esalta, piace, cattura. Ma la domanda che sorge spontanea: e adesso? Che fara Manfredi, da grande? L’omaggio a Pazienza passa una volta, ma tu chi sei davvero? Hai solo mezzi tecnici incredibili o hai uno stile tuo? Com’è? Insomma, date le premesse, spero che non si sia bruciato. Perché la mano c’è, ah, cavolo se c’è.

Conclusione? Pura confusione, signori! Non saprei proprio che dirvi. Però, nel dubbio: buttate al pizzo euri ventidue, compratevelo tutti e leggetevelo. Nonostante tutti i miei dubbi e le mie perplessità, magari ne uscissero dieci all’anno, di esperimenti del genere! 

Categorie:Uncategorized Tag:,
  1. gennaio 13, 2007 alle 21:53

    Mah, l’ho sfogliato l’altro giorno in libreria. Premetto che a) Pazienza è il mio fumettaro preferito e b) Bastogne m’aveva fatto cagare ma cagare così tanto che lo avevo letto tutto solo per poter odiare brizzi ancora meglio. L’avevo trovato un pasticciaccio mal scritto (Brizzi secondo me NON SA scrivere) con personaggi odiosi, uno zanardi in minore fastidiosissimo, un’estetica alla tarantino tristissima e – in mezzo, cagati lì – dei momenti di puro delirio peterpanesco in cui il narratore rimembra le merende coi tarallucci a casa della nonna.
    Dicevo, l’ho sfogliato e l’ho rimesso lì, risparmio i venti euri e mi ci compro pazienza, quello vero.

  2. gennaio 14, 2007 alle 13:41

    Che dirti, Vipera? Sulla sostanza del libro, sono d’accordo con te. Le immagini però hanno toccato corde sensibili… Beh, quanto i Marillion possono stuzzicare un amante dei Genesis dei bei tempi che furono, o quanto i Gang si sono per un periodo presi amorevole cura degli orfani dei Clash. Lo so, che l’originale è tutta un’altra cosa. Lo so, che il trucchetto può funzionare una sola volta. Ma, considerando anche che di Pazienza non può più purtroppo uscire niente di nuovo, anzi, siamo al riciclaggio bieco e sciacallo ormai da quasi vent’anni, tanto vale spendere i venti euri su questo. O farselo prestare!

  3. gennaio 15, 2007 alle 10:32

    ho trovato i tappetini a 4 euri.
    la mia vita è completa, per il momento 😐

  4. gennaio 15, 2007 alle 17:27

    Lo so che di Pazienza non può più uscire niente di nuovo. Purtroppo a me manca quasi tutto il vecchio, per cui ho da recuperare.
    Anzi, se hai qualche consiglio sarò lieta di implementare la mia pazienzateca sotto la tua guida. Per ora ho il cofanetto baldini e castoldi con pompeo, una raccolta di zanardi e una di vignette, nonchè un’antologia con penthotal, altro zanardi, pertini. In libreria leggo a sbafo le riedizioni di frigidaire, che hanno prezzi assurdi e quindi non comprerò mai.

  5. gennaio 15, 2007 alle 17:50

    Vipera, a naso hai tutto quello che si deve avere (ed è anche molto più di quello che ho io). Altre cose va benissimo scroccarle in biblioteca.

  6. gennaio 18, 2007 alle 16:19

    Allora scroccherò. E se passi da torino ti lascio consultare i preziosi volumi, a patto che li sfogli coi guanti (lol).

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