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La cronaca! (post LUNGHISSIMO)

Iniziamo con una promessa: post di cronaca, un post di foto appena posso, dopodiché non si fanno più post dedicati a Davide a meno che non faccia qualcosa che valga la pena raccontare (sulla falsariga di Elastigirl, maestra indiscussa del raccontare storie di figli senza scassare i maroni, anzi, divertendo).
E ora, come minacciato, segue la cronaca dell’arrivo di un Bostoniano in più in casa.

Ore 00.50, camera da letto. Bostoniana sonnecchia sommessamente, Bostoniano sta guardando con un occhio solo la finale di Iron Chef su Food Channel… Diciamo che sonnecchia sommessamente anche lui. Bostoniana annuncia: "Questa è vera." "Che cosa, una contrazione?" "La rottura delle acque!" Bostoniana scatta dal letto, segue cascata. Per dirla con parole sue: "Ho sentito il tappo dello champagne che partiva!"

Ore 00.55. Bostoniano sta maledicendo gli dei superni che proprio stasera lo hanno costretto a parcheggiare a un chilometro da casa invece che davanti al cancello. Ha già addosso praticamente tutti i vestiti e sta passando lo straccio. Bostoniana sta chiamando il centro medico. L’interlocutore le fa allegramente domande, chiaramente NON crede che lei sia pronta per andare in ospedale e le chiede di cronometrare le contrazioni. Si noti che Bostoniana ne sta avendo una in quel preciso momento e manda in cuor suo l’interlocutore a quel paese.

Ore 1.00/1.40. Costretti dall’inflessibile operatore del centro medico a cronometrare le contrazioni, i Bostoniani hanno la conferma che qui non si scherza. Obiettivo, contrazioni di 1 minuto ogni 5 minuti per almeno un’ora. Fatti: contrazioni da due minuti ogni due minuti. L’operatore cede e avvisa l’ospedale, i Bostoniani acchiappano le varie carabattole e scappano.

Ore 1.45. Macchina. Bostoniana, all’ennesima contrazione bella forte, annuncia: "Ho cambiato idea, l’epidurale la VOGLIO!"

Ore 2.00. Bostoniana è attaccata a una macchina per il monitoraggio. Anche qui sono piuttosto increduli quando sentono che le contrazioni sono così avanti, ma si devono ricredere. L’apertura della cervice però è appena iniziata: siamo a due cm. Fino a dieci è lunga.

Ore 2.10/3.00. Bostoniana, ufficialmente installata nella sala parto, è preda di contrazioni dolorosissime e vomita che pare uscita dall’Esorcista. La dottoressa, piglio da carabiniere, dice che di epidurale non se ne parla prima delle cinque, tanto stiamo ancora a due/tre centimetri di apertura.

Ore 3.00/4.00. L’infermiera, una dolcissima ragazza afgana con decorosissimo velo in testa che fa un buffo contrasto con i due metri di ciglia e le lenti a contatto colorate, sentenzia che Bostoniana sta troppo male e che ci pensa lei a dire alla dottoressa che bisogna fare l’epidurale. La dottoressa accetta obtorto collo. Bostoniano viene fatto uscire dalla stanza (se no, sviene). L’anestetista si presenta con un carrello carico di strani arnesi, ma per prima cosa produce un documento di assenso da firmare. Mezz’ora dopo, Bostoniana è piena di tubicini ma non sente più dolore

Ore 4.00/6.30. Bostoniano crolla senza vergogna né rimorso sulla specie di dormeuse in dotazione del marito. Bostoniana alterna sonnellini a momenti di angoscia: ha un trasduttore sulla pancia che capta il battito cardiaco del bambino e lo sente andare ora più piano, ora più forte. L’infermiera le ha detto che i rallentamenti sono in concomitanza delle contrazioni, non è ideale ma non preoccupante, ma per favore di mettersi una maschera ad ossigeno per farne arrivare quanto più possibile al bambino. Logico che adesso Bostoniana sia in paranoia quando sente il battito rallentare, e i tre giorni precedenti passati a leggere di disgrazie in sede di parto sui forum on line non aiutano…

Ore 6.45. L’infermiera afgana deve smontare, quindi viene a fare un’ultima visita col medico prima del passaggio di turno. L’apertura è a 5 centimetri. Di questo passo, ci dicono, il parto avverrà per mezzogiorno più o meno.

Ore 7.00. Al posto dell’afgana arriva una giovane segaligna, che si mette a trafficare con i tracciati del sistema di monitoraggio. Li guarda, tocca gli elettrodi, gira Bostoniana da una parte, poi la gira dall’altra parte, poi sentenzia che non riesce a capire una cosa. Chiama la dottoressa che viene, tocca gli elettrodi, guarda i tracciati, gira Bostoniana da una parte, poi la gira dall’altra, poi concorda che non si riesce a capire una cosa. In pratica: se il rallentamento del cuore (che persiste) è concomitante con le contrazioni, non è preoccupante. Se invece è indipendente, possono essere guai. E in questo momento, il sistema di monitoraggio non riesce a far capire con precisione se ci sia la desiderata sincronia. Per ovviare al problema, si deve mettere un trasduttore appoggiato alla testa del bambino. Nel fare questo, la dottoressa si accorge che la dilatazione è passata a nove centimetri.

Ore 7.30. Il trasduttore continua a fare le bizze. Bostoniana viene fatta girare varie volte, dottoressa e infermiera dicono che i tracciati sono OK ma che gli piacerebbe proprio capire meglio che diavolo ha questa dannata macchina. La dottoressa va a ricontrollare il trasduttore e dice: "Ma siamo a 10 centimetri! A questo punto, alla prossima contrazione, spingi!" Bostoniana ci prova un paio di volte, ma non succede nulla. La dottoressa dice a Bostoniano: "Lei è pronta, ma il bambino non collabora come vorrei. Se entro mezz’ora non è fuori, penso che dovremo andare con un cesareo". Bostoniana capisce solo "cesareo" e sbianca. Nel frattempo l’infermiera è uscita, due secondi dopo la camera è piena di gente conciata da sala operatoria che afferra il letto di Bostoniana e lo trascina verso la sala operatoria gridandosi vicendevolmente istruzioni. Bostoniana va nel pallone, l’inglese non lo sa più. Bostoniano non è con lei.

Ore 7.58. Bostoniano intanto è in camera che sta infilandosi una tenuta da sala operatoria completa di cuffia, mascherina e soprascarpe, sembra uscito da "Scrubs". Un’infermiera lo accompagna verso la sala operatoria spiegando ancora una volta il problema. Dice che le probabilità di evitare il cesareo sono ancora ottime, ma che il travaglio procede un po’ a rilento. "Penso che sia perché lei è tesa", sentenzia. "Tesa è il suo secondo nome", risponde quella carogna di Bostoniano, stupidamente fiero della sua battuta da film americano.

Ore 8.05. Bostoniano arriva in sala operatoria, almeno sedici figuri vestiti come lui attorniano Bostoniana o si aggirano dietro a misteriosi macchinari. Una lunga teoria di dottori si presenta ("Salve, sono il dottor Tizio, l’anestesista"). Bostoniano dice a Bostoniana: "Senti, mi hanno detto che qui il problema è la tua solita maledetta tensione. Rilassati. Ricordati lo yoga: respirati nella posa. Lasciati andare. Non combattere le contrazioni, assecondale." Bostoniana lo vorrebbe uccidere, ma è troppo contenta di vederlo (anche perché non pensava che sarebbe entrato) e inizia a spingere a ogni contrazione. Però non ci crede, lei si aspetta il cesareo. Fino a che la dottoressa non le dice "Guarda che stai andando benissimo, senti qua!" Le accompagna una mano fra le gambe, le fa toccare qualcosa: "Questa è la testa!" Bostoniana si rinfranca, si mette a spingere per davvero. Ogni volta sono cori di incoraggiamento, "Dai, la prossima è quella buona!" Esce la testa, escono le spalle, esce tutto e partono i primi vagiti. Bostoniana piange, Bostoniano le sorride dietro la mascherina. L’anestetista, con un blocco in mano, sentenzia: "Nato alle ore 8.26"

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  1. aprile 25, 2007 alle 04:04

    Eh, mai la frase “un altro faticoso parto” è stata più giustificata, ma dovevi cambiare il nome.
    Che bello, che bello!

  2. Po
    aprile 25, 2007 alle 06:18

    CVD… è stata bravissima! E adesso LE FOTO DELL’EREDE!!!!
    ;D

  3. aprile 25, 2007 alle 09:20

    Che figata, mi sono commosso 🙂

  4. aprile 25, 2007 alle 09:31

    Sì, ok, succede sempre così. Ma fa ugualmente (un bellissimo) effetto.
    Mamma Tesa è stata superlativa.

    una lettrice occasionale

  5. aprile 25, 2007 alle 10:54

    Tesa? io l’avrei ammazzata! ‘ mai esistita una partoriente nella storia dell’umanità che non sia stata tesa?!! Brava Bostoniana gli hai piazzato i 10 cm alla faccia delle loro previsioni e dei loro macchinari. Auguri ancora, Bostoniani!!

  6. aprile 25, 2007 alle 13:53

    che bellissima descrizione! un bacione alla mammina!

  7. utente anonimo
    aprile 25, 2007 alle 15:21

    Tenerissimo bostoniano!!!
    (mi unisco al coro da stadio: foto! foto!)
    Biba

  8. aprile 25, 2007 alle 17:34

    Ore 18:32,Edimburgo,Ihatemuffins legge la cronaca e piange,col pensiero manda una stretta virtuale che abbracci tutta la famiglia bostoniani..carini.

  9. aprile 25, 2007 alle 19:17

    accidenti sono qui con i lacrimoni. maledetti bostoniani! tanti baci a tutti, soprattutto all’eroica bostoniana

  10. aprile 25, 2007 alle 22:58

    Spero di essere tesa e brava come lei !!! :0)

    (perchè non stampi questo post???

    …credo sia un regalo bellissimo per tuo figlio…lo leggerà fra qualche anno e sarà fiero di voi!!)

    :0)

  11. aprile 26, 2007 alle 07:36

    Tanti auguri ancora! e mille baci alla coraggiosa bostoniana!
    ovviamente baciotti con lo scocchio allo Junior appena arrivato!

  12. aprile 26, 2007 alle 07:47

    meraviglia

  13. aprile 26, 2007 alle 08:13

    oddio mi è venuta un sacco di pelle d’oca………………
    bello congratulazioni baci alla bella mamma baci a te e morsetti sulla pesca del Davide, benvenuto, sei splendidissimo…….

  14. aprile 26, 2007 alle 20:57

    che bello!
    mi sono commossa.
    auguri e baci alla creatura 🙂
    attenti alla fontanella!!!

  15. aprile 28, 2007 alle 14:15

    ricapitolando: dall’una alle quattro sofferenza totale e niente epidurale?! partorisco a fine luglio; consigli e strategie di sopravvivenza ben accetti. auguri al pipo che è veramente belloccio 🙂

  16. aprile 28, 2007 alle 14:29

    Fiammetta, il dottore avrebbe voluto arrivare alle 5, ma c’è un perché: per rimanere entro ragionevoli limiti di sicurezza, l’epidurale ti copre solo un certo numero di ore. Se a un certo punto ti trovi che finisce l’effetto e tu sei in pieno clou dello spettacolo, allegria…
    Strategie di sopravvivenza, solo una: vai là puntando ad avere un parto rapido, relativamente indolore e completamente naturale ma, al primo accenno di difficoltà, stai pronta a cambiare strategia e ad accettare qualunque aiuto ti venga offerto. Resisti un po’ al cesareo – in Italia è un po’ troppo diffuso perché i medici ne apprezzano la praticità – ma, se ci sono problemi, stai pronta ad accettare anche quello. Portati dentro il tuo compagno se possibile, è un’esperienza unica anche per lui che lo farà sentire un po’ meno a margine. Ma metti in chiaro che il corpo è tuo e te lo gestisci tu: tu sei quella che prova dolore, tu sei quella che decide se ne sente troppo. E non perdere la fiducia di farcela, neanche per un minuto! Succede a tutte che questo momento arrivi, perciò ignora le tue paure, cerca di rilassarti, RESPIRA e SPINGI! 🙂 Un grosso in bocca al lupo. Un mio fratello è nato il 27 luglio, chissà che il tuo bambino non arrivi lo stesso giorno…

  17. utente anonimo
    aprile 28, 2007 alle 15:29

    E brava!! che bel racconto …. e che bello che ci sei riuscita da sola !!!!!
    un abbraccio forte
    dalla … newyorchese 🙂
    Roberta

  18. aprile 29, 2007 alle 13:45

    grazie dei saggi consigli 🙂 (ps. anch’io di secondo nome faccio “tesa”) :))

  19. maggio 7, 2007 alle 12:46

    Nemmeno vi conosco, ma mi è scattata la lacrimuccia a fine lettura. Sono contenta per voi!

  20. maggio 11, 2007 alle 16:36

    ti leggo sempre anche se non commento mai! e aspettavo l’arrivo di Davide anche se sperduta in Afghanistan.
    Tutto sommato c’era un pezzetto di Afghanistan anche da voi. Tanti auguri.
    Anima Inquieta

  21. maggio 21, 2007 alle 10:38

    urka, che meraviglia!
    è già passato quasi un mese, ma ho letto solo ora.
    bello, bellissimo, un abbraccio e un bacino al bimbo bellissimo!!

  22. aprile 24, 2008 alle 16:52

    Bene, tra pochi secondi arriverò alla fine di questo post e so già che sarà sturia di commozione.

    Ma per ora ti faccio un appunto, caro il mio battutaro da film americano: “Tesa è il suo secondo nome”.
    Ma come ti è venuta?
    Sta partorendo! E tu ti metti a far battute. Tutti uguali voi uomini: parlate sempre a sproposito.

    Bene, abbasso le armi in vista delle lacrimucce che seguiranno a breve.

    Bella carogna, comunque!

    😉

  23. aprile 24, 2008 alle 16:55

    Bostoniana piange, Bostoniano (o quella carogna di) le sorride dietro la mascherina.

    Uff, commossa.

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