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Basta poco a farli contenti…

Scena: esterno del B-Side Lounge. Che è uno dei miei locali preferiti. Non è un posto scìc, ma è il posto più snob di tutta Boston/Cambridge/Somerville e dintorni. Decor anni 50, ma di serie B (appunto). Padrone con capelli a tema. Cameriere e barman alternano stile mod/goth/rockabilly, in ogni caso hanno tutti da un timido tatuaggetto a stratosferici affreschi, spesso affiancati da piercing in posti di varia improbabilità e capelli nero pece, anche se le sopracciglia sono di un castanastro senz’arte né parte. Si serve birra, vino, cocktail, qualche piatto caldo da luncheonette. E, sorpresa delle sorprese: TUTTO, dai cocktail alle patate fritte (rigorosamente non surgelate) è fatto nel migliore dei modi possibili e con le materie prime migliori. A differenza di tutti i locali nei dintorni (e di gran parte degli Stati Uniti), la cucina è aperta fino a mezzanotte e oltre. Insomma: un posto con più livelli di interpretazione, adatto a un segaiolo mentale che desideri fare il giovane a tutti i costi come il sinceramente vostro (anche la sua degnissima consorte non disdegna).

Torniamo alla nostra scena. Fuori dal locale si trovano: un buttafuori enorme, con un arazzo rinascimentale a coprire la parte visibile delle braccia. Il barista, un buontempone dalla faccia suina che Bostoniano conosce ormai da tre anni, anche lui di grosso cabotaggio, anche lui decorato in ogni centimetro quadrato visibile delle braccia e sicuramente oltre. Questo simpatico soggetto, facitore di Cocktail di grandissimo spessore nonché mentore personale di Bostoniano in materia di bourbon di qualità, risponde al nome di Dave.

"Oh, ciao, non ti si vede da una vita!!! Ogni tanto ti vedo passare…" "Beh, sì, non abito più vicinissimo. Per venire qui devo prendere la macchina e tu sai come state messi coi parcheggi qui, se uno non ha il permesso per Cambridge…"

Seguono i soliti dieci minuti di convenevoli, in cui Bostoniano informa Dave della infausta situazione in cui versa la famigliola dei transfughi, ottenendo una poco utile ma non per questo meno apprezzata solidarietà. A questo punto, saputo ch’egli ebbe della nascita del Bosto-nano e richiesto di portarlo al locale una volta o l’altra, il barman spara le due domande di prammatica:
"Ma è un bambino o una bambina?" ("baby" è asessuato, quindi non lo esprime esplicitamente)
"Bambino"
"Ah, e lo avete chiamato?"
"Davide, che in italiano significa…" (pausa, durante la quale entrambi hanno un momento di illuminazione, quindi in coro)"
"DAVID!!!"

Seguono complimenti e una stretta di mano molto soddisfatta da parte del barman. Se lo portiamo per davvero al locale, finisce che si fa uno zio acquisito che lo inizia ai tatuaggi…

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Categorie:Uncategorized Tag:
  1. settembre 27, 2007 alle 05:30

    Il barista e’ il miglior amico dell’uomo.

  2. settembre 27, 2007 alle 07:04

    Arrrrgh! Come mi manca Boston!!!!!!
    Quando la Bostoiana famiglia si riunirà, avrà mica bisogno di una au pair (però mi sa che sforo per l’età anagrafica) e di una housekeeper??
    I volounteer!

  3. settembre 27, 2007 alle 08:11

    Può tatuargli una fender sul petto e intingergli in ciuccio nel bourbon, al cucciolo piacerebbe. 🙂

  4. settembre 27, 2007 alle 10:29

    butta via. uno zio dave serve sempre nella vita (e giuro che non è un luogo comune).

  5. settembre 27, 2007 alle 10:54

    quando leggo le tue descrizioni mi viene voglia di zompare su un aereo e venire da voi……..

    ho poca pazienza con i bambini ma so cucinare, magari mi rendo utile e ciaccolo un po’ con Bostoniana!

  6. settembre 27, 2007 alle 11:06

    Concordo con Colpodicoda, è un grande investimento! Quando il Bostonano sarà un Bosteenager e pronuncerà una delle seguenti frasi:

    – “quante storie per una bottiglia di whisky”,
    – “hai presente quando ho detto che prendevo in prestito la macchina?”,
    – “Quella biondona del terzo anno soprannominata Tiger ha detto che vuole uscire con me, come mi comporto?”,
    – “devo imparare a fare a botte che c’è un bullo a scuola che rompe”,

    avrai un nerboruto zione a cui scaricare il barile…

    Rita

  7. settembre 27, 2007 alle 11:41

    quel bambino deve essere salvato finché si è in tempo

    laGiusy

  8. settembre 27, 2007 alle 12:55

    Voglio prenotarmi come babysitter! (del barista…ovvio;-)

  9. settembre 27, 2007 alle 14:17

    mintossico, al B-Side ne girano di spettacolari! Con Dave lavora spesso un tizio magrolino che fa delle cose fantastiche, ma… come dire… ti dà l’idea che, se non riesce a trovare la bacchetta per miscelare, si tira giù la penna da dietro l’orecchio e usa quella
    mitile, accettata senza pensarci!
    Vipera, il ciuccio nel bourbon mi pare un’idea grandiosa. Per il tatuaggio direi di aspettare che sia in grado di esprimere una preferenza di marca, magari a lui piacciono più le Gibson
    colpodicoda, parole sante
    Pillow, e daje!
    Rita, mi piace l’idea di usare lo zio come gorilla!
    Giusy, ma no! Pensa se Dave si chiamasse Piersilvio, QUELLI sono i veri pericoli!
    Salvietta, è un po’ cresciutello, ma se ne può parlare

  10. settembre 27, 2007 alle 14:26

    Non sono conosciuto per il mio galateo al bar.
    Ti devo venire a trovare.
    E’ una minaccia.

  11. settembre 27, 2007 alle 14:51

    ma che davero posso?

  12. settembre 27, 2007 alle 15:00

    mintossico, se ti ho capito ti piacerebbe dicembre, tranne che qui è tutto pianeggiante. Uno non può passare tutta la vacanza al bar, no?
    Pillow, e perché no? Il posto c’è. Magari quando torna tutta la famiglia, però

  13. settembre 27, 2007 alle 18:12

    Più è grosso il barista più il cocktail è serio! Diffido di barman ossuti e poco pingui… Ah poi c’è anche la variabile tricotica da non sottovalutare…

  14. settembre 27, 2007 alle 18:40

    Docci, nel senso? Meglio capelloni, rasati, pelosi, glabri? Approfondisci, please, che l’interesse c’è

  15. settembre 28, 2007 alle 05:29

    E perche’ no?

  16. settembre 28, 2007 alle 13:22

    va bene! allora preparo documenti e bagagli!!!!!!

  17. settembre 28, 2007 alle 20:25

    Allora il barista vero deve avere come caratteristica fondamentale il saper spillare bene una birra ed in questo senso a quanto ho potuto constatare la qualità della pinta è direttamente proporzionale alla stempiatura incipiente ed alla pelosità del barman. Di fatto il mio banconista preferito è arrivato a livelli sublimi di bravura quando si è tagliato i lunghi capelli. Non è unn caso che son anni che il suo pub vince il campionato europeo indetto dall’Heieken per grandi spillatori di birra.

  18. settembre 28, 2007 alle 20:32

    Sempre per chiarire quale sia la statura morale di quest’uomo per il suo 2X compleanno prese quella che era una torretta di vetro con spillatore di quelle che spesso i grandi gruppi di avventori prendono per auto spillarsila birra alle tavolate e ad occhio la riempi con 5 litri di Long Island e chi ha bevuto un long island (sà quanto è complesso trovarne uno buono, e questo non solo era buono era stato anche un pò modificato per aumentarne la godibilità sulla lunga distanza) che noi amici del locale ci spillavamo a piacere al bancone. Inutile dire che a tutt’oggi e io ed il mio fegato non siamo più riusciti a trovare un cocktail degno di quel meraviglioso Long Island che fù… (C’è anche da dire che fà il barman da quando aveva 14 anni).

  19. settembre 28, 2007 alle 21:09

    5 litri di Long Island? Caspita, non so quanti eravate, ma c’è da rischiare il coma etilico…

  20. settembre 29, 2007 alle 05:33

    Bostoniano, poi non sono d’accordo sul barista grosso. Se sbaglia qualcosa o non ti vuole fare l’ultimo giro non lo puoi minacciare…

  21. settembre 29, 2007 alle 06:36

    Eravamo quelle 15 – 20 persone poi c’è chi ha bevuto di più chi di meno, senza considerare che c’eran altri che avevan più optato per una più semplice bionda… Comunque quello è stato il periodo della mia vita in cui ero davvero intenzionato a comprarmi una moto (…ma sidecar)

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