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Mi date una mano?

La settimana prossima ho una presentazione per lo pseudomaster in business che ho avuto la malaugurata idea di aggiungere alle non poche cose che ho da fare. Con i miei compagni di gruppo, dobbiamo presentare una nuova tecnologia (o un nuovo uso per una tecnologia relativamente recente) e farci su una proposta d’affari.

La tecnologia che abbiamo scelto è la marchiatura RFID (un microchip che contiene un codice univoco) e, prendendo spunto anche da un pazzo che se ne è fatti impiantare uno per mano e li usa per aprire porte, accendere auto e moto, accedere ai vari computer di cui è amministratore eccetera, parleremo proprio dell’impianto volontario di simili chip negli esseri umani per uso personale, per usarli in sostituzione di carte di credito, chiavi e altre varie ed eventuali (tipo i braccialetti con incise le informazioni sanitarie del portatore). Vantaggi presunti per l’utente: sicurezza (o ti staccano una mano o, in teoria, il furto di identità diventa difficile), praticità (non devi più girare con pacchi di carte, portafogli, documenti, mazzi di chiavi). Vantaggi presunti per le aziende: oltre ai normali vantaggi delle carte di credito (i clienti spendono e spandono con meno riserve e puoi tenere traccia degli acquisti che fanno per biechi scopi di marketting), maggiore efficienza e, sempre in teoria, sicurezza, oltre naturalmente a una linea di business completamente nuova, legata alla produzione, installazione, impianto, gestione delle infrastrutture ecc ecc.

Io personalmente devo presentare un’analisi dei rischi che una simile tecnologia pone, ed è qui che potreste entrare in gioco voi. Ma attenzione: se vi sto chiamando in causa è segno che non voglio le banalità a cui posso arrivare anche io col mio modesto cervellino. Non mi portate ad esempio apocalittici scenari da 1984, quelli sono la prima cosa che viene in mente persino a me. Portatemi piuttosto cose tipo "il falso senso di fiducia dato dal ritenere il sistema a prova di contraffazione può portare utenti e aziende ad abbassare troppo la guardia" o "il costo di un chip che sia biocompatibile e allo stesso tempo durevole e a manutenzione zero rende l’applicazione su larga scala praticamente impossibile". Insomma, vorrei cose pratiche e puntuali, non vaghi quadri orrifici. Ve la sentite? Vi ringrazio in anticipo.

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  1. aprile 18, 2007 alle 09:01

    aehm..vorrei aiutarti, ma per il mio livello di comrpensione di queste cose…ammetto che mi sono fermata alla parola “mano”.——–

  2. aprile 18, 2007 alle 10:22

    ciao. nn so se a livello di progetto questo possa essere considerato un rischio, però, nel marketing/comunicazione, vedo di non semplice realizzazione il convincimento delle persone a farsi impiantare ineluttabilmente un chip che li renderebbe sempre e comunque ‘visibili’ e rintracciabili. i ‘kattivi’ li beccano sempre xè usano le carte di credito, ad esempio, ma pensiamo anche a mogli/mariti/parenti/amici che, in qualche modo, potrebbero controllarti mentre ti fai bellamente gli affari tuoi… (lo so che la tecnologia eviterebbe l’accesso facilitato a queste info, ma a livello di immaginario collettivo… altro che orwell :P).
    Idea interessante, cmq… bye

  3. utente anonimo
    aprile 18, 2007 alle 11:18

    Oltre al fatto di essere rintracciabili ovunque c’e’ anche un fattore medico da poter considerare. Quante persone sarebbero felici di avere un micro-chip sottopelle? Io non ne sarei entusiasta. Per quanto poco invasivo e bio-compatibile, in caso di malfunzionamento, che effetto puo’ avere sull’organismo? E se il corpo lo rigetta? La gente e’ sempre piu’ preoccupata per la sua salute, specialmente con tutte queste nuove tecnologie, e se un pacemaker e’ visto come necessario non credo sia lo stesso per un micro-chip da usare come carta di credito. Nonostante il pensiero contorto, spero di aver trasmesso la mia idea:)
    Tecnologia e medicina non sono il mio forte e magari ho detto una cavolata pero’ potrebbe essere una buona idea di riserva:D

    Esp3ria

  4. aprile 18, 2007 alle 11:30

    I costi per gestire la biocompatibilità potrebbero creare un conflitto fra le lobbies… Il chip dovrebbe essere biocompatibile, dovrebbe. Ma un chip, per quanto poco, per funzionare scalda. Scaldando, puo’ portare ad un danno tissutale cronico. Impiantato nella mano e in prossimità dell’articolazione, puo’ dare problemi che possono richiedere cure mediche e/o interventi chirurgici x risolverli – ammesso che siano risaolvibili. il costo sociale di uno che non puo’ pi muovere le mani, in termini di assistenza quotidiana prima ancora che medica, è altissimo. Non esiste attualmente alcun sistema sociale che possa fronteggiare costi di questo genere.
    (Invento, eh, ma nemmeno troppo)
    Po (sloggata)

  5. aprile 18, 2007 alle 11:46

    OK, rispondo, perché evidentemente non ho fornito abbastanza dettagli. La tecnologia del chip è passiva, il che significa che il chip funziona solo in presenza di un “lettore”. Questo risolve il problema temperatura. Secondo: la lettura avviene a distanza ravvicinata, pochi centimetri. Quindi uno non è rintracciabile sempre e comunque più di quanto non lo sia con la carta di credito.
    Continuiamo così, mi piace come sta andando! Le idee che stanno uscendo sono pratiche e circostanziate, proprio come speravo 🙂

  6. aprile 18, 2007 alle 12:03

    E’ giusto. ma io ponevo un problema di comunicazione, relativo all’impatto mentale che una cosa del genere potrebbe avere. poi la devi anche vendere, no? dal mio punto di vista è interessante immaginare una campagna pubblicitaria efficace… c’è ancora gente, appunto, che nn utilizza carte col chip proprio per questo motivo. Ho un’amica (lo so, si dice sempre così…) che, quando fa la fedifraga in altre città, deve ricordarsi di fare un prelievo di $ prima di partire, per nn farsi sgamare… per tacere del fatto che si potrebbe venire a sapere, anche a posteriori, se eri o no in casa e cose del genere! e scusa se insisto, ma trovo l’argomento molto interessante 😉

  7. aprile 18, 2007 alle 14:32

    Per carità Mammatopa, insisti pure! Partiamo dal presupposto che una certa quantità di gente non la convincerai mai, e che questa quantità di inconvincibili è senz’altro minore qui che in Europa, Italia in primis. Aggiungiamo il fatto che qui si siringano silicone a ogni due per tre, quindi l’idea di inserire corpi estranei nel proprio corpo per un vantaggio immediato è più accettata. Ammettiamo che però c’è una quantità di persone che hanno lo stesso dei dubbi: quali possono essere? Cosa puoi rispondere?

  8. aprile 18, 2007 alle 15:04

    nella mia macroscopica ignoranza sulla questione posso solo domandare questo: non presenta un miglior rapporto tra vantaggi e costi un sistema a riconoscimento di impronta digitale piuttosto che un chip sotto pelle?

  9. aprile 18, 2007 alle 15:10

    Pois, a quanto risulta da vari progetti pilota, pare di no.

  10. aprile 19, 2007 alle 09:50

    dunque… dovresti poterlo disattivare a piacere. in modo da poter essere ‘invisibile’ quando serve. e poi giocare proprio su questa invisibilità. ti permette di fare un sacco di cose importanti sempre e in modo + pratico di una smart card, ma, ti permette anche di estraniarti a piacimento dal resto del mondo. io la giocherei come una specie di porta x la realtà virtuale, credo… (tipo l’accesso di johnny mnemonic e altre cosette alla Dick!)

  11. aprile 19, 2007 alle 17:04

    Tu sei già “invisibile”, in un certo senso. A meno che tu non sventoli volontariamente la mano a non più di qualche centimetro da uno scanner, il chip è muto. Com’è concepito, non è una tecnologia di traccia continua, è solo una verifica momentanea dell’identità. Diciamo che funziona già grossomodo come stai suggerendo, sperando che poi degli scenari alla Dick si tenga solo il buono…

  12. utente anonimo
    aprile 20, 2007 alle 03:55

    ecco, sullo spirito degli ultimi scambi: e se poi mi piazzassero un lettore nascosto? che so, all’entrata nei negozi per esempio. Un po’ come gia’ accade con le telecamere, che certo mettiamole dove serve, e alla fine dovunque vai sei ripreso e memorizzato per giorni. allora, io ho il chip nel polso. e credo di avere l’ultima parola sul rilasciare le informazioni o no. ma queste diventano incredibilmente facili da rubarmi. no? paola

  13. utente anonimo
    aprile 20, 2007 alle 07:38

    La tecnologia e la scienza non hanno mai solo il volto buono. Mai!
    Gli aspetti positivi di una innovazione sono solo iniziali poi subentrano quelli “cattivi” che spesso non sono immaginabili.

  14. aprile 20, 2007 alle 09:26

    Mi stai convincendo, sai? bene così!
    sarebbe interessante lavorarci, a questa cosa!
    (e se, ad esempio, devo dare le chiavi di casa a qualcun’altro o condividere il conto in banca?)
    buon lavoro 😉

  15. aprile 20, 2007 alle 14:32

    Paola: il chip porta un’unica informazione: il tuo codice identificativo. Un lettore nascosto può solo sapere che sei passata di lì e solo se è messo in modo tale che tu non possa evitare di passarci la mano davanti.
    Anonimo: abbi pazienza, ma è esattamente il tipo di fosca generalizzazione non specifica né supportata da esempi che non mi serve per un’analisi concreta. Tutto ha il buono e il cattivo, non solo la tecnologia. Se la vita non esistesse, non esisterebbe la morte.
    MammaTopa: è uno dei problemi che torna più di frequente nelle nostre discussioni. Comunque, ad esempio, nel caso della porta di casa: i residenti hanno il loro chip registrato nel sistema. I non residenti usano normalissime chiavi. L’idea è ridurre l’incomodo per le cose che fai spesso, per quelle che fai di rado si fa come gli antichi. Non ricorri alla tipografia per prendere nota di un numero di telefono, usi carta e penna! 🙂

  16. aprile 20, 2007 alle 14:47

    Riservatezza. La presenza di un chip sottopelle, per quanto passivo, può portare a problemi di riservatezza nei confronti del portatore. Quanto tempo passerebbe prima che sia possibile individuare esattamente ed in ogni momento dov’è il possessore del chip?
    Aggiornamenti: Se la tecnologia procede con il ritmo di crescita che ha avuto nell’ultimo periodo, la possibilità che un microchip impiantato oggi diventi rapidamente obsoleto è altissima. A prescindere dalla volontà del portatore, con che frequenza possono essere sostituiti senza apportare danni all’organismo ospite?
    Malware: è vero che sarebbe difficile agire direttamente sul portatore, tuttavia credo che potrebbe non essere particolarmente difficile costruire un lettore di codici finalizzato a “rubare” i codici indentificativi contenuti nel microchip.

    Spero di esserti stato utile.
    Se mi vengono in mente altre cose ritorno.

  17. aprile 20, 2007 alle 14:54

    vale qualcosa se dico che stanno per portarmi una coppettina di gelato cioccolato fondente e panna?!

    no eh?

    vabbè…. ingurgito e vado a vergoignarmi in religioso silenzio

  18. aprile 20, 2007 alle 15:18

    Fiodor – Riservatezza: temo molto poco, ma si sta andando in quella direzione comunque. Già oggi è relativamente facile, basta che tu abbia un cellulare, paghi con la carta di credito, ti connetta a Internet o che altro. Per questo problema, penso che bisognerà (e bisognerà) lavorare su altri fronti.
    Aggiornamenti: buon punto. Avevamo pensato ad aggiornare il software, ma pensavamo che il chip sarebbe rimasto quello nel lungo termine. Comunque, la tecnologia dovrebbe essere regolamentata da uno standard: è cosa troppo seria perché le aziende facciano come pare a loro. Questo dovrebbe anche rallentare lo sviluppo.
    Malware: per quanto riguarda il credito, abbiamo pensato che uno dovrebbe sempre convalidare la scansione con un PIN o qualcosa del genere, quindi non basta scansionarti per fregarti i soldi. Però è vero che la sicurezza è uno dei punti più dolenti su cui lavorare, se quest’idea dev’essere messa in pratica.
    Pillow: davanti a una coppettina di cioccolato fondente e panna, tutto il resto sono quisquilie e pinzillacchere. Ingurgita orgogliosamente.

  19. utente anonimo
    aprile 20, 2007 alle 17:15

    comunque non è un buon titolo per questo post: dopo quello che hai scritto qualcuno potrebbe pensare che la mano la vuoi per appiccicarci il chip e fare i tuoi esperimenti…

  20. aprile 20, 2007 alle 19:19

    Anonimo: LOL! Chissà se sai che Andrea Pazienza ci aveva fatto una vignetta con protagonista Khomeini, su questa battuta…

  21. aprile 20, 2007 alle 19:22

    Ma uno può rispondere agli anonimi e scoprire che fra questi si insinua Bostoniana, che commenta sotto mentite spoglie da mezzo metro scarso alla mia destra? Ma io mi domando e dico…

  22. aprile 21, 2007 alle 10:17

    Nooooooooooooooo..sarebbe tragico…non potre piu’ usare la carta di credito di mio padre!!!!
    :O)

  23. aprile 22, 2007 alle 15:28

    Poiché sono incline agli scenari apocalittici mi sono astenuta dal darti una mano. Ora però vorrei sapere come è andata al lavoro. Mi immagino te che entri in una grande sala da consiglio di amministrazione (c’è sempre nei film americani, non te la negheranno proprio lì!) ti siedi timidamente sulla sedia in pelle circondato da caimani con cartelle e diapositive piene di proposte e… tu gli sciorini le tue splendide idee corroborate dai consigli degli amici blogger. Che succede?
    A te il finale.

  24. aprile 22, 2007 alle 15:53

    Ti deludo: si tratta di un corso, quindi la presentazione avverrà in un’aula e gli “squali” saranno banalmente i professori e miei colleghi con compiti analoghi… Comunque posterò resoconto, se non altro in segno di gratitudine. Avverrà entro martedì 1° maggio.

  25. aprile 24, 2007 alle 18:28

    Congratulazioni per il pupo!
    Riguardo a questo microchip…E se mi tagliano la mano col machete per rubare tutte le chiavi d’accesso contenute nel chip? Sinceramente preferirei esser derubata del portafoglio, è meno doloroso. E poi non so…l’idea di avere qualcosa di elettrico sottopelle mi manderebbe in paranoia, penserei a cose del tipo: se va in cortocircuito, se esce, se si attacca alle calamite…e amenità varie. Non sono di grande aiuto, mi sa.

  26. aprile 24, 2007 alle 19:59

    Innanzitutto, grazie per le congratulazioni! Secondo: il fatto che ti tagliano una mano, credici o no, lo abbiamo considerato. Però, come rischio, è enormemente più marginale di altri sia relativi al chip che di altra natura. Abbiamo pensato in pratica che fosse trascurabile. Quanto al qualcosa di elettrico sotto la pelle: i voltaggi in ballo sarebbero ridicolmente bassi e per tempi brevissimi, in pratica sei più esposto a corrente se vai in giro col cellulare. Il campo magnetico, boh… per essere tanto forte da crearti problemi, direi che devi incontrare Magneto il giorno che ha versato l’anticipo Irpef

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