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Puntualizzazione (post serioso)…

… sulla vita, l’universo e tutto quanto. Nel post precedente, una mia frase evidentemente poco approfondita o mal detta mi ha fatto fare, con chi non mi conosce abbastanza da intuire che cosa potesse davvero significare, la figura di uno che si sente un gran genio e minimizza i meriti altrui. Non è esattamente quello che volevo dire.

In realtà, con quella frase mi stavo riferendo a quel momento in cui si prende dolorosamente atto del fatto che le scorciatoie sono finite e che, se si vuole andare oltre, ora tocca fatica’. È una cosa che non ha solo a che fare con la musica, ma con qualunque intrapresa l’ingegno umano si prefigga (bella eh? Me la rileggerò varie volte nell’arco dei prossimi giorni).

Tornando alla musica, perché le definizioni so’ tanto belle ma senza esempi è difficile che siano comprensibili: quando si inizia a suonare qualcosa, esiste una vera fase di apprendimento, durante la quale intere aree del sapere musicale sono terra ignota. Poi, d’improvviso, una piccola intuizione getta luce su una di queste aree sconosciute e il musicista in fieri fa un salto quantico solo per averne scoperto l’esistenza.

Un brutto giorno, questa fase finisce: qualunque cosa nuova si incontri non è ormai più una terra vergine, è solo una zona poco frequentata, un quartiere periferico del proprio sapere. Il modo di trasformarla in nozione posseduta? Solo lo studio: tanto, tanto, tanto studio, tedioso e ripetuto.

Ed è qui che casca l’asino, cioè io. Nel momento in cui dico che "quello che fa la differenza fra me e un sacco degli insegnanti dei seminari che ho seguito sono fondamentalmente milioni di ore di pratica", non sto dicendo che "basta che io faccia milioni di ore di pratica e li riprendo, QUINDI valgo quanto loro". Sto dolorosamente ammettendo che io non ne sono stato capace. Che persone con il mio stesso talento o magari anche meno hanno però avuto qualcosa che io non ho e non avrò mai: costanza, volontà, disciplina. È un qualcosa che hanno tirato fuori da se stessi, che nessuno ha potuto dargli e che gli è costato fatica e sacrificio, e che per me ha abbastanza ovviamente costituito un ostacolo non superabile.

Insomma, non me la stavo tirando. Anzi, semmai mi stavo dando dello stronzo.

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  1. settembre 18, 2007 alle 15:55

    Questa e’ la triste verita’.
    Se fossi nato all’epoca del progressive forse…
    Certo pero’ che studiare tecnica e’ una grandissima palla.

  2. settembre 18, 2007 alle 16:05

    non ho letto il post, vado di corsa poi lo leggo.
    ma ecco, volevo solo dire che ho colto la citazione della prima riga.

    mammamia, niente panico.

  3. settembre 18, 2007 alle 17:12

    Una volta studiavo musica seriamente, con i miei bravi esami al Conservatorio e tutto quel che ne consegue, canoniche due ore al giorno di esercizi, ecc. ecc., perché, come diceva quell’artista-realista del mio insegnante, “la musica è (per l’85%) una questione di ginnastica”.

    Quando ho dovuto interrompere per un trasferimento, mi ricordo nettamente di avere provato SOLLIEVO!

    … E naturalmente adesso mi mangio le mani fino ai gomiti, anzi peggio, tipo Venere di Milo (solo per i moncherini, beninteso).

    Come vedi siamo in molti a riconoscere i meriti di chi riesce a studiare musica sul serio!

    Rita

  4. settembre 18, 2007 alle 17:54

    Eggià. Tanta tanta pratica. Il bello è che dopo averla fatta, tutti ti guarderanno come uno a cui le cose “vengono così”.

  5. settembre 18, 2007 alle 18:28

    Aaaah! “Finestraio” ha detto un cosa di un vero, ma di un vero…

    Rita

  6. settembre 18, 2007 alle 22:57

    Meno male che per fare la storia del R’n’R bastano tre accordi

  7. settembre 19, 2007 alle 03:40

    Beh, per me il discorso era chiarissimo. Ma non avrei detto che sei stronzo, solo tanto consapevole.

  8. settembre 19, 2007 alle 06:14

    a bostonia’, qui se fa sul serio. hai ragione in pieno, e quanto dici è vero non solo per la muisica, ma per ogni cosa. quelli bravi, ma bravi bravi sul serio a fare qualcosa (il musicista, il parrucchiere, l’atleta, il cuoco…) spesso hanno una discreta base di predisposizione, e poi tanta tanta determinazione e disciplina. anche io, ammetto, sono pigra e mi innamoro di tutto. a volte mi do della stronza, ma in genere penso a quante splendide ore ho risparmiato da studio ed esercizio per dedicarmi a vivere come volevo.

  9. settembre 19, 2007 alle 09:29

    Senti l’importante è prendere consapevolezza dei propri limiti. La costanza, la volontà, la disciplina sono senza dubbio nobili virtù, ma mi è capitato di constatare che chi li possiede alla fine è di una noia mortale.
    Caroline

  10. settembre 19, 2007 alle 10:00

    Già. Io mi trovo in questo stadio con la danza e i cimbali, e Mignolo con la darbouka. Il problema è: quando ti arrivano figli, quanto bisogna aspettare prima di potersi rimettere “sotto”? Ce la faremo prima dell’arrivo dell’osteoporosi? 😉

  11. settembre 19, 2007 alle 12:11

    costanza volontà disciplina……..
    e se a te fosse mancato il buon tempo, invece?

    vabbè taccio, che ora sono l’ultima che può arginare gli E.d.C.

  12. settembre 19, 2007 alle 12:28

    Ancora non so quanto conti la musica per te (mi pare molto) ma penso che non sia mai troppo tardi per coltivare le nostre passioni

  13. settembre 19, 2007 alle 12:50

    auguri per la green card 🙂

  14. settembre 19, 2007 alle 15:46

    Mintossicobirra, io SONO nato all’epoca del progressive! O meglio: la musica della mia adolescenza è decisamente la New Wave, ma ci sono arrivato da ELP, Yes e Genesis. La motivazione poteva esserci.
    Viadellaviola: e grazie per tutto il pesce
    NinaeRita: Conservatorio, eh? sapevo che c’era sotto qualcosa
    Finestraio: in pratica ti ha risposto Rita. Comunque, dopo un po’ in effetti te ne scordi anche te
    Zeus: e a volte ne basta anche uno!
    poesianotturna: meno male!
    colpodicoda: ma infatti. Alterno momenti di frustrazione a momenti di autoconsolazione, come penso tutti
    Caroline: può essere, ma un giusto mezzo non si può proprio avere?
    Lanterna: secondo me, prima ricominci e meglio è, e coinvolgere la prole è un ottimo sistema
    Pillow: no, non può essere purtroppo. Grazie per averci provato… 😉
    sunflower: onestamente non posso lamentarmi di quanto la sto coltivando, a livello hobbistico. Ma per il professionismo, salvo botte di culo accompagnate da grosse rinunce e atti di pazzia, il discorso è chiuso
    Pluto: e buona permanenza sull’altra costa

  15. settembre 19, 2007 alle 16:11

    ma perché ti senti in dovere di spiegare e giustificarti?

  16. settembre 19, 2007 alle 16:58

    MoiSimplement: che ti devo dire? Sono fatto così

  17. settembre 19, 2007 alle 18:14

    (gentleman!)

    (Rita)

  18. settembre 19, 2007 alle 19:23

    Ti perdono questa sega mentale e giuro che verrò sempre a leggerti anche se te la tirassi.

  19. settembre 20, 2007 alle 09:00

    Sono d’accordo con te, ma ti assicuro che in questa fase è molto difficile: la prole pretende di interagire e impedisce qualsiasi esercizio “serio”. Per dire, Amelia vuole essere presa in braccio per ballare con me quando mi esercito, mi ruba i cimbali ogni volta che li infilo (e darle dei cimbali suoi non è una soluzione). Quello più fortunato è Mignolo, che spesso riesce a suonare la darbouka mentre Amelia balla, ma di sicuro trovare la concentrazione per eseguire dei pezzi o fare esercizi di tecnica non è possibile.
    Magari, tra qualche mese, sarà possibile fare qualcosa di più, ma per ora è davvero improbabile.

  20. settembre 20, 2007 alle 14:53

    escusatio non petita
    🙂

    laGiusy

  21. settembre 20, 2007 alle 15:33

    Giusy, ma sei tremenda! Hai appena fatto affilare le pattine?

  22. settembre 20, 2007 alle 19:11

    the answer, my friend, is 42.

  23. settembre 20, 2007 alle 19:25

    Pois, naturalmente

  24. settembre 23, 2007 alle 17:20

    Ma perchè giustificarsi Bostoniano?
    Sai che ti dico? Il mio vicino di casa, potesse raggiungere il creatore in questo preciso istante,è iscritto al conservatorio ed è capace di andare avanti per POMERIGGI con 5 stramaledettissime note.
    Ora, tralasciando l’ictus che certamente mi provocherà in tempi brevi, mi sono spesso chiesta che piacere possa esserci a suonare così.
    Diventa meccanico, asettico.
    Preferirei mille volte suonare meno bene, ma con le farfalle nello stomaco.
    Nè?

  25. settembre 23, 2007 alle 17:56

    Assolutamente. Ho sperimentato sulla mia pelle che deve essere sempre la tecnica a seguire le idee. Niente ammazza la creatività come fare il contrario: ti ritrovi a non capire bene i perché di quello che conosci.

  26. settembre 23, 2007 alle 18:08

    Pensiero non concluso: ciò non toglie che avere sempre cercato le scorciatoie non ha fatto di me un musicista professionista, mentre più impegno e determinazione avrebbero potuto anche farmici arrivare.

  27. settembre 23, 2007 alle 18:10

    Pensiero non concluso numero 2, e risposta seria a chi chiede perché mi giustifichi: a mente fredda, non mi stavo giustificando. Questo post è un esorcismo, è lì per ricordarmi di un lato di me con cui devo fare i conti.

  28. settembre 23, 2007 alle 20:39

    Fatemi spezzare una lancetta (piccola, dell’orologio) a favore della tecnica, va’:

    se un bravo insegnante ti fa ripetere un passaggio di cinque note per pomeriggi interi,
    vuol dire che quelle cinque note che dopo il primo pomeriggio finiscono per pesarti sulle palle come un chilo di piombo (e dopo il secondo pomeriggio a tutto il vicinato) un giorno te le ritroverai in un fraseggio, e sarai capace di dare a quel fraseggio un’espressione e un significato e un’emozione all’interno del pezzo, senza incepparti a riflettere su come mettere le dita (o come soffiare: io studiavo il sax) per farle venire fuori in maniera decente.

    (Bostoniano, so che è la stessa cosa che stai dicendo tu, e che di certo comprende anche Lostris, ma siccome son pedante dentro volevo puntualizzare 🙂 )

    Ciò non toglie che io abbia smesso di studiare nel 1998 e che il mio condominio ancora mi odi.
    Dunque guardala così: meno tecnica = meno nemici. 😀

    “Bicchiere-mezzo-pieno” Rita

  29. settembre 24, 2007 alle 00:39

    Ho capito, ho capito. 🙂
    Mettiamola così allora, la tecnica è fatta solo per chi ha un carattere perseverante.
    E paziente.
    E lungimirante.
    E non è il mio caso. ;P
    Bostoniano bella querelle comunque! 🙂

  30. settembre 24, 2007 alle 05:33

    Quante volte avevo un’idea in testa e le dita non venivano dietro…
    “La tecnica e’ importante, anche se non e’ tutto. E’ il vocabolario della musica. Quando si parla si va veloce, si rallenta, si ha un tempo medio… Se si suonasse tutto alla stessa velocita’, sarebbe come sentir parlare un automa”
    (Al Di Meola)
    Vero.
    Ma anche no.

  31. settembre 24, 2007 alle 14:36

    No, dai, seriamente: non apriamo un diBBattito su tecnica sì, tecnica no… Potremmo disquisirne per settimane e non vorrei rompere i maroni a mezzo mondo. Però resto della mia idea (per altro condivisa da certo Larry Carlton): far nascere prima l’esigenza, poi studiare per soddisfarla, non il contrario.

  32. utente anonimo
    settembre 24, 2007 alle 17:33

    Sono d’accordo con te, però della tecnica e dello studio non se ne può fare a meno. Tutti i musicisti, anche i grandi concertisti, studiano tutti i giorni per un paio d’ore perché non mi ricordo quale di loro lo abbia detto, ma il succo era questo: se non studio per un giorno, dopo me ne accorgo solo io, se non studio per un paio di giorni o una settimana se ne accorgono anche gli altri. E incominciano dalle scale, sempre. Quindi, la tecnica e l’esercizio in musica sono imprescindibili se vuoi arrivare a un livello anche appena accettabile. anche se suoni per te o per i tuoi amici.
    Biba

  33. settembre 24, 2007 alle 17:40

    L’esercizio è un altro discorso. Ma, e qui la butto sullo zen, se la tua mente è pronta a sapere cinque, non devi cercare di imparare dieci. Quello che c’è fra cinque e dieci ti possederà, non sarai tu a possederlo. Esperienza personale.

  34. settembre 25, 2007 alle 14:19

    Sono due modi opposti di vedere le cose. Io, da autodidatta pigro e convinto, non saprei quale difendere.

  35. settembre 25, 2007 alle 14:25

    Mintossico, scusa a te e a tutti, ma ho confuso le acque. Ci sono due questioni separate e distinte, anche se la prima è strada insostituibile per arrivare alla seconda: la pratica e la tecnica.
    Io non ce l’ho con la pratica, che vorrei essere stato meno pigro e fatto di più.
    Non ce l’ho neanche con la tecnica, se è uno strumento. Ce l’ho con la tecnica quando, come è molto facile che succeda (direi quasi la norma, nel sottobosco di chi non ce la fa), diventa lo scopo.

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