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Per la precisione…

Consolato italiano, ufficio anagrafe. I Bostoniani stanno registrando il Bosto-nano e sono lì con un sacco di fretta e di scartoffie.

Impiegato: "Ah! Ma qui c’è un problema…"
Bostoniano: "Che problema?"
Impiegato: "Sull’apostilla. Hanno certificato la firma del notaio che ha registrato la sua accettazione di paternità, non quella del certificatore dell’autenticità del certificato. Mi spiace, dovete andare a farvelo correggere, così non va bene…"

(Si rimette a scribacchiare la traduzione standard del certificato. La passa ai Bostoniani)

Impiegato: "Mi controllate che sia tutto a posto?"
Bostoniano: "Ah, ma qui c’è un problema…"
Impiegato: "Che problema?"
Bostoniano: "L’inglese qui dice questo, questo e quest’altro. La traduzione su questo documento è letterale parola per parola e dice che si può fare solo una certa cosa per un certo scopo, mentre l’inglese significa in realtà che si può fare una certa cosa solo per un certo scopo. Sono due concetti piuttosto diversi"

L’impiegato lascia che Bostoniano corregga e ce l’ha probabilmente con la pignoleria linguistica di Bostoniano. Bostoniano pensa che cavolo di senso ha avere tutte le firme giuste quando quello che c’è scritto sui documenti è sbagliato e ce l’ha decisamente con la pignoleria burocratica dell’impiegato.

Bostoniana… lei li odia tutti e due!!!

  1. giugno 16, 2007 alle 09:11

    ma perchè il bostonano non lo fate partire clandestinamente?

    ormai lo fanno tutti, fate prima e vi evitate la burocrazia…

    😀

  2. giugno 16, 2007 alle 12:20

    Io dubito fortemente che riusciate a tornare in Italia entro l’anno…

  3. giugno 16, 2007 alle 12:44

    viadellaviola: senza passaporto, da qui non parti di sicuro, adulto o neonato che tu sia!

    oggettismarriti: magari non col passaporto italiano, ma quello americano già ce l’ha! Scherzi a parte: l’impiegato era una gentilissima persona. Mi ha aspettato durante la chiusura di pranzo per farsi dare il documento corretto a suo piacere, ci siamo lasciati benissimo e il passaporto (non dubito) arriverà presto e bene. Ma non per questo sono meno sconcertato dal vedere che la firma, eh no, quella deve essere giusta, ma poi le traduzioni possono essere un cumulo di castronerie.

  4. giugno 17, 2007 alle 13:58

    io mi associo a bostoniana. anche io avrei odiato te e l’impiegato

  5. giugno 17, 2007 alle 16:07

    Max Weber diceva che la burocrazia può condurre un essere umano alla pazzia…Mi sa che aveva pienamente ragione!Spero presto usciate dal marasma dei documenti, in bocca al lupo!

  6. giugno 17, 2007 alle 16:41

    Parliamo di cose serie fra nappurielli : Bostoniana ti mando un pò di limoncello ?

  7. giugno 18, 2007 alle 14:50

    Adesso sarei curioso di sapere com’era la frase originale e la traduzione

  8. giugno 18, 2007 alle 15:02

    Elastigirl, a dirla tutta Bostoniana odiava solo me. L’impiegato le stava solo un po’ sulle scatole
    Alysha, parole sante…
    Opperbacco, lascerò che risponda lei, se si degna di comparire 😉
    Clarke, chiedi troppo alla mia memoria. Non ho più quelle schifezze…

  9. giugno 18, 2007 alle 21:44

    o quanto vi ci vole pe’ ritornare in patria? Ocche v’hanno preso in ostaggio quelli dell’amministrazione buscie?

    Impegno concreto: Bostoniano, se vieni a casa devi passare da Firenze, in negozio da noi a palesarti con anche il piccolo chitarrista.

    aloa
    Gattomammone

  10. giugno 19, 2007 alle 07:26

    ma era una sottile ironica vendetta, o l’avresti fatto in ogni caso?
    augiri per il primo viaggio del Bostonano

  11. giugno 19, 2007 alle 07:32

    vedo che tutto il mondo è paese “per sul serio”

  12. giugno 19, 2007 alle 12:10

    Ancorablu, neanche tanto sottile, a dire il vero! Era una sana, vecchia ripicca come quelle belle ripicche di una volta e no, mi sarei ben guardato dal farlo rilevare se non avesse cominciato lui!
    Pillow, è uno di quei casi di saggezza popolare schizofrenica, tipo “dulcis in fundo” ma “in cauda venenum” (o “in medio stat virtus”). Infatti, sia “tutto il mondo è paese” che “paese che vai, usanza che trovi” sono verità indiscutibili, tanto da non capire come facciano a coesistere.

  13. utente anonimo
    giugno 19, 2007 alle 13:07

    Chaimata in causa, mi paleso per dire la mia.
    È vero, io odiavo SOLO te: avevamo i minuti contatissimi con mio padre che arrivava dall’Italia di lì a poco (e che alla fine dopo un’ora e più di vana attesa ha preso un taxi a sorpresa) e tu che mentre maledicevi la pedanteria dei burocrati in tutte le lingue note improvvisamente ti fai venire un attacco di Furite di verdoniana memoria e ti metti a puntualizzare una stupidaggine che ci fa perdere ulteriore tempo.
    Non ci potevo credere, t’avrei ammazzato!
    L’impiegato lo posso capire: è pagato per fare le pulci e ha pure le sue responsabilità, ma tu eri da soffocare chiudendoti naso e bocca coi sigilli delle apostille! E ho detto tutto…

  14. giugno 19, 2007 alle 15:16

    Amore, vorrei avere una risposta spettacolare con cui guadagnare una quantità esagerata di punti simpatia. Non ce l’ho. Se tu non avessi ragione, non sarebbe nato il post. Però, è importante che si sappia: 1) che siamo arrivati all’ufficio troppo tardi (non è colpa di nessuno se Davide doveva fare la poppata); 2) che la pignoleria dell’impiegato mi ha fatto perdere altri 3/4 d’ora; 3) che tuo padre ha preso il taxi perché aveva solo il mio numero di cellulare e mi ha chiamato proprio mentre ero in metropolitana per andare a prendere l’auto, non trovandomi. Se uno non sa queste cose, pensa che per una mia stupida ripicca (3 minuti in tutto) un disgraziato reduce di 12 ore di aereo si è fatto un’ora di attesa in aeroporto e in più si è preso un taxi. Abbi pazienza, ma sembro già abbastanza cretino di mio, senza che tu metta le cose in una luce anche peggiore di quanto non fossero!

  15. giugno 20, 2007 alle 15:45

    ah ah ah ah te sei preso la cazziata!

  16. giugno 20, 2007 alle 15:53

    Pillow, non cominciamo. C’è stata una civile litigata dietro le quinte, ecco tutto

  17. giugno 24, 2007 alle 12:43

    X Bostoniano: la precisione paga sempre, vai avanti così.
    X Bostoniana: la pazienza è la virtù dei forti
    X Bostonano: sei bellissimo,un milione di baci.
    Bye. L.

  18. giugno 25, 2007 alle 11:56

    poverina….

  19. utente anonimo
    giugno 25, 2007 alle 19:04

    veramente anche tua madre ha aspettato un’ora in aeroporto prima di prendere il taxi….Non è che la vostra è una tattica studiata a tavolino per stare alla larga dagli aeroporti? 🙂

  20. giugno 25, 2007 alle 20:58

    Anonimo, mamma fu un increscioso quiquoqua. Ammetterò però che l’idea di stare alla larga dagli aeroporti ha un suo fascino…

  21. giugno 25, 2007 alle 21:59

    E’ consolante: allora la burocrazia non fa cagare solo qui in italia! 😀

  22. giugno 29, 2007 alle 18:27

    Hihihiihihihih
    E’ la prima volta che leggo un litigio su un blog.
    Beh da donna non posso fare altro che dare ragione a Bostoniana. :o)

  23. giugno 29, 2007 alle 19:12

    Mata63: qui non ci facciamo mancare niente!

  24. utente anonimo
    luglio 1, 2007 alle 18:33

    Si dice la postilla non l’apostilla. Marginal note.

  25. luglio 2, 2007 alle 00:53

    Anonimo, spiacente di contraddirti: è proprio l’apostilla. Trattasi di due cose diverse. “Postilla” è sinonimo di codicillo, annotazione, post scriptum. “Apostilla” è l’attestazione dell’autenticità della firma e della legale qualità del funzionario che ha sottoscritto atti, certificati, formati in un determinato Stato e da valere all’estero, da produrre nei Paesi che hanno aderito alla Convenzione dell’Aja (non sono chiaramente parole mie, non saprei esprimermi in un legalese così becero).

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