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Mastica più in fretta, Sam!

L’America è un paese pieno di bizzarrie, agli occhi di un italiano. Fra queste, il concetto della mancia nei ristoranti: insomma, possibile che uno debba prevedere mediamente un 18% extra conto perché in pratica i camerieri non sono pagati? E che a loro STIA BENE? OK, sono sempre stato un meritocratico eccetera, ma qui mi pare che si esageri.

Di sicuro il fatto implica che il cameriere è di solito di una gentilezza quasi imbarazzante, con una chiostra di denti esibita fin dal "Hi, my name is Melissa and I’ll be your server tonight" a "Here’s your card and your receipt, THANK YOU SO MUCH" (fatto questo, sparisce e non saluta quando esci, il che secondo me è indice di un sacco di cose, ma comunque).

La gentilezza prevede che ti tengano sempre pieno il bicchiere d’acqua, che ti concedano graziosamente qualche altro minuto se non sei pronto a ordinare appena ti sei seduto, che spesso ti portino il piatto senza neanche dover chiedere chi dei commensali abbia ordinato cosa eccetera.

La gentilezza prevede anche il teatrino che segue. Scena, il tuo tavolo. Tu e tutti i tuoi commensali. Quello che avete ordinato vi è arrivato da un paio di minuti, avete fatto le vostre chiacchiere da accoglienza piatto, avete iniziato i primi approcci e siete partiti col primo boccone VERO. Le vostre forchette sono cariche di mezzo metro cubo di roba varia. Puntano alle vostre bocche, vi depositano il cibo e ne vengono ritratte. La vostra masticazione si avvia.
Ed ora.
Implacabile.
Inesorabile.
Irrefrenabile.
Arriva lui.
Il vostro server.
Con la stramaledetta domanda: "How is everything?" (a questo punto assumerà una posa di riposo: busto flesso verso di voi, ginocchia leggermente piegate, mani sulle cosce, sorriso alla "meno male che mamma ti ha fatto le recchie, se no ti si apriva la testa in due").
Vostre possibili risposte:
– "Mewwy googh, hank you!" (con sputazzi di breccole di cibo parzialmente masticato).
– (annuendo vigorosamente) "Mmmmmh, mmmh mmmh!"
– (iniziando con il gesto universale dell’"aspetta un attimo" e proseguendo con un roteare di forchetta che vuole significare "arrivo, eh? Un momentino ancora…") "Munch! Munch! Gnam! Gnam! Munch! Gulllp!!! Fantastic, thank you."

Si badi bene: il disgraziato non capita in un momento qualsiasi, ma si assicura con scrupolo che siate irrevocabilmente in piena masticazione. Un cameriere particolarmente venale o insicuro si presenterà con questa domanda anche sei volte in un pasto. Non ho provato mai a rispondere "così cosà", ho sentito di casi di suicidio. Però, ho deciso che la mia nuova politica sarà levare un punto percentuale dalla mancia per ogni volta che mi chiedono come va. Poi vediamo se si riesce a mangiare in pace…

  1. gennaio 4, 2008 alle 06:22

    Perchè, nei negozi? C’è sempre un perfetto sconosciuto di commesso che ti chiede “Hi? How’re you doing today?” Come se ci fossimo visti ieri, avantieri, ecc ecc.
    Comunque, in situazioni come la tua, cominciai a prendere l’abitudine di rispondere con pollice in alto e occhiolino. Smisi il giorno in cui il cameriere cominciò a guardarmi con occhio di triglia.

  2. gennaio 4, 2008 alle 07:13

    La seconda volta che vai nello stesso ristorante te lo chiederanno nuovamente.
    E alla tua risposta affermativa diranno:
    “Meno male, credevo di avere i bronchi un po’ chiusi oggi”.

  3. gennaio 4, 2008 alle 07:15

    E poi, se posso, odio la gentilezza che sfocia in servilismo (lo dico da ex cameriere e pizzaiolo).
    Sono capace di riempirmi un bicchiere, sono capace di chiamarti se ho bisogno di qualcosa e soprattutto quando mangio non voglio rispondere alle domande di un estraneo!

  4. gennaio 4, 2008 alle 07:46

    probabilmente questo spiega il successo, altrimenti del tutto inspiegabile, dei fast food.

  5. gennaio 4, 2008 alle 07:58

    Colpo, hai ragione.
    L’addestramento dei camerieri è tenuto da Ronald Mc Donald.
    Che doppiogiochista.

  6. gennaio 4, 2008 alle 09:44

    Ma poi è sicuro che la mancia (meritata o no, sorvolo su quest’aspetto…) vada effettivamente al cameriere? Qui in Italia, una mia amica lavora saltuariamente in un ristorante, ed immancabilmente la boccia con le mance la intasca il padrone…

  7. gennaio 4, 2008 alle 10:38

    Beh, Antigone, allora il padrone è un pezzodimmerda. Di solito vanno divise tra tutti i dipendenti, anche con chi sta in cucina.

  8. gennaio 4, 2008 alle 11:25

    Ma secondo me te devi dirglielo proprio. senti Jimmy sei ciccio, ma se non smetti di fracassarmi gli ziidei c’è il rischio che te lascio un molare pe mancia. apprezzeranno.

    per Antigone, di all’amica tua di licenziarsi.

  9. gennaio 4, 2008 alle 11:31

    Boston, la scena del cameriere è raccontata più o meno identica da Severgnini in “Un italiano in America”, scritto mi pare circa 13 anni fa, segno che nulla è cambiato.

  10. gennaio 4, 2008 alle 13:16

    quando facevo la cameriera in un’osteria veneziana adoravo i clienti americani. lasciavano certe mance da svenimento (al contrario dei maledettissimi taccagnissimi braccini cortissimi dei francesi, possa la grande madre terra inghiottirli e risputarli tutti in nuova zelanda) che agganciavo al volo dribblando il proprietario avido e poi spartivo con l’aiuto cuoco. ero ricambiata con generose porzioni di assaggini che mi lasciava nell’armadietto da portare a casa. amarcord…

  11. gennaio 4, 2008 alle 14:50

    I tedeschi e gli austriaci erano i migliori.
    Poi la crisi li ha infestiten, ja.
    Ora sono polacchi e cechi a farla da padroni, ma senza mance.
    Se si guarda la II Guerra, è proprio vero che chila fa l’aspetti.

  12. gennaio 4, 2008 alle 14:55

    katika: ma infatti! E il bello è che poi li senti raccontarsi fra loro “Ma ci pensi? Gli ho chiesto come sta e quello ME LO HA DETTO!!!” Ci devo provare, un giorno: “Mah, abbastanza bene, però sono tre notti che dormo male. Dev’essere un problema di materasso, perché mi sveglio indolenzito. Poi, stanotte ho anche digerito male… E lei?”
    mintossicobirra: sono con te sul servilismo. E sai che cosa mi irrita ancora di più? Le macchine gentili (tipo gli aggeggini ai caselli autostradali). Tipica conclusione della sosta di Bostoniano al casello: “Grazie! Arrivederci!” “Ma va’ in 4%$%& a tua madre!”
    colpodicoda: non ti credere, il gentilerrimo lo trovi anche lì. Quello che sfoggia una fila di decorazioni sul petto che sembra un veterano della guerra del golfo.
    ProfAntigone: scherzi? Qui si uccide per molto meno… E, che io sappia, anche in Italia. Mi associo alla spiegazione di Mintossicobirra (anche se qui, di solito, ognuno tiene il suo, visto che ritiene di esserselo guadagnato col proprio impegno personale)
    Zauberei: sono troppo pavido. La cozza nel piatto del cliente antipatico gira anche qui (nel senso romano di “cozza” = “scaracchio”, beninteso)
    colpodicoda: è quello che riferiva anche un mio amico che suonava piano-bar negli alberghi

  13. gennaio 4, 2008 alle 15:05

    mint: immagino che estenderesti la considerazione a cinesi e giapponesi. E noi, come ci inquadriamo in tutto ciò?

  14. gennaio 4, 2008 alle 15:09

    Perladarsella (scusa se ti ho saltata, l’avatar floreale mi si confonde con quello di Katika): giuro che non ho copiato! Ho letto vari libri di Severgnini, ma giuro che è un plagio inconscio!

  15. gennaio 4, 2008 alle 15:37

    Io dall’alto di dodici anni di esperienza in pizze e mandolini, mi sento di affermare che gli italiani sono i peggiori.
    Proprio ieri mi ha telefonato mia madre e mi ha detto che si è trovata nel bagno delle donne uno stronzo DIETRO il vater. Ancora non siamo riusciti a capire come abbia fatto, visto che c’è lo sciacquone.

  16. gennaio 4, 2008 alle 15:38

    Ah, ma allora non è solo il Polpetta che manda aff… le macchinette dei caselli autostradali. Anche lì vengono espressi dubbi sulla condotta morale della genitrice della macchinetta.

  17. gennaio 4, 2008 alle 15:43

    mintossicobirra: ha chiaramente preso in senso letterale l’espressione romana “hai cacato fòr de tazza”. Ma io intendevo come ci inquadriamo nella considerazione corsi e ricorsi post II guerra mondiale, visto che eravamo uno degli inattaccabili caposaldi dell’asse RoBerTo e gli altri due ora si vedono sorpassati da nazioni un tempo sottomesse. Dobbiamo aspettarci una Somalia forte a breve?

  18. gennaio 4, 2008 alle 15:43

    katika: confermo, non è solo polpetta. Il cyberservilismo deve mori’.

  19. gennaio 4, 2008 alle 15:47

    Con gli zozzoni che abbiamo invaso ancora per un po’ stiamo tranquilli.
    Te lo dice uno che è stato in Etiopia e Montenegro.

  20. gennaio 4, 2008 alle 16:04

    boston, non passa giorno da quando l’hai scritto che non penso ai tuoi gamberi lessati conditi col carotone giappo.
    li desidero ardentemente.
    altro che mancia………

  21. gennaio 4, 2008 alle 16:36

    Pillow: se trovo gli ingredienti, quando vengo in Italia ci proviamo

  22. gennaio 4, 2008 alle 18:02

    Lo vedi questo? è il più piccolo violino del mondo. E suona solo per le cameriere.

  23. gennaio 4, 2008 alle 18:15

    adoro questi raccontini di vita vera americana. Dall’Italia, però.

  24. utente anonimo
    gennaio 4, 2008 alle 18:51

    (W, hai dimenticato di sfregarti indice e pollice, approssimativo.)

  25. gennaio 4, 2008 alle 22:08

    meraviglia… verissimo… ne ho spiazzata una quest’estate al 20mo “how is…” le ho detto “ma’am… I’m keeping on eating, which means I like it, don’t you think?!”, sfoggiando il mio miglior sorriso… e lei “of course”… fine del discorso…
    mi sono così divertita… capisco possa essere sembrata una cafonata, ma volevo farlo da tempo 🙂

  26. gennaio 4, 2008 alle 22:10

    Ma anche a Palma succede così! Con i turisti tedeschi però…mica scemi i camerieri spagnoli!

  27. gennaio 4, 2008 alle 22:33

    Wayne: le iene è il pezzo di cultura tarantiniana che, dolorosamente, ancora mi manca. Quindi non sono in grado di apprezzare la citazione come meriterebbe, ma mi attrezzerò.
    Violacciocca: beh, abbiamo del nostro. “Abbèlla! Siedite ‘n po’ ‘n do’ te pare… Bianco o rosso? Oggi ciavémo rigatoni co’ la pajata, pasteppatàte, polèntaghe’e spuntature emmatrisciàna. Che voi? ‘ A matrisciana? Mannò, me sàcchette porto pasteppatàte, damme retta…”
    anonimo: era diretta a Wayne?
    lamorachevola: ti ammiro moltissimo. Non riuscirò mai a fare una cosa del genere, ma lo vorrei
    Salvietta: sì, eh? A me in Spagna mi hanno sempre lasciato campare… Sono io che sono italiano o a Barça/Madrid i camerieri sono meno servili?

  28. gennaio 5, 2008 alle 07:09

    questo post è linkato direttamente ad uno dei capitoli di “Ciao America” (B. Severgnini). Nel suo caso, ho apprezzato molto il libro anche se a volte sembra che lui (tramite giudizio insindacabile) si elegga unico essere dotato di materia grigia presente sulla terra.. nel tuo caso, mi fa davvero piacere notare che a considerare questo approccio del personale di sala siamo stati almeno in tre 😀
    (il libro lo trovi da B&N, se ti interessa)
    Pensa che il fidanSato è rimasto senza parole perché gli ho detto che qui i camerieri hanno uno “stipendiofisso”, un altro po’ e gridava allo scandalo 😐
    Ok alla meritocrazia, ma è (imho) vergognoso che un inserviente venga tenuto a 2.50 soldini l’ora più le mance.. chevvuoldire? 😐

  29. gennaio 5, 2008 alle 12:40

    che ansia soffocante! qui dalle parti mie i camerieri sono tutt’altro che service oriented, e se si vuole qualcosa bisogna quasi andarseli a stanare nell’angolo dove si sono rintanati a chiacchierare… però quando ti hanno portato da mangiare non rompono le palle!
    baci lontani

  30. gennaio 5, 2008 alle 14:09

    Shade: da un certo punto di vista mi consoli a citare Ciao America: è uno dei libri di Severgnini che non ho letto. Il che non vuol dire niente, perché il soave signor Beppe non è immune da tendenze di autoriciclo, quindi potrei averlo letto altrove. Forse era meglio che lasciassi stare Luttazzi qualche post fa… Va beh, transeat. Comunque, ci sono tante cose per le quali i locali gridano allo scandalo. Pensa all’idea del comunismo, o di dare un bicchiere di vino a un bambino, o altre cose perfettamente innocenti. E il bello è che non guardano i propri travi nell’occhio, leggi pena di morte, ingerenza pesante nella politica di altri paesi ecc ecc ecc. Però, bisogna ammettere una cosa: magari non digeriscono il tuo punto di vista ma te lo lasciano esporre perché partono dal presupposto che, se è una fesseria, il mercato lo farà sparire.
    Expecting: ti si sente più adesso di quando eri in Italia! La cosa mi riempie di piacere, spero che tu riesca a continuare così. Abbracci ricambiati!

  31. gennaio 5, 2008 alle 19:43

    perdonami ma ho riso di gusto alle 3 possibilità di risposta!
    e comunque deve essere parecchio irritante, condivido, alla prossima uscita decurta la mancia quanto più è pressante il cameriere!
    (insomma, gli americani qualcosetta da noi la devono ancora imparare…)

  32. gennaio 5, 2008 alle 22:14

    Freesia: non vedo che dovrei perdonarti, è esattamente la mia speranza che la gente rida quando sparo cazzate! Mi dice Ryuko che sei l’autrice del vocabolo “conterronea”, a proposito. Quando lo ha usato in un commento a qualche post fa, le avevo detto che va incluso d’urgenza nel dizionario della Crusca

  33. gennaio 6, 2008 alle 14:05

    E’ la cultura del servizio. Certo, è fastidioso avere uno che ogni due per tre ti domanda se va tutto bene. E’ pur vero che queste mance devono guadagnarsele ma ogni eccesso è difetto. Non a caso una descrizione ricorrente nelle brochure di hotel e ristoranti è: il personale è attento e discreto, pronto ad esaudire ogni desiderio dell’ospite. Il trucco sta nel mettere a frutto la parola “discreto” e allora la mancia è assicurata.

  34. gennaio 6, 2008 alle 14:47

    Quest’estate sono stata 3 settimane a New York, ed ogni volta era sconvolgente la quantità di soldi spesa per la mancia, e pensare che qui ci formalizziamo anche per lasciare un euro!!!

  35. gennaio 6, 2008 alle 16:32

    Caroline: direi che è proprio il problema della MANCANZA di cultura del servizio (e una sovrabbondanza di cultura della mancia). Il fatto è che il cameriere medio è uno studente che si mantiene il college, non un professionista…
    Mikina: vero, eh? Che ti sballa completamente i conti, perché sulle guide ti pubblicano il prezzo medio SENZA mancia. Poi, a NY ultimamente quasi tutti i ristoranti aggiungono la mancia d’ufficio MA ti lasciano sul conto della carta di credito lo spazio per aggiungere la mancia. Se ti distrai, bingo! Due mance, per un totale di quasi il 40% in più rispetto al conto originale…

  36. gennaio 7, 2008 alle 11:15

    Di fellatio durante l’attesa non se ne parla?

  37. gennaio 7, 2008 alle 12:15

    Scusate se puntualizzo: se non ricordo male il libro “Un italiano in America” è stato ripubblicato in inglese e (forse) con qualche modifica col titolo “Ciao America”, quindi è logico che la storia della cameriera sia presente in entrambe le versioni.
    E comunque lungi da me l’intenzione di darti del copione (però, Boston, il fatto di confondere il glorioso giglio non è perdonabile).
    Comunque posso dire che quelle che io chiamo le domande idiote son diffuse anche qui: recentemente in un ristorante a Milano il cameriere viene a riprendere il mio piatto, che aveva contenuto dei buonissimi ravioli col bitto e non mi ricordo più che altro formaggio, ma che al momento del ritiro era lustro come appena uscito dalla lavastoviglie e mi fa “Le son piaciuti?”. Volevo rispondergli “Secondo te? A forza di strusciare il piatto con la forchetta, a momenti gratto via anche il rigo beige e i fiori, fai un po’ te…”

  38. gennaio 8, 2008 alle 11:06

    Sempre parlando della ristorazione in Spagna.
    Fossi stato tedesco ti avrebbero servito con le posate d’argento con manici d’avorio…
    Credo che gli italiani siano riconosciuti per il loro personalissimo modo di lanciarsi sul tavolo migliore, ignorando il cartello “attendere il cameriere”, andando ad occupare dei posti riservati.
    Sabato sono andata al ristorante thailandese.
    Domanda del cameriere intento a servire vino: “italiani”?
    Non avevamo proferito parola:-)

  39. gennaio 8, 2008 alle 14:56

    Perladarsella: chiedo venia, il giglio a questa risoluzione sembra una macchia viola su fondo verde. Con molta fantasia, pare una panzé…
    Salvietta: in molti posti ci riconoscono dalle scarpe

  40. gennaio 8, 2008 alle 17:19

    Oh, non vorrei rompere, ma sentiunpo’, quanti giorni sono che non scrivi un nuovo post?
    Poi “Pigrazia” sarebbe tua moglie, eh?

    Rita

  41. gennaio 8, 2008 alle 18:02

    E bada che questo non è neanche il record! Io non sono prolifico di natura, perché pensi che i miei post vengano conclusi da “un altro faticoso parto di Bostoniano”?

  42. gennaio 8, 2008 alle 20:28

    18%???? quando ci vivevo io, la mancia ai camerieri era del 10%. Vedo che anche senza euro le cose son peggiorate lo stesso. 🙂

  43. gennaio 8, 2008 alle 20:48

    Lisa: quanto tempo fa era? Io non ho mai sentito meno del 15…

  44. gennaio 9, 2008 alle 08:17

    Eeeeh… io me ne sono andata dieci anni fa. Ed era il 10% minimo sindacale, te lo scrivevano anche sullo scontrino, già calcolato da loro.

  45. gennaio 9, 2008 alle 21:25

    Boston che succede? Non sei più il più (scusa il calembour) veloce nel lasciare i commenti sui blog… ti si è rotto l’avvisatore?

  46. gennaio 9, 2008 alle 21:37

    Gattomammone: l’età, che vuoi farci…

  47. gennaio 9, 2008 alle 23:13

    gatto: stavo per dirlo io: il … compleanno si avvicina, peggiora giorno per giorno! 😉

  48. gennaio 10, 2008 alle 10:24

    bostonissimo!
    ti ho messo tra i preferiti con un soprannome dei mejo, (anche se non lo so se te piace er jazz)
    e tu nun posti più??

    Non ti dico fare notte al lavoro! ma armeno: qui n’aameerica oggi ci fa freddo e se magnamo un hot dog.
    Ecco!

  49. gennaio 10, 2008 alle 12:29

    “Mewwy googh, hank you!”
    Bellissimo.

  50. gennaio 10, 2008 alle 13:24

    Be’, visto che non scrivi nulla di tuo e ci lasci come Salinger ad ammuffire nell’attesa, almeno alza il culo e vieni un attimo di là dal Birrofilo che ci serve qualcuno che abbia un minimo di cultura.

    Il tema è “acetilene”.

    (Non chiedermi niente).

    Thanks

    Rita 🙂

  51. gennaio 10, 2008 alle 15:19

    Ma guarda che pettegola questa!

  52. gennaio 10, 2008 alle 15:43

    Pigrazia: PRRRRRRRRRRRRRRRRRT!!!
    Zaub: ho il blocco dello pseudoscrittore. Ne parliamo?
    Criteo: senza pudore né modestia, confesserò che è la cosa del post che mi piace di più
    Rita: mi piace, devo trovare altri termini di paragone. Dunque: ho la prolificità di un Salinger. Poi?
    Wayne: che tocca sopporta’…

  53. agosto 1, 2009 alle 14:06

    Ho trovato questo post mentre leggiucchiavo nel mio primo giorno da disoccupata…

    Il fatto del sorriso e’ “mandatory”,nel senso che io son stata licenziata perche’ non sorridevo ai clienti (e dire che mi chiamano miss giggle i miei amici…):anche il chiedere come va dopo che il cliente ha mandato giu’ la prima molecola di cibo…se non vai a fare la fatidica domanda ti devi preparare a un cazziatone di quelli esagerati!

    Sii un po’ piu’ comprensivo,pensa che stai salvando una come me 😉

  54. agosto 3, 2009 alle 14:11

    Ale: ho letto sul tuo blog come sono andate le cose. Sopportare un sorridente a comando non lo avrebbe salvato, con un manager del genere. Comunque, credo che anche nella capitalistissima Irlanda dovresti avere delle pezze d’appoggio per una bella vertenza, no? Questione di principio: lo stile di management di quella tizia è perdente e superato, lo fai per il bene dell’azienda.

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