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Successi

Sabato sera, a casa del mio amico Michael – ras indiscusso del Coffee Club e cantante/pianista del gruppo da esso club originatosi. L’evento si potrebbe definire "la serata dei single per forza": eravamo in cinque, tutti con la relativa metà lontana, per un motivo o per l’altro. E quindi, che cosa si fa? Si uniscono le forze e si fa un mega-barbecue. Al quale ho dato un massiccio contributo culinario, ottenendo che:

  • almeno quattro persone adesso sanno che "bruschetta" si pronuncia come se fosse scritto "brusketta" e non "brushetta" (come dicono purtroppo altri quasi 300 milioni di persone da questa parte del mondo)
  • sanno inoltre che la migliore versione è semplicemente pane VERO abbrustolito (no alle fetenzie in cassetta), olio buono, strofinata d’aglio e sale
  • sanno che però se ne può fare un’ottima versione al pomodoro purché la base sia la bruschetta normale, i pomodori siano ottimi e li si condisca solo con poco olio, sale, basilico fresco e un po’ di aglio, senza botte di creatività
  • sanno che le costine di maiale non si fanno necessariamente affumicandole per ore a bassa temperatura e impiastricciandole di salsine agrodolci, ma che fatte semplici semplici alla toscana ci mettono meno e regalano altrettanta soddisfazione se non di più
  • sanno che, a quel punto, meglio lasciar perdere le birre e berci su un bel Chianti – nella fattispecie, un onestissimo Villa Cafaggio che, per chissà quale ispirazione divina, era stato scelto a caso da una cinese e per di più astemia (e vegetariana, che per l’occasione ha sbevazzato e mangiato carne!)
  • sanno che vale la pena accendere un mutuo per comprare i peperoni (qui carissimi) se, una volta arrostiti e pelati, li si marina con olio buono, aglio, basilico fresco, olive nere e un goccio di aceto balsamico
  • sanno che l’insalata si mangia con/dopo la portata principale per buttare giù tutto e non a mo’ di antipasto, che ti intappa
  • sanno inoltre che, quando oltre a quanto sopra elencato sono passati per la tavola cracker con formaggio e affettati e pollo in salsa Tandoori, e stanno per passare i mitici dolci della pasticceria giapponese di Porter Square, detta insalata deve prevedere solo lattuga, pomodoro e cipollina, senza tanti crostini, polli, mele eccetera; e che va condita con sale, olio e aceto, senza maionesi, senapi, salse ranch, thousand island dressing e via pasticciando

A quel punto erano tutti tanto felici che persino l’imbarazzante esibizione piano/chitarra del dopo cena è sembrata qualcosa di indimenticabile

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Categorie:Uncategorized Tag:
  1. agosto 21, 2007 alle 23:50

    Vedi che fa fare essere dall’altra parte dell’Atlantico…Gli devi insegnare pure le cose ovvie, gli devi insegnare… heheheeheh.
    Bye. L.

  2. agosto 22, 2007 alle 06:30

    ho apssato mesi a cercare di insegnare alle mie flatmates americane che la pasta non si mangia stracotta e che il modo migliore per testarne il grado di cottura NON è tirarla contro il muro per veder sei si appiccica. i miei risultati sono stati scarsi, ma a te sembra andare molto meglio.

  3. agosto 22, 2007 alle 07:01

    Grande programma di rieducazione gastronomica! Ti riuscisse anche di allargargli un po’ le vedute a ‘sti ammericani, non sarebbe male…

  4. agosto 22, 2007 alle 12:14

    ve l’avrei data io una bella lezione di cibo, o meglio, avrei dato il mio contributo con una patagruelica esposizione und scorpacciata di pancetta ben abbrustolita servita su un letto di rucola e a pioggia, aceto balsamico succoso…..

    grande boston……. c’è semrpe da imparare da te…. la “padritudine” ti ha reso ancor più brillante!

  5. agosto 22, 2007 alle 13:32

    lemny: è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo
    colpodicoda: c’è il trucco. Solo Mike è americano, gli altri erano due cinesi e una russa. Gente molto più civile.
    Expecting: a chi ci riesce, santo subito…
    Pillow: bella storia, anche eventualmente con gli spinaci crudi invece della rucola. Il fegato protesta un po’ ma insomma, si desse un po’ da fare anche lui…

  6. agosto 22, 2007 alle 13:53

    il fegato ci mettesse un po’ del suo, che qui il lavoro sporco tocca sempre ai soliti !!!!!!

    o lo si fa alla veneziana…… bono…….

  7. agosto 22, 2007 alle 14:23

    Barbari.
    Mi ricordi i missionari in terre selvagge.

  8. agosto 22, 2007 alle 16:26

    mintossicobirra: bentornato! Adesso non esageriamo, a me basta sopravvivere e indottrinare quei pochi che mi consentano di mantenere una vita sociale. Gli altri continuassero pure a chiamare “bruscèta” i crostini e a metterci su improbabili ingredienti, confondendo il sincretismo con l’accozzaglia…

  9. agosto 22, 2007 alle 20:38

    …conosco degli scozzesi che mangiano le barrette di Mars.
    Fritte nel burro.
    mb

  10. agosto 22, 2007 alle 20:46

    Sì, l’ho sentita anche qua questa cosa perversa. La persona che ne parlava non era schifata, era ammirata e incuriosita dalla tecnica di frittura… Come minimo, poi ci mettono il chècciapp

  11. agosto 22, 2007 alle 20:50

    …perchè, esiste anche una tecnica particolare di frittura!?
    mb

  12. agosto 22, 2007 alle 21:20

    Come no: immerso nella pastella e giù nell’olio bollente. La pastella deve diventare croccante senza che il Mars si sciolga

  13. agosto 23, 2007 alle 06:08

    Santo dio che cosa orripilante.

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