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Ops…

In un commento a un post di Rita, in cui si parlava di moccoli e Toscana, ho chiesto se avevo già raccontato un aneddoto successo un’eternità di tempo fa. Esse mi ha esortato a raccontare. Visto che come commento stava diventando ipertrofico, lo posto qui.

Doveva essere a metà anni Settanta, teatro la Toscana rurale d’altri tempi… un incrocio fra Don Camillo e Berlinguer ti voglio bene, per darvi un’idea. In questa frazione montana quasi disabitata ad eccezione di qualche mezzadro, questo parroco energico e convinto della propria missione aveva fatto riaprire una parrocchia (chiusa e andata in rovina con la scomparsa del parroco medesimo a metà anni ottanta).
Ogni anno, adescandolo con la prospettiva di un pranzo luculliano (che sui preti ha sempre la sua attrattiva), faceva venire il vescovo in visita alla parrocchia. Tutti i mezzadri della zona, al tempo felicemente rossi e mangiapreti, bestemmiatori patentati ma presenti a messa ogni domenica, quel giorno si tiravano a lucido e rendevano onore al vescovo. Alcuni avevano il talento della rima baciata estemporanea. Il nostro eroe no.
Il nostro eroe era un incrocio fra la mascotte e lo zimbello degli altri contadini. Basso e magrolino, come lo erano molti italiani cresciuti nel dopoguerra. Viso che poteva ricordare vagamente Stanlio, ma con una pelle molto più violentata dagli elementi. Occhio pallato, vagamente tipo Glenn Gregory, cantante degli Heaven 17. Zazzera bianco-rossastra piuttosto carente sul cucuzzolo. Timido. Scapolo a vita, ma non certo per scelta. E, soprattutto, irrecuperabilmente astemio.
Si decide che quell’anno deve avere i suoi quindici secondi di notorietà: gli si confeziona una rima che declamerà in onore del vescovo. Lo si tira a lucido. Gli si fa ripetere la rima alla morte. E si tenta di sciogliere le sue paure nell’alcol, facendogli tracannare un paio di bicchieri di quel rosso micidiale, sedicente Chianti Putto, cattivo in modo leggendario ma con quel minimo di alcol, che si faceva da quelle parti.
Arriva il momento. Il nostro eroe, niente affatto sciolto dall’alcol, è nel pallone totale. Sembra disegnato da Jacovitti, con tutti gli sbuffi di vapore che gli escono dalla testa. Occhio più pallato che mai. Il silenzio. Quelli attorno a lui cercano di incoraggiarlo sottovoce. Lo esortano. Finché lui accenna finalmente a parlare… e dice:

"P***a M*****a. ‘un me la ricordo più"

(sipario)

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  1. marzo 31, 2008 alle 15:08

    Bhuahahaha! però… fa anche un po’ tenerezzhuahahahahahahaahahaha!

  2. marzo 31, 2008 alle 15:11

    Clap clap clap clap!!!

  3. marzo 31, 2008 alle 15:27

    Alla faccia dei quindici secondi di notorietà! ;D

  4. marzo 31, 2008 alle 15:29

    Oddio mòio.

  5. marzo 31, 2008 alle 15:39

    Applausi del Vescovo.
    Ma anche no.

  6. marzo 31, 2008 alle 15:42

    Pizza Maremma?

  7. marzo 31, 2008 alle 15:55

    Che uomo! Alla faccia del Vescovo.
    Siccome la bestemmia tira (come la patata ecc.) ho scritto anche io un post sulle bestemmie. Sei la mia principale fonte di ispirazione per i post odierni, due su due.

  8. marzo 31, 2008 alle 16:05

    Il nostro eroe avrà avuto decisamente più di 15 secondi di notorietà!

  9. marzo 31, 2008 alle 16:25

    Mio padre da giovane lavorò a foggia per un paio d’anni. All’epoca per arrivarci in macchina bisognava attraversare un paesino che si chiamava (e si chiama ancora) Troia.
    Era la festa del santo patrono.
    Fu invitato il vescovo. Era estate, periodo di feste patronali, ed evidentemente il vescovo era in overbooking. Per cui il sant’uomo dovette pensar bene di fare sempre lo stesso discorso, cambiando solo il nome del paese e dei paesani.
    Tutta la folla radunata nella piazza principale del paese fece silenzio per ascoltare le parole del Vescovo, il quale esordì con queste infelici, ferali parole:
    “Benedettissimi figli di Troia…

  10. marzo 31, 2008 alle 17:01

    hahahahahah oddio è meraviglioso questo aneddoto!
    Anche quello di Katika non scherza…

  11. marzo 31, 2008 alle 17:22

    Esse: moltissima. Era perdutamente e inutilmente innamorato della mia bambinaia (e ci voleva stomaco)
    Katika: (accenna un compito inchino)
    unacocca/mikina: ma infatti! Fama inperitura, altro che quindici secondi
    Mint: 🙂
    ProfA: ecco, questa è una parte della storia che gli annali non riportano. Spero di riuscire a indagare: solo uno dei (potenziali) presenti di mia conoscenza è ancora vivo, e non è detto che abbia assistito
    yetbutaname: precisamente
    katika2: (risate scomposte)
    salvietta: sull’aneddoto di katika puoi anche essere più generosa, non mi offendo!

  12. marzo 31, 2008 alle 20:21

    Io do un 7+ all’aneddoto di bostoniano per la tenerezza, un 7 a quello di katika per la stupidità.
    Però avrei voluto essere ad entrambi.

  13. marzo 31, 2008 alle 22:11

    Cioè che bostie è tenero e io so’ stupida? Scherzo!

  14. marzo 31, 2008 alle 22:14

    Ma Pazza Maremma, come si disse al vescovo, quando metti il video del live in boston?
    Who are you…uh uh…uh .uh !

  15. marzo 31, 2008 alle 22:25

    Giapatoi: metti il dito su una piaga aperta. Sono un po’ seccato con CHI doveva fornirlo e non lo sta facendo (e doveva aver fatto e fornito tutta una serie di altre cose)

  16. aprile 1, 2008 alle 01:55

    ahahahah!

  17. aprile 1, 2008 alle 07:23

    @Katika #9
    MERAVIGLIOSA!!!

  18. aprile 1, 2008 alle 10:11

    ma naaaa…:D:D te e katika mi avete fatto morire. ho anch’io un piccolo aneddoto…lavoravo in pubblicita’, uno dei clienti dell’agenzia era radio vaticana. andiamo a presentare i lavori a Roma, salendo le scale col cardinale l’account inciampa, si aggrappa alle vesti del cardinale urlando “P…M.., quasi mi ammazzo!” Poche settimane dopo, la agenzia perse il cliente…:)

  19. aprile 1, 2008 alle 10:38

    A nuriape do 8+ in sutpidità.
    Ma il troppo stroppia.
    La stupidità di katika mi pare più genuina.

  20. aprile 1, 2008 alle 10:45

    wish YOU were here.
    (YOU, tutto in maiuscolo, sottolinea e specifica, onomatopeicamente parlando, tutti e TRE
    Y = boston
    O = pigrazia
    U = davide)

  21. aprile 1, 2008 alle 11:45

    Gente, io credevo di avere finito di ridere dopo Bost e Katica, ma all’account che smadonna inciampando e aggrappandosi alle vesti del cardinale (credo sia stato questo il particolare definitivo) ho avuto un principio di collasso.

    Rita

  22. aprile 1, 2008 alle 16:29

    voi mi volete fare crepare. applausi e applausi non per quello sfigato ossessivo di fibra, ma per boston, katika e nuriape.

  23. aprile 1, 2008 alle 23:09

    Bos, tu no parlare di me quando dire sei sfavato, vero? io ho fornito alla consore illustrissima tutto quello che gmail mandava (i resti son son 50 mega di video cupo in cui TU non guardi mai, dico mai, sottolineo MAI, avanti) non mi sembravano utili ai fini del post… ora che ci penso, forse e’ proprio quello che volevi? :p

  24. aprile 1, 2008 alle 23:10

    consorte. consorte. ma avevi capito lo stesso.

  25. aprile 2, 2008 alle 00:32

    sullepunte: ho come il vago sospetto che tu mi faccia un filino più stronzo di quanto non sia! 🙂 Ti pare che posso avercela con te? Innanzitutto, se avessi avuto problemi con te ti avrei detto qualcosa a voce senza tanti innuendo in blogvisione, secondo non mi permetterei mai di prendermela con una persona che mi fa una gentilezza se i tempi della gentilezza si allungano (e poi lo so che hai fornito il materiale alla consorte). No, ben altri sono i destinatari delle mie sfavature.

  26. aprile 2, 2008 alle 09:22

    Che ridere!!!
    Aggiungo il mio aneddoto, anche se molto più soft e meno ridanciano.
    Al mio matrimonio, durante lo scambio delle fedi, ho dato la mano sbagliata al marito, il quale ha pensato bene di dire al microfono: cazzo, dammi l’altra!

  27. aprile 2, 2008 alle 09:29

    .. e tutti i presenti piegati a metà, noi compresi: che non si dica che è stato un matrimonio palloso.. 🙂
    (scusate, avevo lasciato un pezzo per strada)

  28. aprile 2, 2008 alle 14:35

    Sunflower: LOL!

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