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Families Night

Pubblicità progresso. O meglio, pubblicità per arginare il regresso. Bostoniana e io siamo momentaneamente una coppia di fatto e il piccolo Davide è quindi un frutto del peccato. Come ho scritto altrove, la cosa non ci preoccuperebbe se non fosse per motivi squisitamente burocratici legati a quisquilie come il suo visto e la sua assicurazione per le spese mediche, che potrei garantirle come suo marito ma non come suo convivente (cara grazia che Davide può essere assicurato ed è automaticamente cittadino americano). Tutto perché l’Italia ha una legge sul divorzio vecchia di trent’anni, con una clausola assurda come quella dei tre anni di separazione. Un certo movimento, che mi si permetta di definire retrogrado e oscurantista, sta rialzando la capuzzella. La sta rialzando troppo, a mio avviso: diritti civili indiscutibili e, di fatto, indiscussi in paesi dove l’ombra pesante delle gerarchie vaticane non arriva vengono rimessi in discussione. Non solo non si fanno progressi, ma si sta cercando di favorire possibilmente un bel ritorno all’indietro. Per questo vi invito ad aderire numerosi a un’iniziativa a cui Bostoniana e io, per ovvi motivi geografici, parteciperemo solo nelle intenzioni. Fate clic sul banner qui sotto per saperne di più. Sotto il banner, la presentazione dell’iniziativa prelevata dal sito. Diffondete e partecipate!

Families night
Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente come risposta alla proposta governativa dei Dico, che vuole promuovere un unico modello di famiglia: quello descritto nel manifesto della CEI.
Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie  non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, o anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.
Noi crediamo che anche a queste altre famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.
Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus, il “Families Night”.
La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.

  1. aprile 29, 2007 alle 09:35

    grazie della segnalazione…copio!

  2. aprile 29, 2007 alle 13:42

    io sono una strenua sostenitrice della convivenza, ma da quando ho il balenotto in pancia stò capitolando a fronte delle continue richieste di chiarimenti e-o giustificazioni di cui il sistema (società?) in cui viviamo non riesce a fare a meno…

  3. aprile 29, 2007 alle 14:26

    Io non sono necessariamente uno strenuo difensore della convivenza. Magari sarei uno strenuo difensore del riconoscimento del matrimonio come passo burocratico che sancisce un passo morale/affettivo che è stato già fatto, e faciliterei la rescissione del nodo quando sia evidente come i presupposti non esistano più. In pratica, equiparerei matrimonio e altre forme di unione facendone di fatto la stessa cosa.

  4. aprile 29, 2007 alle 19:49

    L’ingerenza cattolica in politica, nella morale (sarebbe il loro mestiere ma non siamo più nel Medioevo) e sugli iter legislativi è una vergogna… purtoppo in Italia siamo governati da personaggi con una mentalità vecchia e quindi formata dai obsoleti retaggi religiosi. Il fatto poi che sia stato eletto un papa seguace di quella rockstar di J.P. 2 peggiora ulteriormente le cose. Ricordiamo che il vecchio papa ha vietato nelle regioni cattoliche dell’Africa il preservativo negli anni dell’esplosione della pandemia AIDS. Ed ora con il blocco alle giustissime pretese delle coppie di fatto, etero e omo, si sono confermati oscurantisti e retrogradi, a momenti fanno cadere il governo!
    Voi Bostoniani avete tutta la mia solidarietà.

  5. aprile 29, 2007 alle 19:50

    Mazza quanto ho scritto… Sorry!

  6. aprile 30, 2007 alle 06:59

    mi sento tirata in causa… convivo e ho due figli col mio compagno, stiamo bene così e non abbiamo mai sentito il bisogno di firmare da qualche parte per assicurarci reciprocamente fedeltà e mutuo soccorso. Ma ora che devo entrare in società con lui, per la tipologia di azienda in questione, è assolutamente necessario che sia una sua famigliare. Non è sufficiente appartenere allo stesso stato di famiglia: devo essere per forza sua moglie. Così che ora ci sposiamo. Mi chiedo: quante persone arrivano a questo passo perchè da semplici conviventi non hanno vita facile in termini burocratici? Non dico che non sono contenta di sposarmi, forse prima o poi l’avremmo fatto comunque. Ma una volta sposati saremo più “famiglia” di adesso? Non credo proprio!

  7. maggio 2, 2007 alle 07:46

    Grazie per la segnalazione: parteciperemo! Anche se siamo sposati (in comune, ovvio), non abbiamo la pretesa che la nostra sia l’unica forma di famiglia accettabile. Certo che in cascina il nostro lumino non lo vedrà nessuno…
    Ciao
    Chiara

  8. maggio 2, 2007 alle 15:33

    PARTECIPO DI SICURO!

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