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La prima legge dell’informatica

Ricorderete forse il laptop caduto dal bagaglio a mano all’inizio del travagliato viaggio di ritorno in Italia per le vacanze di Natale. Beh, sapevo che era probabilmente una fesseria. Infatti, portato dal geniaccio che fa supporto tènnico al nostro reparto, è bastato aprirlo, sistemare due schede (a sapere quali…) che si erano staccate leggermente dalla sede e lui è ripartito, più gagliardo e tosto che mai.

Ieri mi serviva. Provo ad accenderlo, ed esso rimane muto e imbesuito, lo schermo insistentemente nero. "Ah, beh", mi dico. "Se il tènnico si è limitato a fare apri e chiudi, potrò senz’altro farlo anch’io!" Due minuti dopo riavvitavo tutto, vinto dalla manifesta inapribilità dell’infernale aggeggio. Ovviamente, domani io vorrei lavorare da casa.

Oggi me lo porto in ufficio. Aspetto il tènnico, il quale oggi è arrivato in ritardo di 4 ore per imprescindibili motivi di famiglia. No, non sfotto: è ligissimo e disponibilissimo. Riporto il fatto solo come ulteriore pezzo di sfiga che si aggiunge al monte. Quando finalmente mi concede udienza, mi dice che ha due minuti d’orologio, oppure domani (che non si poteva).

Proviamo a metterlo sul suo tavolo, mentre io gli dico che probabilmente stavolta ci vuole un esperto di hardware. Avevo trascurato la prima legge dell’informatica:

Anche se il problema del tuo computer è una stupidaggine
 esso rifiuterà di risolversi
finché non sarai davanti a un tecnico.
A quel punto, andrà a posto da solo,
facendoti fare la figura del pirla.

Non fallisce mai. Attacchiamo la presa, preme il pulsante start. Prova a premere il tasto per l’avvio di amministrazione, ma il computer non aveva bisogno di soluzioni così drastiche: stava già caricando Windows, cosa che con me si rifiutava ostinatamente di fare. Ora dico: secondo voi, devo pensare che in fondo mi serve, tenerlo come sorvegliato speciale, sperare che non combini cavolate e magari creare un’immagine del disco rigido su CD, o levarmi lo sfizio di fargli pagare cara la sua bastardaggine gettandolo nel Charles ghiacciato con una pietra al collo?

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  1. Po
    febbraio 9, 2007 alle 04:22

    Gettalo nel Charlie!!!! poi respira tre volte, e comprati un Mac. e se proprio sei obbligato a Windows, comprati un macbookpro, ti partizioni in disco e ci fai girare quello che serve. e ti godo lo spettacolo assurdo di vedere Win più stabile su Mac che su un pc (verifica per me quotidiana, sto quasi pensando che access sia meno merdoso di quanto credessi… ) ;D
    un saluto a tutti e tre!

  2. febbraio 9, 2007 alle 07:56

    La prossima volta esci, ti travesti da tecnico, rientri, ti siedi al computer con aria di sufficienza e… tutto andrà a posto. Ma travestiti bene i computer riconoscono i tecnici!

  3. febbraio 9, 2007 alle 08:27

    la seconda che hai detto.

  4. febbraio 9, 2007 alle 13:19

    Po, l’idea di un macbookpro mi ha un po’ più che sfiorato, fino a che 1) non mi sono reso conto quanto costa un passeggino serio, 2) l’alzavetro sinistro della mia macchina undicenne non si è rifiutato di alzarsi al casello della Mass Pike, costringendomi a fare 20 miglia a vetro abbassato con meno 10. Nonché c’è una piccola crepa nel parabrezza. Sono l’unico trasferito negli USA che fa soldi normali, io!

  5. febbraio 16, 2007 alle 06:20

    compra un mac
    funziona anche sott’acqua
    non si rompe mai
    tutte le appilcazioni di winzozz vanno meglio

    e poi se lo devi aprire si fa aprire anche con una moneta da 5 cent…
    non servono cacciaviti speciali che hanno solo i fottutissimi tennici

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