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Astici

Premessa: questo post, in qualche modo provocato da pois, va evitato accuratamente se l’idea della fine che fanno le aragoste vi riempie di orrore (e posso anche capirvi).

Il New England, e in particolare il Maine, è terra di lobster. Noi lo traduciamo con "aragosta", ma di fatto sono astici. Lo si capisce dalla molta minor quantità di carne nella coda, ma dalla presenza di due chele enormi, di cui l’aragosta propriamente detta è priva. Gli esperti sostengono anche che l’aragosta è molto più buona, di sicuro costa un buon terzo di più.

Quando dico che queste parti sono "terra di lobster" non arrivo ancora a dare un’idea di quanti ce ne siano. Ho letto da qualche parte che, un paio di secoli fa, li buttavano sui campi per concimarli e li davano come quasi unico cibo ai carcerati, che giustamente protestavano (una dieta monotematica è sempre una dieta monotematica). Ora non siamo più a certi eccessi, ma comunque, in un ristorante di Boston è possibile mangiare un astice di una mezza chilata per una trentina di dollari. Parliamo di Boston, ossia di un posto dove comunque gli astici arrivano da fuori e dove tutto costa di più quasi per dovere.

Ma il vero piacere, l’esperienza che secondo me sublima lo snobismo ai massimi livelli, è fermarsi in un lobster place in Maine. Il lobster place può essere a lato della strada, in mezzo a un prato, oppure sul mare, dalle parti del porto (le acque del Maine sono punteggiate di migliaia di boe a perdita d’occhio, ogni boa sono due o tre nasse). Il lobster place ha l’aspetto essenziale e un po’ sfigato di una tavola calda, mobili suppergiù, tovaglioli di carta, luci al neon. La prima cosa che vedi è un bancone, dove centinaia di astici attendono la loro sorte. Scegli quello che ti piace di più, cercando di sedare la voce della colpa, e il tipo dietro il banco lo acchiappa, lo mette in una rete e ti chiede se ci vuoi assieme del granturco o delle vongole. In caso positivo, finisce tutto dentro la rete. Con aria ipocrita, cerchi di evitare di vedere dove finisce la rete – di solito in un grosso autoclave per cottura a vapore o in un’enorme caldaia riempita di acqua di mare bollente. Ordini varie ed eventuali (patate fritte, insalata, cose da bere, pane), lasci di media 15 dollari per un pasto completo se prendi un astice da mezzo chilo e, nei posti più eleganti, un dollaro di cauzione per lo schiaccianoci. Ti danno un numero e te ne vai ad aspettare.

Quando, dopo un quarto d’ora circa, il tuo astice è pronto, chiamano il tuo numero all’altoparlante. Ti viene dato un vassoio di plastica sul quale è accomodato il tuo astice, un vasettino di burro fuso, un limone e quant’altro tu abbia ordinato. Ti cerchi un posto, di solito a qualche tavolaccio di legno con panca (all’aperto se la stagione lo consente) e ti metti a mangiare all’ignorante con le mani, come se stessi mangiando un pollo fuori da una rosticceria nelle campagne del casertano. Pensi a quanto dev’essere costato l’astice quella volta, al ristorante strafico dove non hai pagato te. Pensi che forse te lo stai godendo infinitamente più adesso di allora. E pensi una volta di più a quanto siano sceme certe normative che ti stanno imponendo di accompagnare una simile meraviglia con l’acqua, al più con una birra chiara.

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  1. aprile 16, 2007 alle 11:42

    io mi accontento dei gamberetti… 😛

  2. aprile 16, 2007 alle 14:23

    L’invidia mi sta uccidendo.

  3. aprile 16, 2007 alle 14:37

    Fiodor, non è tutt’astice neanche qua. Ti assicuro che la mia (over)dose di ristoranti Tex-Mex me la devo sparare…
    simoncina, e non lo so. Se paghi la stessa cifra per l’astice e per dei gamberetti decongelati, impanati con tre volte il loro volume di pastella cementosa e fritti in olio vecchio di tre settimane, magari non ti accontenti più dei gamberetti

  4. utente anonimo
    aprile 16, 2007 alle 17:02

    Splendido racconto, mi hai fatto venire voglia di venire lì a farne una scorpacciata. Essendo del casertano mi sa che mi limiterò al pollo allo spiedo.

    P.S.: non ho capito il fatto dell’acqua e delle normative.

  5. aprile 16, 2007 alle 17:14

    Anonimo: la legislazione in materia di alcolici è talmente ottusamente rigida che di solito la piccola ristorazione tipo tavole calde evita di chiedere la licenza, a maggior ragione se hanno tavoli all’aperto. Quindi, niente vino bianco stratosferico da sorseggiarti col tuo astice

  6. aprile 16, 2007 alle 18:41

    Insomma te li tirano dietro come una volta da noi le telline?

  7. aprile 16, 2007 alle 19:59

    di fronte a questa tua descrizione è impossibile zittire l’acquolina. d.f. wallace proseguiva cercando di immedesimarsi nell’aragosta-astice chiusa nel pentolone di acqua bollente o vapore, si domandava se soffrisse e le ammaccature sulla pentola parevano dargli conferma di quale estremo patimento e terrore debba subire questa povera bestia. A fine lettura ti si chiude davvero lo stomaco, giuri che quell’animale mai più in vita tua. Il fatto che qui costi così tanto devo ammettere che è un ottimo disincentivo.

  8. utente anonimo
    aprile 16, 2007 alle 21:01

    beh, pois, bostoniano apprezza gli astici fino a quando non si ricorda di Bob…

    http://woodstogoods.com/ecommerce/popup_image.php?pID=31&osCsid=cfd98c35a389395af75f4654f600d95d

  9. aprile 16, 2007 alle 22:09

    No, davvero, leggi Wallace. (vabbe’ che io sono vegetariana e non conto)

  10. aprile 16, 2007 alle 22:42

    Vipera-Pois, leggerò Wallace se ne ho la possibilità, ma che vi devo dire? Sono al corrente di questa e altre pratiche barbare nei dettagli, me ne orripilo come quasi tutte le persone normali, ma poi continuo a mangiare astice quando (di rado) mi capita. Forse mi suscita più pena l’idea del pollo tenuto in una gabbia che lo contiene appena e costretto a mangiare la sua merda riciclata, come succede negli allevamenti intensivi, di un astice che, fino a poche ore di fare una fine del cavolo ma che immagino rapida (c’è chi sostiene anche indolore, ma questa è più dura da dimostrare), faceva la sua vita libero e tranquillo. Anche perché il pollo più scemo è di gran lunga più senziente dell’astice più intelligente, dato che il primo ha un cervello e il secondo, di fatto, no.

  11. aprile 16, 2007 alle 22:54

    Bah, in effetti…il meglio è non mangiarne proprio, no? (ok, mi taccio) (comunque leggi wallace in ogni caso, considera l’aragosta è un libro splendido e non parla solo di aragoste, giuro)

  12. aprile 16, 2007 alle 23:11

    OK, il locale Borders sembra averlo (naturalmente, i bastardi hanno la versione rilegata da 25 dollari, non il paperback da 18). Spero di poterci fare un giro a breve

  13. aprile 17, 2007 alle 20:30

    Vedi Bostoniano, gli amerregani saranno anche bravi a fare bisness ma vuoi mettere lo stile dei francesi e degli italiani che lo stesso prodotto te lo servono in ristoranti raffinati con servizievoli camerieri e piatti di porcellana?

  14. aprile 17, 2007 alle 20:48

    Gattomammone, ma c’è anche quello, fin troppo!

  15. aprile 23, 2007 alle 07:36

    quello che mi fa rabbia è l’assenza del vino…
    anche io ho mangiato astice così a buon prezzo e su di un tavolaccio di legno con sullo sfondo il fiume san lorenzo, a Montreal …solo che da furbi portammo alcune bottiglie di vino bianco

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