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Luttazzi (post lungo e sofferto)

Come avrete visto in molti, Daniele Luttazzi è stato messo alla gogna sulla prima pagina di Repubblica e del portale di Libero perché proprio la battuta per cui è stato bloccato il suo programma su La 7 è stata riciclata quasi verbatim da uno standup comedian americano.

Bene arrivati, ragazzi! Non è una novità che Luttazzi tragga ispirazioni più o meno dirette da oltreoceano. Un paio di anni fa, dopo aver letto un paio di libri di George Carlin e aver ravvisato un mood estremamente simile, gli ho mandato un’email a cui ha risposto. Ha riconosciuto delle similarità con Carlin, il quale a sua volta ha debiti non proprio trascurabili con Lenny Bruce (altro autore che a Luttazzi piace molto), ma puntualizzato delle differenze e segnalato altri comici USA a cui lui si ispira.

Lo stesso anno, compro l’ultimo libro di George Carlin e trovo una battuta contenente questa frase: "If lobsters looked like puppies, people could never drop them in boiling water while they’re still alive. But instead, they look like science fiction monsters, so it’s OK." Pochi mesi dopo, compro un DVD di Luttazzi appena uscito con allegato librettino. Nel librettino, alcune note improbabili di viaggio in varie località. Una pagina è dedicata al Maine, e leggo più o meno: "Se le aragoste somigliassero a cuccioli, la gente non avrebbe cuore di gettarle vive nell’acqua bollente, ma siccome sembrano mostri usciti da un film di fantascienza va bene." Non è la citazione diretta dal libro di Luttazzi, ma posso assicurarvi che l’aderenza al testo inglese era altrettanto accurata.

Qualche tempo dopo, incappo in un’altra. Sarete tutti al corrente di questo pezzo di cui pubblico qualche stralcio, anni fa girava per email:

Certi figuri venuti a galla in questa Seconda repubblica non dovranno essere dimenticati, quando tutto sarà finito. […] Il modo più semplice ed efficace per ricordarli, secondo me, sarà quello di associare il loro nome a un atto sessuale. Un atto sessuale che non abbia già un nome preciso, come il pompino o il 69. Meglio qualcosa di bizzarro, così ce li ricordiamo meglio. Per esempio: […] la miscela schiumosa di gelatina e materia fecale che sporca le lenzuola dopo il sesso anale = un giulianone, in onore di Giuliano Ferrara.

Tempo fa, stavo parlando con un mio amico di un tale Dan Savage, un corrosivo columnist gay (e attivista) che scrive di sesso e rapporti di coppia su varie riviste e che da un paio d’anni è diventato una delle mie letture settimanali fisse. Stavamo commentando alcune delle sue fenomenali trovate, e il mio amico mi racconta che una volta Savage aveva proposto di usare il nome di un politico omofobo come rivoltante cosa a sfondo sessuale, ottenendo uno spettacolare successo. Indago più a fondo, scopro che effettivamente Savage aveva indetto un concorso fra i suoi lettori per appiccicare una definizione infamante al nome di questo tale Rick Sanctorum, che è stato un bigottissimo senatore della Pennsylvania finché, in parte anche grazie alle ripetute campagne di Savage stesso, non è stato trombato alle ultime elezioni. Ecco la definizione che ha vinto il concorso e che è rimasta appiccicata al nome di Sanctorum da allora in avanti:

That frothy mixture of lube and fecal matter that is sometimes the by-product of anal sex

Traduco per i non anglofoni: la miscela schiumosa di gel lubrificante e materia fecale che è talvolta il sottoprodotto del sesso anale.

Da allora, mi sono spesso trovato a dirmi con enorme dispiacere che Luttazzi mi aveva proprio deluso. Ma però.

Ma però, poi mi sono fatto un po’ di considerazioni. Innanzitutto: lo fa soltanto lui? Io posso quasi considerarmi un cultore di Luttazzi, l’ho seguito parecchio e ho letto molti suoi libri. Molte delle sue battute sono ormai incise nella mia memoria e, se le vedo altrove, le riconosco impietosamente. Non sono però in grado di fare una cosa del genere con nessun altro comico. Ma se conoscere altri settori artistici serve a qualcosa, posso dire che Luttazzi magari dovrebbe riciclare in maniera più furba, ma il riciclaggio nell’arte fa girare il mondo. Come ricorda Luttazzi stesso, il comico americano da cui è tratta la battuta-pietra dello scandalo si era a sua volta ispirato a Rabelais.

Andiamo oltre: Luttazzi ha un po’ di grossi difetti. È molto critico con se stesso ma, che lo ammetta o no, ha l’aria di sentirsi una spanna sopra il resto del mondo e spesso lo da anche a vedere (il fatto che per molte cose SIA una spanna sopra il resto del mondo non lo giustifica). Per questo, è il suo critico più impietoso ma non accetta facilmente critiche dall’esterno (non lo conosco e non posso quindi definirlo permaloso, ma non ne sarei sorpreso). Non sempre è divertente, contrariamente a quello che pensa (di nuovo, la battuta-pietra dello scandalo non era questa cosa imperdibile). E, come abbiamo visto, non è sempre originale.

Però è bravo: vederlo sul palco è fantastico. Però è davvero intelligente: il suo cervello trattiene e analizza più informazioni e più velocemente della maggior parte delle persone. Però è preparatissimo: che sia per fare satira, che sia per fare un contenzioso, è documentatissimo su tutto quello che è il retroscena del dibattere, cita fatti, date, nomi, persone, cose con competenza e precisione, cosa che spesso il suo avversario non fa, accontentandosi di urlare più forte le sue accuse. Però è intellettualmente onesto: ha rifiutato di lavorare per Ferrara; ha lasciato situazioni in cui avrebbe dovuto compromettersi; ha chiuso il suo blog ai commenti quando ha percepito una deriva del medesimo in senso Beppe Grillo (ho visto che li ha appena riaperti, a proposito); e non rinuncia a quelle battute che persino gente come me trova non divertenti e fini a se stesse in nome della propria libertà di farle. Però (finale) non ne lascia passare una a nessuno, costringendo la gente a pensare e tenendo i politici sulla corda (per davvero).

Insomma, di Luttazzi ne abbiamo bisogno. Il package è quello che avete visto, ma visto che non si possono ottenere i vantaggi senza gli svantaggi, secondo me è enormemente meglio Luttazzi così com’è che niente Luttazzi. E allora sia.

  1. dicembre 12, 2007 alle 21:17

    ciao.
    Istruttivo e bello questo tuo onesto articolo luttazzesco e concentrato.
    Io non adoro Luttazzi, ma è pur vero che non l’ho mai visto su un palco. Ma alle volte mi scopro a non ridere, tutto qui. E non è perchè si pensa una spanna sopra. ho tanti amici che si sentono una spanna sopra, e io non sono un fior di modestia.
    Pure, so che è deludente, ma quel poveraccio crea. OyOy, deve essere micidiale la creazione coatta. E poi recitarla pure. e avere delle scadenze. Onesti si, ma i contratti so contratti. Ci credo che saccheggia ecco. Saccheggia e recitando interpreta. forse un paio di volte in più dovrebbe solo dichiarare la paternità. è più chic e la gente non coglie quasi la differenza all’atto pratico.

    Ciao
    scusa se mi sono allargata così la prima volta qui.

  2. dicembre 12, 2007 alle 21:20

    zauberei: figurati se devi scusarti, tanto più che dici una frase magica che nel mio post ho dimenticato: “forse un paio di volte in più dovrebbe solo dichiarare la paternità. è più chic e la gente non coglie quasi la differenza all’atto pratico.”

  3. dicembre 12, 2007 alle 21:59

    Già, io non ci trovo niente di male che le battute non siano sempre sue creazioni (d’altronde nelle tesi di laurea non si fa altro che citare altri…) ma il coraggio di usarle e il modo in cui sceglie di farlo. Sul citare la paternità è probabile che sia semplicemente una questione di contesto (mica puoi mettere l’appendice bibliografica in uno spettacolo). Credo sia vergognoso e ipocrita che in Italia si censuri sempre tutto…

  4. dicembre 12, 2007 alle 23:51

    Ciao Boston, primo commento sul tuo blog (ringrazia la salvietta).
    La faccenda del copy la capisco benissimo, tra l’altro a me Luttazzi neanche piace, però..(perchè c’è sempre un però)…

    La questione è:è possibile che questo povero cristo ogni qualvolta va in onda viene bloccato per una qualsiasi stupida sciocca scusa?E’ possibile che un paese che si definisce “IL BEL” si risenta tanto della satira politica?

    Si criticano i vari presidenti americani, ma i vari Leno e Letterman (lo adoro) ne dicono peste e corna.. i nostri invece si risentono al primo accenno di una battuta nei loro confronti.

  5. dicembre 13, 2007 alle 00:03

    Io su Lutazzi sono sempre stato incerto. Perché per certe cose mi piace da matti, per altre, specie per il gusto della provocazione fine a se stessa, proprio no.

    Comunque oltre a Carlin, Letterman, Jay Leno e Lenny Bruce deve un sacco, ma proprio un sacco, pure a Roger Stern e soprattutto Bill Hicks. Diciamo che sostanzialmente sta a questo nomi come Little Tony e Bobby Solo stanno ad Elvis. Non è un plagio, ma è quasi una caricatura.

    Ah, hai mai sentito il suo album, “Money For Dope”? A me è piaciuto parecchio (pur essendo un lavoro abbastanza disomogeneo), ricorda qualcosa dei Talking Heads e dei Velvet Underground in salsa jazz (“Silence” e la title track “Money For Dope” sono le mie preferite).

  6. dicembre 13, 2007 alle 11:02

    Bostoniano io ti quoto in toto.
    Non so se sia vero, ma la battuta su Ferrara pare sia stata solo un pretesto (tant’è che il casino è scoppiato solo dopo la replica della puntata, quindi già due giorni dopo invece che subito, a caldo) e che il vero problema fosse il pezzo che aveva già registrato da mandare nella puntata successiva, che riguardava l’enciclica papale. eh!
    comunque, io penso che se tu, direttore di rete televisiva, ingaggi Luttazzi, sai benissimo a cosa vai incontro… le mammolette sono ormai veramente ridicole. e ho detto tutto.

  7. dicembre 13, 2007 alle 11:04

    concordo in pieno con zauberei. in ogni caso, a prescindere dalla sensibilità personale che fa apprezzare o meno il modo di fare spettacolo di luttazzi, è uno dei pochi comici che stimo. spesso non mi fa ridere, qualche volta mi dà nettamente sui nervi, ma non è mai banale, sciatto, mai disinformato o approssimativo. e paga di persona la sua mancanza di servilismo verso il potere. le battute riciclate sono una caduta di stile, ma niente di pù, e che i maggiori quotidiani nazionali gli dedichino la prima pagina mi dà la misura di quanto le redazioni manchino dell’onestà intellettuale di luttazzi.

  8. dicembre 13, 2007 alle 15:14

    Dunque, adoro la satira di Luttazzi ma, riconoscendo che non possa scatenare un consenso globale, mi vengono in mente le parole di Voltaire “Non mi piace ciò che dici, ma mi farei uccidere pur di preservare la tua libertà di parola“.
    Mi domando: è giusto che una sola persona, sia pure un Direttore di un giornale o un’emittente tv, abbia il diritto di giudicare cosa sia satira e cosa non lo sia? (“Garantisco che Berlusconi, Dell’Utri, Santanché e Ferrara non hanno telefonato. Sono stato io che rivedendo con più calma il monologo ho pensato che Luttazzi non stava facendo più satira”)
    Essendo poi terribilmente venale, un pensiro mi ha sfiorata: se è davvero l’auditel a governare le scelte di collocazione nel palinsesto, perché non si è fatto riferimento agli ascolti del programma?

    E ancora. La comicità vera è quella che gioca sui “riferimenti”. Anche io sono d’accordo sulla dichiarazione di paternità.

  9. dicembre 13, 2007 alle 15:26

    comeanais: in realtà, non è che Luttazzi faccia mistero di ispirarsi a una serie di persone, ma il modo in cui lo fa mi mette un po’ a disagio. Quando l’ispirazione è tale da diventare citazione, credo che dovresti trovare il modo di dirlo
    HolyWelcome: (sì, mi aggrego al treno delle varianti a tema sul tuo nick) è che in effetti dice cose davvero scomode e trovando la maniera di irritare tutti. Per questo è prezioso.
    Wayne: di Money for dope ho sentito solo qualche stralcio. Buone ispirazioni, ma non mi piace proprio come canta… Comunque: anche la sua conoscenza enciclopedica dei comici che citi, nonché la padronanza tecnica per riproporli, mi sembrano in fondo un merito.
    MoiSimplement: di solito non seguo più di tanto la dietrologia, ma le tempistiche rendono l’ipotesi molto verosimile. E hai ragione, che uno ancora non sappia chi è Luttazzi non è credibile.
    colpodicoda: infatti tollero sempre meno Repubblica, ma non saprei scegliere qualcosa di meno peggio. I media italiani stanno davvero nei guai.
    Salvietta: il pensiero Auditel è stato messo da parte dal 2001 in poi. Gli ascolti nulla possono, se il nano si sfastédia.

  10. dicembre 13, 2007 alle 21:00

    Bostoniano, condivido i distinguo e le conclusioni. Un personaggio (artistico) di cui c’è bisogno come il pane in tv. Un po’ il superuomo che se la prende coi potenti, ma anche l’antieroe afflitto da paure e complessi che scansando la figura del profeta riporta il suo pubblico alla propria coscienza – e tutto nei confini di un personaggio (pubblico) costretto a rimanere integro per non autodistruggersi. Nessuna novità per chi ne è in cerca, o almeno io non ce la vedo: non è comicità ebraica in fondo? La comicità ebraica ci è entrata in casa attraverso letteratura e cinema, Luttazzi prova a portarla sul piccolo schermo e sbatte da vent’anni contro un muro – e aveva ragione Pasolini e povera Italia. Poi ci sono rimasto un po’ male per i plagi, perché mi sembra più facile inventarsi una battuta in più che gestire un’ora e mezza di scena.

  11. dicembre 13, 2007 alle 21:08

    pois: mi cogli un po’ impreparato. Per me, la comicità ebraica continua più a essere la storia del rabbino così bravo che per tutto il mondo è sabato ma attorno a lui è venerdì, o l’ebreo che sull’isola deserta si è fatto due sinagoghe, una per pregare e una “quella in cui non entro neanche morto”. Se c’è qualcosa di ebraico che riesco a individuare al volo in Luttazzi è lo spirito irriverente dell’accattone, privo di falsi rispetti per chi gli fa l’elemosina, o quello dell’uomo qualunque che sgrida Dio quando qualcosa non va bene. Per il resto, ho bisogno di chiarimenti!

  12. dicembre 14, 2007 alle 01:41

    Bostoniano, io e la comicità ebraica abbiamo uno strano rapporto e spesso ridiamo l’uno dell’altro. Per comicità ebraica intendo – in modo riduttivo ma accontentati perché è l’unico che ho – quel filone dell’umorismo che racchiude nomi come Marx (Groucho), Lenny Bruce, Woody Allen, Philiph Roth, Mel Brooks, e aggiungerei Malamud (se avessi letto qualcosa) e Bellow (mi avesse toccato le corde, ritenterò). Forse sarebbe meglio definirlo umorismo post-ebraico, dato che molti di questi autori hanno rinnegato la loro religione di appartenenza. Il filo comune è comunque il senso di alienazione culturale, sociale e quindi di isolamento individuale e di senso di inferiorità che affligge i loro personaggi, il discorso ossessivo che ruota attorno ad amore e morte, il gusto per il paradosso. L’ebreo si è trovato in una posizione di vantaggio (!) nel costruire la figura umoristica dello schliemel, l’uomo comune perseguitato dalla storia e dalla sfortuna. Ha funzionato, funziona, ha sconfinato in campi che non erano il suo: una tragedia può avere forza comica, la ricetta è un sogno perduto alla base e la forza di tenersi desti fino a farne ridere. In Luttazzi mi sembra di scorgere questo ‘disincantamento’, magari riferito allo shock culturale del passaggio dalla tv democristiana a quella privata. Anche su questo, boh (cazzata o stronzata?).
    Forse ti ho chiarito come la vedo, ma resto a disposizione per ricevere in cambio un paio di lenti migliori. 😉

  13. dicembre 14, 2007 alle 14:44

    Pois: no, credo di aver capito. Un po’ poco diretto come percorso, per i miei processi mentali limitati, ma decisamente ben supportato dall’analisi. Oy vey…

  14. dicembre 15, 2007 alle 12:11

    ciao bostoniano,
    su luttazzi ho appena avuto una discussione (asperrima) con il filosofo (cioè il mio moroso)
    gli è che litigammo la sera che lui mi portò a vedere rezza, pessimissimo comico, che ricorre agli sputi sul pubblico e fa umorismo sui miei temi sacri (i bambini) e su temi sacri ad altri (la religione)
    e io dissi che sì, i comici li amo, ma che quello era uno schifo e insomma, quasi litigammo quando io citai come esempio di comicità indiscutibile il mio amato luttazzi
    che dire… sì si può discutere anche il buon daniele, ma a me piace, mi fa ridere e nei momenti grami della vita, leggere due pagine di luttazzi (ho l’opera omnia, ovviamente) aiuta
    anche lui fa umorismo a volte volgare, ma è una volgarità che a me fa ridere
    insomma, ocn luttazzi sono in sintonia, come anche con l’umorismo dei suoi modelli
    tutti citiamo qualche modello che c’è piaciuto, credo
    luttazzi lo fa onestamente
    cioè, ammette con candore, di ricorrere a citazioni (copie?) di autori che ha amato
    ls

  15. dicembre 21, 2007 alle 07:24

    Ciao!
    Non so se ti é capitato di leggere la lunga lettera che Daniele Lttazzi ha mandato a Dagospia, spiegando cosa é “ the old switcheroo ” (ovvero la variazione sul tema). Devo dire che ho tovato la sua spiegazione agli apparenti plagi abbastanza convincente.

  16. dicembre 24, 2007 alle 01:39

    lanasmooth, cercounindizio: alla fine in effetti è il problema minore. A me onestamente la battuta-pietra-dello-scandalo non è piaciuta granché e l’ho trovata gratuitamente scurrile, ma non è questo il punto: se una battuta del genere fa venire voglia di forca a qualcuno, che Luttazzi la faccia, così da rendere palese che che, in maniera strisciante, la censura sta tornando indietro.

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