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Cesso…

…d’amarti questa sera
La trina del tuo vestito blu
Scarico il cuore dalle pene…

…eccetera, cantava Pippo Franco in un disco del lontano 1971.

Esistono persone che riescono a espletare ovunque con nonchalance. Di solito, da piccoli sono stati negli scout o hanno comunque un approccio rapido e disinvolto al problema, di fatto molto invidiabile.
Io, dal canto mio, ho avuto esperienze extra-gabinetto di casa di ogni tipo, dal prato al foro sul pavimento del cesso a sbalzo della casa di campagna, dall’anfratto nascosto dietro una roccia direttamente in mare al vaso alla turca. E in nessun caso mi sono poi trovato a pensare "Beh, non era poi tanto male, del gabinetto di casa si può anche fare a meno".

Capito con chi avete a che fare, descriviamo ora i servizi che mediamente si trovano negli uffici americani. Per carità, sono tenuti ragionevolmente bene, eh? Non è che ti accorgi a cose fatte che devi cercare qualche biglietto da visita consunto nel portafoglio per riparare alla mancanza di carta igienica, né di norma trovi inaccettabili quantità di liquidi di origine incerta sparsi sulla tavoletta. Beh, passiamo alla descrizione, va.

La dotazione media sono due urinatoi, uno ad altezza fantino e uno grossomodo normale, e tre gabinetti di cui uno, ambitissimo, previsto per portatori di handicap, e quindi enorme e dotato di utilissimi supporti per appendere cose o sospendere persone che tentano di evitare il contatto. Gli altri non sono dissimili dai gabinetti di tutto il mondo nelle dimensioni. Ma…

Iniziamo dalla considerazione "spazzolino". Perché gli americani non lo mettono MAI a disposizione? Nei bagni di casa (ma anche negli alberghi) è più facile trovare uno sturalavandini di dimensioni industriali che uno spazzolino. Evidentemente, ha ragione Elio quando presenta "Abitudinario": agli uomini piace da matti ripulire i residui marroni col getto della pipì e gli americani, con fare tutto americano, hanno deciso di fare il possibile per incrementare quantitativamente tale piacere.

Passiamo poi alla struttura. In pratica, la camera è un grosso stanzone maiolicato. La divisione fra i gabinetti, invece di essere realizzata con dei tramezzi di mattoni, è creata con pannelli di legno. Ciascun pannello è sospeso da terra di almeno mezzo metro e arriva a un metro dal soffitto. Inoltre, i pannelli sono fissati al muro e a un’intelaiatura portante con delle graffe metalliche, che lasciano delle lacune di un mezzo centimetro all’intelaiatura e di due-tre centimetri verso il muro.

Immagino che qui abbiano pesato due considerazioni: 1, quanto ci mettiamo meno e ci costa meno allestire un bagno così; 2, se qualche coppia biricchina di impiegati si imbosca nel cesso a fare cose vastase, li si becca alla grande. Bravi, bravi. Queste sì che sono le cose importanti. O no?

Consideriamo i due ruoli. Innanzitutto, l’espletatore si trova dietro questo sommario riparo. Dalle lacune vede chiaramente fuori e immagina che, con un po’ di impegno, chi sta fuori possa vedere dentro. La sua privacy è appesa al filo della discrezione altrui che, si sa, è labile. Sa inoltre che chiunque, entrando, vedrà le sue scarpe e i suoi pantaloni calati. Una persona con un certo spirito di osservazione, incontrando quelle scarpe e quei pantaloni in corridoio, sarà senz’altro in grado di associarli alla performance di rumori e fragranze a cui ha avuto modo di assistere. Insomma, credo che il gradino successivo siano i famosi cessi cinesi senza porte né pareti, dove i giapponesi si portano un ombrello per crearsi un minimo di riparo. Cagare in una situazione del genere è un esercizio che richiede una spettacolare sfacciataggine o una coordinazione orecchio-sfintere fuori dal comune: aprire delicatamente, chiudere alla percezione della prima bolla d’aria, spalancare il più possibile appena si sente che la porta esterna si chiude e nel bagno non ci sono altre presenze, cercando di completare l’operazione prima che entri qualcun altro, quindi nuova, spasmodica attesa che il bagno sia completamente vuoto prima di uscire dal gabinetto e ricomporsi, assumendo un’espressione innocente rispetto alla fragranza che s’ale per l’aere ("Cagare? Moi? Sono venuto a lavarmi le mani, io…")

Il visitatore occasionale invece è esposto a ogni sorta di offesa acustico-olfattiva. In lui si creano varie opposte tendenze: pena verso il povero disgraziato seduto sulla tazza e umiliato dalla situazione; risentimento per le suddette offese acustico-olfattive; tendenza al riso (da reprimere a fatica) in occasione di prestazioni particolarmente eccezionali; infine, se ha la ventura di servirsi dell’urinatorio più prossimo al primo gabinetto, può godere di una invidiabile panoramica sul culo dell’occupante il gabinetto stesso grazie al riflesso sulle maioliche attraverso la lacuna muro-divisorio.

Spiegatemi voi: perché tanto odio? Non dobbiamo usarlo tutti? Come fa l’architetto, anche lui essere defecante, a non rendersi conto delle pene che subirà il suo fratello? Non sa mettersi nei suoi panni e progettare un cesso di cui avrebbe piacere a servirsi lui per primo? È proprio vero: i più grandi misteri dell’esistenza si nascondono spesso nelle cose più triviali.

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  1. febbraio 12, 2008 alle 16:33

    Certo che qui “un altro faticoso parto di Bostoniano” assume un sapore tutto particolare…

  2. febbraio 12, 2008 alle 16:51

    ahah!!!!
    la tua conoscenza di Elio ti fa onore, tanto che perfiino io non conoscevo quella cosa di Natale di cui mi hai scritto.
    Allora sono proprio così? Come il bagno unisex di Ally Mc Beal, more or less?

  3. febbraio 12, 2008 alle 17:18

    ho una postilla: per non mettere lo spazzolino riempiono i water di circa 10 litri d’acqua, con ovvie conseguenze per chiunque non defechi sospeso al soffitto. detestabile e assai infettivo.

  4. febbraio 12, 2008 alle 17:35

    ma dai! ma pure le latrine nei campi rifugiati hanno standard migliori di questi, dalla privacy allo spreco di acqua.

  5. febbraio 12, 2008 alle 18:25

    Ma avete notato che in America i cessi sono pieni di acqua fino quasi all’orlo e tutto quello che viene defecato rimane a galleggiare finché non si tira lo sciacquone? Ma non va subito giù, no. Il getto d’acqua fa fa rivoltare e girare e volteggiare tutto quanto prima che sia sommerso definitivamente nello scarico. Si può sopravvivere soltanto abbassando immediatamente il coperchio per non vedere e dopo tirare subito lo sciacquone. Detto questo vado a preparare la cena.

  6. febbraio 12, 2008 alle 18:40

    sto morendo dalle risate 🙂 spettacolo il post sui cessi americani…grande.

  7. febbraio 12, 2008 alle 18:51

    La cosa che mi ha sempre colpito nei tf americani è che i bagni pubblici (ristoranti, bar, discoteche, uffici, ecc…) sono sempre bellissimi e pulitissimi. è pura fiction o corrisponde ad un minimo di realtà?
    Detto questo, a me la turca ha sempre fatto senso.

  8. febbraio 12, 2008 alle 18:54

    tortadimele: confermo punto per punto
    expecting: “spreco” è il secondo nome degli Stati Uniti!
    sullepunte, katika: già! E avete notato che il foro è piccolo ma c’è un’abbondante superficie piana pronta a raccogliere il prodotto? Quando non avevo ancora casa e abitavo in un residence, usavo la doccia (che per fortuna ci arrivava) per ripulire il tutto. Non che la vista mi disturbasse oltremodo, ma il pensiero della disgraziata che veniva a fare la camera e trovava il cesso sporco non mi dava tregua.
    catepol: (si inchina compitamente)

  9. febbraio 12, 2008 alle 19:23

    ProfAntigone: dipende dai locali. In generale, quelli che ti aspetteresti (uffici, alberghi, ristoranti decenti) hanno effettivamente servizi puliti, e quelli che ti aspetteresti (localacci infami, pub di terz’ordine) hanno effettivamente delle cose ributtanti

  10. febbraio 12, 2008 alle 19:24

    avete il bagno bisex?????

  11. febbraio 12, 2008 alle 19:29

    No, almeno quello in effetti no (non che me ne importerebbe nulla, ma povere signore!)

  12. febbraio 12, 2008 alle 20:26

    vorrei nell’ordine:
    -isolamento acustico
    -scarico in stile cascate nardis (vanno bene anche quelle del niagara)
    -aspirazione potente (stile propulsione di uno shuttle).
    Altrimenti aspetto di essere a casa.

  13. febbraio 12, 2008 alle 21:18

    no, per dire… mi sembrano piu’ dignitose alemno per la privacy e anche piu’ igieniche!

  14. febbraio 12, 2008 alle 21:20

    Bos, prego notare con quale abilita’ ho postato la prima immagine della mia vita in un commento!
    vorrei dirti che ho fatto tutto da sola ma invece e’ stata la Bianci che mi ha spacciato le istruzioni che gli avevi dato tu… insomma come copiare la versione di latino copiata da qualcun altro. in latino d’altronde io avevo 4.

  15. febbraio 12, 2008 alle 21:23

    laterra: anche io, infatti di solito è quello che faccio!
    expecting: sei diventata incontenibile! 🙂

  16. febbraio 12, 2008 alle 22:45

    Le prossemie defecatorie non sono irrilevanti, il cesso è la sublimazione dell’esistenza.
    Il cesso ci qualifica, l’atto espulsivo è parte significativa della vita: il cesso come il sepolcro ci dice chi siamo, è qui che ci si esprime al meglio in pindarici voli nella fantasia.

    E sprecare tutto ciò in un miserabile cubicolo maiolicato?

    Comitato pro-cesso giusto
    (che non ha niente a che vedere con lo SME, anche se di stessa materia trattasi)

  17. febbraio 12, 2008 alle 22:48

    http://www.guiaesfinter.com/
    L’aulentissimo tono del post mi ha fatto ricordare questo sito visto tempo fa.
    Giuro. è una raccolta di foto di cessi dal mondo. pare che il migliore sia ad Istambul!

  18. febbraio 12, 2008 alle 22:48

    hai illuminato la mia squallida serata pisana passata a pensare che non c la farò mai a laurearmi. Vado a fare un giro in bagno..è bello leggerti di nuovo!

  19. febbraio 12, 2008 alle 23:27

    Salvietta: fa piacere vederti tanto d’accordo. Sono inoltre ammirato di quanto la tua scelta lessicale riesca a nobilitare la materia
    giapatoi: ma è fantastico! Bisogna contribuire assolutamente. Ora si tratta di capire come posso scattare foto nel bagno senza destare sospetti…
    cilidif: dai, che hai appena cominciato. Non hai neanche il problema del militare, tu!

  20. febbraio 13, 2008 alle 07:42

    boston, quando diventerò direttice generalissima di tutte le facoltà di architettura d’italia istituirò l’obbligo al primo anno di “cessi 1” e “cessi 2”, con un approfondimento sulle latrine nei campi rifugiati che da oggi grazie ad expecting scopro interessantissimi e funzionali, nonchè un opzionale “cessi sublimi” al quarto anno. inoltre, due settimane di stage a pulire i cessi in diversi luoghi pubblici, dagli alberghi alle carceri. perchè ciai raggione!!

  21. febbraio 13, 2008 alle 07:45

    quando ero piccirilla ho fatto un paio di settimane in una scuola in illinois per un gemellaggio: nei bagni non c’erano le porte! sono stati quindici giorni durissimi: evitavo di ingerire liquidi per il terrore di dovermi esibire in pubblico. terrificante…

  22. febbraio 13, 2008 alle 07:48

    Devo essere sincero: io mi vanto della produzione.

    Tempo fa, dopo una seduta piuttosto rumorosa, esco ed un tipo mi fa:
    “Ha mangiato pesante?”
    “Perché?”
    “No, dai rumori”
    “E doveva vederla, signore!
    Come un film in technicolor con audio in THX”

    Scusatemi, lo sapete che sono un po’ troppo nature.

  23. febbraio 13, 2008 alle 08:03

    Scusa Colpo, tu per quindici giorni non hai usato il bagno!?

  24. febbraio 13, 2008 alle 08:04

    Che poi, scusa, che campo era?
    La Guantanamo dei Nazisti dell’Illinois?

  25. febbraio 13, 2008 alle 08:19

    Io invece mi peso sempre prima e dopo, per sapere con esattezza quanta ne ho fatta.

  26. febbraio 13, 2008 alle 08:47

    Questo post mi fa tornare alla memoria i periodi passati in campeggio.
    Sveglia all’alba, sgattaiolamento ai cessi, copertura di qualsiasi superficie con chilometri di carta igienica, profondo raccoglimento e orecchio teso al minimo segno di vita oltre le pareti.
    Tutto relax, insomma.

    Io in quei cessi, quelli con le lacune fra muro e divisorio non ce la farei mai.
    Nei momenti in cui si dovesse consumare il dramma, si adotta la tattica “sciacquone mentre si fa”.

    In certi negozi, quelli che hanno i camerini con le tende che regolarmente sono accartocciate ai lati e che arrivano pelopelo al bordo dell’intelaiatura,in pratica mi presento armata di sparapunti… figuriamoci in un cesso.

  27. febbraio 13, 2008 alle 09:38

    Quello che dice Katika al # 5 esiste anche in Thailandia: quando ci sono stata la prima volta due anni fa rimasi sconvolta nel vedere il mio prodotto interno lordo che galleggiava allegramente.
    L’anno scorso invece l’apoteosi: la Honeymoon Deluxe Suite (peraltro molto bella) dove mi recai con l’amato bene e che mi sento di consigliare solo alle coppie veramente affiatate (nel senso letterale della parola), in quanto la porta del bagno è costituita da una coppia di tende fermate lateralmente da un bel fiocco.

  28. febbraio 13, 2008 alle 10:11

    Gran bel lavoro Bostonianòn! MI sono spaccata dalle risate.
    Ma dico, almeno in quelle lande der nuovo mondo i cessi ci sono, cioè se tu vai in un posto per cacare. anche se in compagnia – cacherai. Puoi scegliere per motivi psichici di non farlo, talora l’inconscio agisce per te – ma l’ambiente non ti ostacola.
    Ma se sei invece ospite in una casa francese, e gli dici pardon vorrei er bagno.
    Tu vai al bagno – ci hai pure gli strizzoni de panza. Ma la tazza NON C’E’. La cerchi ovunque, ma non la trovi. sotto gli asciugamani nell’armadio delle medicine.

    Poi con un certo imbarazzo vai dal padrone di casa e specifichi che non ti frega un cazzo di lavarti tu vuoi per l’esattezza UN CESSO.

    solo allora ti mandano in una cella di isolamento per nani.

  29. febbraio 13, 2008 alle 11:04

    @zauberei: vero in una casa francese ho trovato anche un gabinetto nascosto dietro al paravento in un sottotetto/stanza da stiro… ovviamente il cesso era nella parte bassa (che più bassa non si può) e l’asse da stiro nella parte più alta… 🙂 … e fortuna che non ho mai avuto bisogno quando la signora stirava!

    Invece a Monaco di Baviera non potete perdere l’Hotel Belle Blue City dove, per dare luce ai bagni non finestrati, l’architetto (che non conosceva l’uso del vetrocemento, del vetro zigrinato o di qualunque altro vetro che dia luce senza essere trasparente!) ha messo una bella vetrata direttamente sulla camera… et voilà, come essere al “grande fratello”!
    Ciao Luisa

  30. febbraio 13, 2008 alle 11:22

    #23 mintino, cercavo di farla solo una volta a casa, oppure evitavo la ricreazione e chiedevo di uscire durante le lezioni per poter trovare i bagni vuoti (cosa difficilissima, visto che ci saranno tremila studenti). una fatica bestia. mi sa che le porte le avevano cavate per evitare che i ragazzini si facessero le pere nel cesso. che figurati cosa gliene fregava ai tossici di farsi vedere, mentre chi voleva timidamente conferire alla natura il prorio fardello doveva umiliarsi pubblicamente. ecchecazz!

  31. febbraio 13, 2008 alle 11:27

    #26 esse, hai ragione! i camerini di prova con la microtendina, che ti danno la sensazione di andare in diretta su pornotube! li odio. sai che la sparapunti non è mica una cattiva idea…

  32. febbraio 13, 2008 alle 12:26

    Bos, per sapere quanto ti capisco e quanto ti do ragione, ti ricordo i miei post sulla turca. Quando ci penso voglio morire.

    Nina

  33. febbraio 13, 2008 alle 15:01

    a titolo informativo: sono appena riuscita a stordire ElRubio dopo una minestra della valle degli orti spagnola…ora ho urgentemente bisogno di andare al pensatoio ma non posso! ARGHHHHHHHH

  34. febbraio 13, 2008 alle 15:01

    io in campeggio divento stitica, per dire………

  35. febbraio 13, 2008 alle 16:01

    Wow… lo sapevo che l’argomento avrebbe suscitato discussioni! Dunque…
    Zio Polco: il fatto che tu sia del giro architetti e concordi mi dà speranza. Fatti valere!
    Mint: io non riesco a vantarmene proprio con chiunque. Ci deve essere un rapporto disinvolto, quello per il quale si fanno le gare a chi dice le battute più sceme e a chi tira le emissioni d’aria più notevoli
    Wayne: io no, mi peso sempre e solo dopo. Il peso prima l’ho visto un paio di volte e mi ha fatto preoccupare (negli ultimi 3 anni ho preso dieci chili come ridere)
    Esse: come ricordavano Katika e Sullepunte, qui, se fai andare lo sciacquone quando sei seduto, l’acqua ti carezza le natiche. Finché è solo acqua va anche bene, ma…
    perladarsella: se una coppia di fresca formazione passa l’esperienza, è solida
    Zaub: è vero! Anche in Austria mi è capitato che il cesso fosse in uno sgabuzzino sito a un corridoio di distanza dal resto del bagno. Che uno si domanda: e il bidè? No, perché gli austriaci no, ma i francesi spesso ce l’hanno. Nel bagno. Dove non c’è il cesso. Come a dire: fatti tutta casa coi pantaloni calati.
    Nina: a te pensavo…
    Salvietta: thanks for sharing 🙂
    Pillow: conosco bene. Una volta, in situazione “campeggio con un sacco di sconosciuti” non sono riuscito a espletare dieci giorni. Non ti dico che cosa è successo il giorno che siamo andati in piscina e, negli spogliatoi, ho visto UN VERO GABINETTO CON TAVOLETTA E PORTA CHIUDIBILE

  36. febbraio 13, 2008 alle 16:05

    Scommetti che se vai a casa di un qualsiasi architetto americano troverai un cesso all’Italiana? Cioè con la dovuta privacy ed un appoggio per il giornale di turno.

  37. febbraio 13, 2008 alle 16:11

    Considera il fatto che questo mai visto in vita mia si è permesso di criticare la mia Opera per (s)fiati e grancassa in fa(lla) maggiore.

  38. febbraio 13, 2008 alle 16:19

    ER MARACANA’!!!!!!!!!!!!!! :))))))

  39. febbraio 13, 2008 alle 16:31

    Gattosecco: non so, sai? Un mio amico architetto si è riempito casa di cose bellissime ma assolutamente poco pratiche. Il gabinetto è fatto bene ma la cucina, ad esempio, è un disastro funzionale di alta valenza estetica. Sono sicuro che Colpo mi capisce.
    Mint: un poveraccio privo di gusto, senza dubbio
    Pillow: Anfàtta!!!!

  40. febbraio 13, 2008 alle 22:03

    il bidet nelle case francesi è lontano dal cesso perché serve solo per lavarsi i piedi noi italiani ci laviamo il sedere dopo le sedute perché siamo sessuofobi, sostennero
    teorizzavano, pure (e le mie orecchie non si capacitavano)

  41. febbraio 13, 2008 alle 22:09

    Cioè cioè cioè??? L’ano che prude non è dovuto a depositi fecali ma bensi è solo prodotto di suggestione sessuofobica? Ces diables de français, sono furbissimi!

  42. febbraio 13, 2008 alle 22:09

    in campeggio è drammatico…lo so, neanche io ci riesco. Comunque vorrei dire che secondo me questo è il post più divertente che hai scritto , Bostoniano…saluti un po’ meno squallidi di ieri da Pisa.

  43. febbraio 13, 2008 alle 22:10

    cilidif: da un lato mi fa piacere, da un altro mi sarebbe piaciuto che il mio post migliore parlasse di qualcosa di un po’ meno triviale… 🙂

  44. febbraio 14, 2008 alle 17:14

    Io ho letto nell’ordine: il post; il primo commento del Bost (e già qui facevo fatica), il commento della Sullepunte che in questi giorni, fra scatarrate sul mio blog e cessi qui, sta rivelando veramente un’invidiabile conoscenza delle bassezze umane, e il commento di katika… credo di non poter andare avanti se non voglio rivelare a tutta la valle che non sto propriamente lavorando su un file excel, per quanto possa essere divertente…

    ilaRita

  45. febbraio 15, 2008 alle 23:26

    Mi giustifico per il commento in ritardo: non che non abbia apprezzato, ma la prima volta lo lessi al lavoro e non avevo tempo di commentare, poi ho avuto la febbre.

  46. dicembre 21, 2009 alle 22:03

    Anonimo: non ti avrei lasciato fare una prolusione del genere neanche in uno dei vari post pertinenti. Che tu spammi un post completamente random mi irrita oltremodo. Considerati valutato più o meno alla pari con lo psiconano e i suoi scherani, quanto a modo di fare.

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