Home > Uncategorized > A ‘sto punto, facciamolo davvero…

A ‘sto punto, facciamolo davvero…

Ma sì, famo parti’ ‘sto meme, che pare che la gente gli prude l’istinto di confessione. Lancio qui ufficialmente l’iniziativa

Cinque dischi che mi vergogno di aver amato molto da adolescente

Le regole possono essere interpretate in maniera lassa: per "disco" intendete pure un singolo o un LP, una singola canzone o l’opera omnia di un artista. Ah, nota a latere: non è necessariamente detto che mi vergogni dei miei scheletri nell’armadio. Anzi, sono disposto a difenderne alcuni a spada tratta. Ma mi rendo conto che possano far alzare qualche sopracciglio.

  • Inti Illimani e musica folcloristica andina in generale – Sì, il vostro Bostoniano ha un passato da non-rocker (anzi, consideravo il rock come un’aberrazione commerciale). Dai diciamo dodici anni ai diciamo quattordici mi sono nutrito di musica andina in modo monomaniacale. Fra le altre cose, suonavo charango e chitarra in un gruppo ad alto tasso di filologia. Tuttora mi diverto ad andare dai gruppi di equadoregni in giro per le piazze che suonano la canzone di Titanic con i flauti di Pan (greci, falsi come Giuda), chiedere con aria innocente se mi fanno vedere "quel chitarrino" e scoattare con un pezzo che si chiama (appropriatamente) "Estudio para charango"
  • GucciniDeGregoriVendittiDallaecc – "Vi comprate i cantautori / come fanno i rematori / quando voglion fare i cori /che profumano di fiori / ME MI PIACE SCOREGIARE / non mi devo vergognare / non c’ho niente da salvare" era ancora di là da venire per me
  • Yes, Emerson Lake & Palmer e progressive in generale – mi piacciono ancora, tantissimo, e sono disposto a difenderli a spada tratta. Ma credo che avere a che fare con un quattordicenne che considera merda qualunque altra cosa non sia proprio il massimo… Beh, quel quattordicenne ero io
  • Visage, Ultravox, Adam & the Antz ecc ecc ecc – che non ci sarebbe niente di male a sentirsi la roba new romantic. L’importante, magari, sarebbe non cercare di riprendere il look mettendosi la matita quando si va a ballare
  • "Give", dei Missing Persons – OK, il pezzo aveva qualche sua complessità e metà dei membri avevano frequentato la band di Frank Zappa. Ma fondamentalmente, a me interessavano solo le tette di Dale Bozzio. Non dovrebbe essere sufficiente a giustificare il disco in casa

Va beh, queste sono le mie – ammetterò, non delle migliori. Passo quindi la parola a persone che potranno fare di molto meglio: Katika, La Cusèina, NinaeRita (fatelo entrambe!), Wayne, Gattosecco (che dai, parli sempre di musica di alto livello, tira fuori qualche fetenzia per una volta). Se vi va di giocarla fino in fondo, inguaiate altri 5 disgraziati come da tradizione. Mi sarebbe piaciuto citarne altri, ma voglio lasciare campo libero agli untori. Ai non menzionati a cui faccia piacere unirsi, siete i benvenuti: fateci sapere qui, che veniamo a leggere. A chi non ha blog, faccia pure come hanno fatto Sciroppata e Zauberei e confessi le sue recondite vergogne qui.

Annunci
  1. maggio 22, 2008 alle 16:11

    U mamma! se secondo te c’è da vergognarsi di questi siamo a posto! potrei farti impallidire con quello che ascoltavo io da ragazzina.

  2. maggio 22, 2008 alle 16:15

    E tu fallo! Non aspettiamo altro qui…

  3. maggio 22, 2008 alle 17:08

    io da ragazzina ascoltavo l’opera lirica, Debussy e Elvis
    poi, le primissime di De Andrè
    poi basta, ascolto solo casualmente, chi c’è c’è

  4. maggio 22, 2008 alle 17:58

    yetbutaname: è incredibile quanto da ragazzini a volte si ascoltino malloppi impegnativi che ti aspetteresti da gente adulta per poi buttarsi sullo ye-ye appena si diventa un po’ più grandi – almeno è quello che è successo a me

  5. maggio 22, 2008 alle 18:47

    Boston! e che queste sono cose di cui vergognarti?… avessi detto rita pavone… avessi detto iva zanicchi… ma guccini, dai, mica fa vergognare!

  6. maggio 22, 2008 alle 18:53

    Osti, Bos, con me capiti malissimo! non avendo mai avuto soldi, non ho mai comprato quasi nessun disco, men che meno uno di cui vergognarmi una volta passata la moda… Ci provo, via:
    1. “Backstreet Boys”, la prima cassetta. Ma mica mi vergogno. 4-5 canzoni non sono male neanche adesso
    2. uno di cui mi vergogno un po’ è “Dieci”, di Massimo di Cataldo. Anche se contiene una delle mie canzoni preferite di sempre, “ti voglio”
    3. mi vergogno del CD country che ho inciso con la Rita, non per altro, ma sono stonata (Rita, per il FM cazzi tuoi)
    4. …
    5. … scusa eh? ma credo di avere per il resto degli ottimi gusti musicali…

    Nina

  7. maggio 22, 2008 alle 18:58

    ora che ci penso, e non me ne vergogno affatto, una delle mie canzoni preferite è “luglio, col bene che ti voglio, vedrai non finirà, aiaiaiaaaaaaaai”

    Nina

  8. maggio 22, 2008 alle 19:05

    Se solo immaginasse la vergogna… SEEE SOLO IMMAGINASSE LA VEEERGOGNA!!!

    A me Guccini e De Gregori piacciono tutt’ora. In compenso Venditti mi fa cagare.

    Il progressive non l’ho mai amato ma non trovo che il gruppo di Howe, i primi Genesis, EL&P, King Crimson siano così scandalosi. Certo, se andiamo sui Gentle Giant o roba più particolare pure io recepisco un certo imbarazzo.

    Gli altri gruppi anni ottanta sono imbarazzanti, ma certi pezzi degli Ultravox o gli a solo di Midge Ure mi piacciono ancora (“Vienna” ad esempio secondo me è invecchiata tutto sommato bene).

    Sulla musica andina… porca merda. Sono uscito un paio di mesi con sta tipa appassionata di tutta la world music peggiore. Musica per flauto delle Ande, Ravi Shankar, Goran Bregovic, sitar, koto, shamisen, lap steel hawaiiana, musica africana, bonghi, ritmi caraibici… una merda dietro l’altra. E mi dava tutti questi ciddì, che dovevo ascoltarmi e studiare, e se quando mi interrogava dimostravo di non aver prestato attenzione o noia, non me la dava (e poi la gente si chiede perché sono così sessista…).

    I Missing Persons non so chi siano. Ma spiegami meglio sta faccenda delle tette, ché mi potrebbe interessare.

  9. maggio 22, 2008 alle 19:45

    Expecting: che ti devo dire? Le cose più infamanti (tipo la disco coatta) mi piacciono ora e non le trovo affatto infamanti
    Nina: il discorso “non compro” non regge, qui si parla di roba che ti è piaciuta. Non è obbligatorio che abbia fatto parte della tua discografia. Io ho sempre avuto pochissimi dischi.
    Wayne: “Lui che, quando tu sei nata, mise via quella bottiglia pehr aphrihrla il giohrno del tuo mathrimonio…” Non rinnego. Ma De Gregori sì, perché in realtà non mi è mai piaciuto. Piaceva alle sbarbe. Sui Missing Persons risparmiati le ricerche. Su Dale Bozzio, una delle cantanti più generosamente dotate della sua generazione, dovresti trovare persino roba piuttosto esplicita, visto che posò per qualche rivista anni 80 per smanettoni, tipo Playboy o Hustler. Ovvio, due anni dopo è arrivata Samantha Fox e l’ha polverizzata, ma fino a quel momento faceva la sua figura. E poi vestiva molto più assurdo, il che provvide a stranire il new waver in me.

  10. maggio 22, 2008 alle 19:59

    Dico solo che la suoneria del mio cellulare è “stand and deliver”. Parte con quel discretissimo suono di tromba che non imbarazza neanche un po’ quando sei in mezzo alla gente…
    PEREPEREPEPPEPE’…

  11. maggio 22, 2008 alle 20:18

    a me Goran Bregovic piace molto. Ho anche il suo cd in polacco, ecco. Ve lo posso anche cantare, ecco.

  12. maggio 22, 2008 alle 20:55

    ESSE: buon inizio, ti prego di continuare
    Tortadimele: e non sei la sola a cui piace (ma la sola a poterlo cantare in polacco, credo). Anche tu, ti prego, continua…

  13. maggio 22, 2008 alle 21:08

    Uh, io avevo già confessato degli altarini sul blog qualche giorno fa: Masini, gli Europe e Nick Kamen. E da bambina mi faceva impazzire celentano, che adesso gli sparerei.

  14. maggio 22, 2008 alle 21:15

    Vipera: ora che me lo dici, mi sa che subliminalmente tutto questo è partito dal tuo post… Perché non lo linki?

  15. maggio 22, 2008 alle 21:21

    Nunca se quejó del frío,
    nunca se quejó del sueño,
    el pobre siente su paso
    y lo sigue como ciego.

    Correlé, correlé, correlá
    por aquí, por allí, por allá,
    correlé, correlé, correlá,
    correlé que te van a matar,
    correlé, correlé, correlá.

    I Bee Hive, ho detto tutto! Il bello è che ho gli mp3 sul pc. E con questo mi sono sputtanescion

  16. maggio 22, 2008 alle 21:25

    Abre sendas por los cerros
    deja su huella en el viento
    el aguila le da el vuelo
    y lo cobija el silencio

    Ammazza, mi citi El Aparecido a memoria? Quasi scusata per i Bee Hive. Quasi.

  17. maggio 22, 2008 alle 21:43
  18. maggio 23, 2008 alle 06:58

    Bos, invece il discorso “non compro” regge eccome: potevo permettermi solo di comprare le cassette vuote e registravo su quelle le canzoni dalla radio (Rita le chiama “cassette casino”). Quando mi hai tirato in ballo con ‘sta roba le ho guardate tutte. Nulla di cui vergognarmi. La roba che non mi piaceva non la ascoltavo e basta. Anche se piaceva al resto del mondo. Controcorrente, andavo io. Tsè.

    Nina

  19. maggio 23, 2008 alle 07:49

    ok allora vado…oooooooooooo spij kochanie spijjjjjjj (comunque credo che ci riescano anche i polacchi, se non sono proprio stonati)
    e parlando di queste 5 cose, in realtà cinque non ne ho, ma a 10 anni mi piaceva Miguel Bosè, e poi ho i primi 2 dischi di Luca Carboni. Poi da ragazzina andavo matta per i vari gruppi dell’epoca (Duran, SPandau, Wham etc..) e mi piaceva anche BAglioni, ma anche se non li ascoltopiù non mi vergogno mica. Poi ascoltavo anche roba bella, che invece adesso ascolto ancora, tipo Jackson Browne, i Beatles e e e … insomma tutta la roba vecchia tranne gli Who 😉

  20. maggio 23, 2008 alle 10:38

    ok, spero di non essermi dimenticato niente.

  21. maggio 23, 2008 alle 11:51

    mi vergogno di avere amato:
    1- miguel bosè (bravi ragazzi), ma ero prepreadolescente
    2- musichella da discoteca e new wave varia, quando dimenavo gli acerbi fianchi al banzai o all’atlantide (ricorda niente, bos?) tipo samanthona fox, falco, propaganda, curiosity killed the cat, pet shop boys, simple minds et similia.
    3 – il re della fisarmonica (chissà come si chiamava, mah, doveva essere ciociaro e lo ascoltavo sempre in macchina con mio padre).
    4 – de gregori (hai ragione, è proprio roba da sbarbine).
    5- vasco. adesso mi mette una tristezza infinita. salvo “ogni volta” , la cui traccia ho consumato per ogni pena d’amore (ovvero ogni tre mesi circa, dai tredici ai diciannove anni).

  22. maggio 23, 2008 alle 11:55

    ma poi perchè uno si deve vergognare del progressive? ce ne fossero di elp, ma alla grande. anche se, devo dire, i king crimson che l’adoratononmarito adora, mi levano la voglia di vivere. abbattono l’energia vitale, letteralmente.

  23. maggio 23, 2008 alle 12:51

    io mi vergogno del poster d Miguel Bosè appeso in camera, di essere andata al concerto degli Europe (però giuro che poi non li ho più acoltati), di Sandy Marton (era bello da morire ;P)…insomma di un sacco di roba!!
    Ma non mi vergognerò mai e poi mai di confessare che io AMO Claudio Baglioni!!!
    ok ok per gli insulti rivolgetevi al mio ufficio stampa ;O))

  24. maggio 23, 2008 alle 14:08

    Per avere l’assoluzione totale vuoi che suoni Titanic con il flauto di Pan?

  25. maggio 23, 2008 alle 20:01

    Bos, é che a me ancora oggi, sentire ogni tanto quello che ascoltavo allora (vedi il punto 2 di Colpo e i gruppi di Tortadimele), me gusta proprio.

    Ecco, potrei rinnegare il 45 giri, che ancora posseggo, di Plastic Bertrand “hula hop”, mi pare.
    Quello che fa
    “Yéyé, viens danser le hula hop
    yéyé, on va danser le hula hop
    hula hula hula hula
    hula hula hula hula hoooop!”

    Al momento, quando sento “work” di Kelly Rowland versione remix metto il volume a palla e parto per la tangente (che detto così, vista la tematica, sembra tutt’altro…).

    Così come faccio air guitar con “sultans of swing”…

    Non posso farci niente. Ritmi (e interpreti, per caritàddiddio) totalmente diversi ma a me parte lo stesso embolo.

  26. maggio 24, 2008 alle 05:36

    ah e comunque a me De Gregori, Dalla e compagnia bella (non Venditti) picciono molto (cioè mi piacciono ancora le cose che loro facevano qualche decennio fa, ecco!
    Ma quelli in polacco non li canto

  27. maggio 25, 2008 alle 21:56

    -battisti. non so perché, ma ho avuto una overdose a circa 15 anni e ora mi dà una tristezza infinita.
    -hit mania dance 1999. pietà.
    -max pezzali
    non è che TUTTORA non mi piacciano…cioè, al tempo li adoravo o comunque li apprezzavo e ora risentendoli mi ritornano in mente dei pezzi della mia vita con i loro colori e i profumi e le cose che pensavo allora. Per il resto, non dicono più niente alla mia contemporaneità. e un po’ mi vergogno che una volta costituissero il mio unico universo musicale.

  28. maggio 26, 2008 alle 09:58

    Boston, maccheccazzo. Dieci anni a cercare di rifarmi un nome musicalmente parlando e finisce così in vacca per colpa di un tuo post.

    E va bene, vuoi la guerra? E guerra sia.

    1. Madonna degli anni Ottanta. Evaffanculo. Era il mio idolo, anche umanamente (alta come un comodino, il sex appeal di un’abat jour, voce zero, ma andava e spaccava). “Like a Prayer” è stata la prima cassetta che ho comprato, che facevo la quarta o la quinta elementare, e trublù subito dopo. Ed ero pure originale, che la mia canzone preferita era una roba dal testo inenarrabile pigiata in fondo alla scaletta che si chiamava “Pray for Spanish Eyes”…

    2. Un cugino pianobarìsta maggiore di me di dieci anni affascinato dall’idea di svezzarmi musicalmente mi regalò, nel 1990, “Oltre” di Claudio Baglioni. Che io vi auguro sinceramente di non avere mai preso in mano perché un qualunque psicanalista ricondurrebbe a quello, minimizzandoli, tutti i vostri problemi. Dico solo che era un doppio, accompagnato da una pergamena di vaneggiamenti onirici ispiratori dei testi delle canzoni. Lesivo, ma davvero.

    3. Vogliamo degenerare? Degeneriamo. Attorno alla scoperta di Madonna (scuole elementari) seguivo il festival di sanremo. Insomma, sentivo le canzoni e pensavo che la musica fosse quella roba lì. E magari accettavo in dono (grazie Signore per non avermi dotata di paghetta all’epoca, così posso attribuire ad altri queste colpe) le compilèscion relative.
    Chi se la ricorda “La nevicata del ’56” di Mia Martini? E “Bisognerebbe non pensare che a te” di Caterina Caselli? E “Bambino” di Paola Turci? E…
    Scusatemi.

    4. Vabbè, Tozzi anch’io. Una sola cassetta, un best, a undici anni, ma il marchio infamante resta. (A lieve attenuante posso dire che “Si può dare di più” mi faceva vomitare, anche se purtroppo non disprezzavo “Gente di mare”).

    5. La musica anni Ottanta in generale. No, seriaente, questa la ammetto tipo i campioni sportivi quando fanno gli spot del tipo “io mi sono dopato, non fatelo anche voi”, perché è un problema che va debellato socialmente. La musica pop anni Ottanta è una droga, se risenti “Touch Me” nel novantotto ci ricaschi come un ex alcolista davanti a una doppio malto, o “Maria Magdalena”, chi se la ricorda “Maria Magdalena”? Ah, colla Nina ancora siamo in grado di rievocare “Eternal Flame” delle Bangles o altre amenità, sempre per parlare di strascichi deleteri.

    6. E vabbè, concludo con la cosa meno ignominiosa, o meglio, ignominiosissima ma che ancora mi affligge e che è onesto che io difenda. MI PIACE IL COUNTRY. ma no quello classico, dignitosissimo, cioè sì, anche quello e moltissimo, ma non ci sarebbe da vergognarsi: no, a me piace anche il country di oggi, quello tipo radio Cactus Country, là dove il confine fra gente seria come Steve Earle o John Hiatt e la merda si fa labile e scivoloso, Garth Brooks che canta che pare Albano, Trisha Yearwood che ho comprato pure un ciddì, madonna ancora mi ricordo quanto faceva schifo, ne ho preso pure uno di Shania Twain, ma potete immaginare quanto l’avvento di eMule mi abbia salvata dalla vergogna?, e il trio di ex grandi Kristofferson Rogers Nelson che rifà Poncho & Lefty…

    Boston, ti odio, sappilo.

    Rita

  29. maggio 26, 2008 alle 10:07

    Ah, volevo aggiungere: Nina, se dici un’altra volta che ti vergogni del NOSTRO ciddì country posto QUELLA canzone.

    Quel ciddì era fichissimo.
    Eccheccazzo.

    Rita

  30. maggio 26, 2008 alle 11:02

    … No, che poi, rivaffanculo, mi sono accorta troppo tardi che le voci richieste erano cinque e non sei! Potevo risparmiarmi un vergognoso segreto!

    Oggi non me ne va dritta una.

    Rita

  31. maggio 26, 2008 alle 11:43

    Patisco certi ascolti generazionali, da Cristina D’Avena agli Europe, alcune hit di Sanremo e di Festivalbar, gli 883, il rap buonista di Jovanotti e quello alternativo (alle maestre) degli Articolo 31, l’immancabili greatest hits II spaccamaroni dei Queen. Ma fan parte dei ricordi, e me li tengo comunque cari. Posso aggiungere che vado fiero di non avere avuto un periodo metal?

  32. maggio 26, 2008 alle 13:09

    io non mi vergogno del TUO cd (semmai TU dovresti farlo), mi vergogno della mia voce che TU ti ostini a far cantare. sia chiaro.

    Nina

    e posta quello che ti pare, il blog è TUO, tutt’al più te ne vergognerai TU

    Nina

  33. maggio 26, 2008 alle 13:36

    per Nina e Rita
    volevo prima o poi trovare il coraggio di bussare da voi, ma dopo che ho confessato di amare Baglioni temo che non mi risponderete nemmeno… ;O))
    se poi vogliamo aggiungere che sabato ad una sagra di paese mi son scatenata con tutto quel genere di musica demenziale anni ’80…. ok ok non dico più nulla!!

  34. maggio 26, 2008 alle 13:53

    Nina, sei la più vergognosa scaricabarile che la storia abbia mai contemplato.

    (Lazorra, mo’ ti facciamo entrare, ma guarda che i nostri scambi, miei e della Nina dico, son tutti così, eh)

    Rita

  35. maggio 26, 2008 alle 13:59

    non sono scaricabarile, si chiama REALISMO (non ha nulla a che vedere col Verga, ma con la sfiga sì)

    Nina

    (che figata battibeccare anche sul blog degli altri 😀 )

  36. maggio 26, 2008 alle 13:59

    BOSTON HO LETTO ADESSO TU TI METTEVI LA MATITA QUANDO ANDAVI A BALLARE?!?

    Okay, torno a lavorare

    Rita

  37. maggio 26, 2008 alle 14:00

    Comunque splinder sta impazzendo. Prima mette i commenti, poi li toglie, poi non fa apparire quelli nuovi… bah.

    Nina

  38. maggio 26, 2008 alle 15:10

    Sì, lo fa anche da noi.

    Oh, la piantiamo di invadere il blog del Boston?

    Rita

  39. maggio 26, 2008 alle 15:38

    Fate pure, Rita, sono sicura che l’ignaro proprietario del bloc sarebbe lieto del vostro “sentirvi a casa” se avesse la possibilità di leggervi.
    Invece l’ho cacciato di casa, insieme col figlio, per cercare di combinare qualcosa col lavoro nell’unica festività ufficiale che danno in questo Paesaccio dopo il 1 gennaio (niente Lunedì in Albis, 25 aprile, 1 maggio, e tutti ponti vari in cui rimpiango il BelPaese) e che io avevo invece dimenticato nella pianificazione degli impegni settimanali. E c’è pure bel tempo, uffa… 😦

  40. maggio 26, 2008 alle 20:38

    vai pigrazia sei tutti noi!!!!

  41. maggio 27, 2008 alle 09:21

    dai Pigrazia, sei riuscita almeno a riposrati un pò nel giorno festivo??

  42. maggio 27, 2008 alle 11:33

    El Chefe ha spedito tutti al parco. 😀
    Ce l’hai poi fatta a produrre?

    Rita

  43. maggio 27, 2008 alle 13:05

    Torta, diverde, rita: grazie per la solidarietà. Sì, almeno sono riuscita a combinare qualcosa anche si tratta di uno dei progetti più incasinati a cui io abbia mai lavorato, quindi sono comunque indietro.
    Ma il tempo è peggiorato e oggi non è festa, quindi pesa di meno.

  44. maggio 27, 2008 alle 13:53

    ero venuta qui per confessare che mi piaccioni Baglioni e Carboni, anche se li ascolto poco perchè sono un pò tristi: ma vedo che mi hanno preceduta in simili ammissioni, il che mi fa sentire in buona compagnia 🙂

  45. maggio 27, 2008 alle 14:09

    Azz… uno babysitta una giornata e si ritrova indietro! Allora:
    Tortadimele – Bosè e Baglioni mi sembrano un buon punto di partenza. Di Venditti c’è un solo pezzo sopportabile: “…E allora vieni con me, amore,
    sur grande raccordo anulare, che circonda la capitale,
    e nelle soste faremo l’amore,
    e se nasce una bambina poi la chiameremo: “rrrrrrrooooomaa” ” Ah, non è Venditti? Allora non c’è nulla…
    Cilidif – Battisti mi provoca sentimenti contrastanti, ma Hit Mania Dance 1999 e Max Pezzali non sono male come citazioni…
    Rita – tu sì che mi sai dare soddisfazioni. Perché San Remo è San Remo.
    Pois: i Queen non me li si deve toccare (Bi-eeeeel-zebub has a devil put aside for meeeee-e-e, for meeeee-e-e, for MEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!)

    Da qui in poi, palla a Pigrazia. Fate con comodo, eh?

  46. maggio 28, 2008 alle 09:36

    Sìsì, continua a glissare su quella cosa della matita.

    Rita

  47. maggio 28, 2008 alle 12:55

    Glissare? Io sono stato un precursore assoluto. Quando misi l’orecchino, certa gente per strada ancora mi dava del finocchio. Gente che tre anni dopo se lo sarebbe messa pure lei e che adesso ce l’ha come minimo al sopracciglio (accuratamente disegnato a pinzetta sotto il capello ingellato, da bravo fan di “Amici”). Se mamma non avesse minacciato di cacciarmi di casa, allora che potevo mi sarei fatto i capelli di due tinte, tipo Limahl.

  48. maggio 28, 2008 alle 13:04

    Che poi, glissare per glissare: tu il blog cellài. Avresti dovuto farci un post, non limitarti a commentare qui. Oh.

  49. maggio 28, 2008 alle 13:51

    (dlin dlon) COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: LA GENTILE CONSORTE ATTENDE IL SIGNOR BOSTONIANO, CHE NON RISPONDE NEMMENO AL CELLULARE, NELLA FINESTRA DI CHAT MSN. GRAZIE (dlin dlon)

  50. maggio 28, 2008 alle 16:23

    Bos, la matita? la matita veramente?

    devo assolutamente vedere una foto. e non dirmi che non ce l’hai, non ci credo

  51. maggio 28, 2008 alle 17:25

    Credici. Praticamente non esiste una mia foto fra i 14 e i 19 anni, non so perché.

  52. giugno 4, 2008 alle 07:15

    Bostoniano col charango dev’essere stata davvero un’immagine da non perdere!:D
    Visto che non ho un blog “personale” ti racconto qui che:
    -Adoravo gli A-Ha (belli erano belli, eh?)
    -Mi piaceva Nothing’s gonna change my love for you di Glenn Medeiros (come ho potuto!!)
    -Ho avuto un lungo periodo di ossessione per i Beach Boys (!)
    Ma comunque per me, il Re, il Dio del microfono, l’uomo che non deve chiedere mai e’ stato e per sempre sara’ Julio Iglesias. Cosa c’e’? Vi fa schifo? Meglio cosi, meno concorrenza! 🙂

  53. giugno 25, 2008 alle 14:07

    Perché non posso mai contraddirmi? Perché non posso esordire con il mio primo commento su un blog, senza storcere il naso e/o fare polemica?

    Va be’… pazienza…

    Chi mette De Gregori, Guccini e Venditti nella stessa categoria, secondo me, ha almeno le idee confuse.

  54. giugno 25, 2008 alle 14:21

    Mercedes: sorry, ho le idee chiarissime. Non ce n’è uno che abbia una valenza musicale di spessore. Tutti e tre hanno a sprazzi una valenza poetica, anche se solo uno la esercita a tempo pieno. Solo uno ha una valenza contenutistica di rilievo. Dal punto di vista musicale, mi sento perfettamente di poterli categorizzare entrambi e tre come “dimenticabili”.

  55. giugno 25, 2008 alle 15:32

    Beh Boston, io detesto il relativismo, specie quando viene utilizzato come dogma e non come strumento. Ma a questo mondo, come dice la saggezza dei miei amici, “di indispensabile ci sei te e il tuo uccello” (ovviamente il detto è in bergamasco), e tutto il resto, a vari livelli, è dimenticabile.

    Pure Elvis, pure Dylan, pure i Led Zep, pure tutti i gruppi con cui sono cresciuto e mi hanno dato tanto. La musica, certo, senza uno di questi nomi sarebbe stata più povera. Ma sarebbe stata comunque. E allo stesso modo noi, non saremmo ciò che siamo, musicalmente e come vita, ma saremmo.

    Per dire: io ho scoperto Johnny Cash meno di cinque anni fa (fuori dalla zona adolescenza, e di parecchio). E per me è entrato subito nella lista dei preferiti. Ma non è che prima sentissi questo grande vuoto nella mia vita.

    Alla fine è come dicono gli Stones: è solo rock ‘n’ roll, ma mi piace.

    Venditti comunque mi fa cagare più o meno tout court. Il Guccio lo trovo perlopiù pittoresco, da canzonacce da cantare a tarda notte, alla fine di una sagra di paese, con una chitarra, l’ultima cassa di birre che ti hanno passato sotto banco, e vediamo chi sarà il primo che si lamenta che suoniamo a quest’ora. De Gregori ha molto da fighetta, è un Dylan con una scopa su per il buco del culo e un centesimo del suo talento, ma “Il Bandito E Il Campione” (vabbe’ che in realtà sarebbe del fratello… ma abbuoniamola) è una delle dieci canzoni italiane più belle di sempre (per me la prima è “Ultimo Amore” di Vinicio Capossela).

    (E poi quando fai questi discorsi musicali io ho la spiacevole tendenza a immaginarti in uno dei tuoi periodi mod, o con l’ombretto, o in una di quelle maniere eccentriche che hai ammesso nei tuoi outing musicali e di costume.)

    Ah, Meche Stikaulitz: non è che inquietante che tu esordisca con polemiche. è che poi non le capisci e non riesci a seguirle. TONTA!

  56. giugno 25, 2008 alle 16:13

    Wayne: come dici tu, di indispensabile ci siete te e il tuo uccello. Nel momento in cui l’entità “te” diventa “io”, allora mi sento di non stare relativizzando un bel niente, ma di sputare le mie brave sentenze come assoluti. E la mia brava sentenza è che questi tre signori sono dimenticabili, mentre gli altri che citi no. E se a qualcuno non sta bene, beh… non è ne me né il mio uccello! Ciò detto, a tutti sia lecito sentirsi chi vuole. Anche Venditti.

  57. giugno 25, 2008 alle 16:19

    Massì, non intendevo metterla come hai recepito tu. Anche perché a metterla giù piatta, Guccio a parte, pur io ritengo “evitabile” De Gregori. E di Guccini potrei fare grossomodo a meno nella mia vita come il budino al cacao: mi piace, ma se per il resto dei miei giorni non ne mangiassi uno, non mi cambierebbe un accidenti.

    Semmai è il discorso (tra l’altro qui solo sottointeso) tra “musica di un certo livello” e “roba commerciale” che l’ho sempre trovato ostico da inquadrare. Quando dici “evitabili” io, non so bene se a torto o a ragione, recepisco il commento come se “fossero gente che ammicca al pubblico e basta, non suona veramente”. Cosa che mi ha sempre lasciato perplesso. Come se Dylan non ci tenesse a fare contenti i suoi ascoltatori.

    Poi magari è solo una paranoia mentale mia, eh. Oggi mi sono squagliato in A4, non credo di esserci del tutto con la testa, oggi.

  58. giugno 25, 2008 alle 16:22

    Wayne, touchée.

    Boston, io arrivo e provo a dar fastidio. Poi in realtà sono buona e cara e il mio è puro dispetto. Il problema è che Venditti mi sembra una frittata di banalità, mentre ci sono canzoni di De Gregori che mi hanno aperto mondi interi. La musica è solo musica, Wayne ha ragione, e forse la percezione e la sensibilità personali influiscono inevitabilmente sui nostri giudizi (per me i Take That sono Bibbia). Ma se non sono le nostre emozioni, cosa rende speciale la musica?

    P.S. “Il bandito e il campione”? E “Buffalo Bill”? E “Titanic”?

  59. giugno 25, 2008 alle 16:25

    “Wayne ha ragione”. Cristo, come suona bene. Sai che forse non sei tonta come dicono, Bill?

  60. giugno 25, 2008 alle 16:48

    Povero Boston, la sua è una reazione alla serpe in seno che canta Baglioni e Venditti nella sua stessa casa. Siate comprensivi, meglio che sia scoppiato sul blog e non sia invece all’origine di un sanguinoso episodio familiare di cronaca nera…

  61. giugno 25, 2008 alle 17:02

    Wayne: paranoia mentale no, malinteso sì. Io non facevo distinzione fra commerciale e impegnativo (non scherzo quando dico che mi piacciono bee gees, abba e supertramp – dimmi se non sono commerciali), ma fra musica che mi dice qualcosa e musica che mi pare fondamentalmente inutile.
    Mercedes: io ragiono un po’ da musicista, quando devo decidere che cosa mi piace. Le emozioni… sì, certo, sono fondamentali, ma ho un percorso mio per decidere che cosa mi dà emozione, che di solito non prende quasi in considerazione l’aspetto testo. E i signori di cui stiamo parlando non sono proprio in grado di smuovere il mio interesse da un punto di vista puramente musicale.
    Pigrazia: Baglioni e Venditti quando va bene: vogliamo parlare di Fiorella M’annoia?

  62. giugno 25, 2008 alle 17:45

    Boston: ho un musicista in casa che mi dice che “il biascicone” è già un testo perfetto, se la musica è perfetta. Io, purtroppo, amo scrivere e non suono e, ovviamente, tutto questo si rispecchia nei miei gusti musicali. E’ una mancanza.
    Ciò che mi rende irremovibile nel caso Venditti-Guccini-DeGregori sono i temi trattati: io, dopo un paio di banali canzoni d’amore, se non cambi tono ti cancello dalla playlist.

    Wayne: io mi piego all’evidenza e ti do ragione fin troppo spesso. Forse sono davvero tonta.

  63. giugno 25, 2008 alle 18:23

    Mercedes: concordo con tuo fratello. Che il testo possa essere parametro di giudizio per il lavoro di un musicista, non mi convince proprio. Posso essere d’accordo se me li vuoi qualificare “artisti”, al limite… Il che non risolve il problema del povero stronzo che nessuno fra i dibattenti sembra voler minimamente considerare! “È una questione politica, ‘na grande presa per culo…”

  64. giugno 25, 2008 alle 18:30

    Ehm… non è mio fratello 😛

  65. giugno 25, 2008 alle 18:39

    eh eh eh… Mercedes, questa è freudiana, il fratello musicista è il suo ! 😛

  66. giugno 25, 2008 alle 18:45

    Per me invece il testo è fondamentale. Parlandoci chiaro: Dylan ha una voce che sembra il metano residuo nell’intestino di una vacca. Eppure però è l’uomo a cui almeno la metà dei musicisti del mondo deve qualcosa. Direttamente, o indirettamente, perché ama un gruppo o un cantante che dipende da Dylan.

    Anche perché i tecnicismi musicali sono sì roba per cui io posso passare una serata a discutere (ma secondo te come fa Clapton a inserire nella pentatonica una sesta facendo sì che il suo fraseggio sia comunque così bluesy? e la scelta di frasi negli assoli di David Gilmour non è assolutamente elegante, pur rimanendo asciutta?), ma rimangono comunque roba per pochi.

    La musica ha il grande vantaggio dell’immediatezza. E del fatto che attinge molto a territori contigui, come la scrittura o il ballo. Dare poca importanza a questo mi sembra francamente limitante.

    Per dire: a me la musica classica o il jazz nella teoria piacciono da matti. Eppure, la componente “più umana”, più basilare, delle voci, delle parole, me le allontana inevitabilmente. Che poi ok, sono comunque roba che rimane un gradino sopra le mie capacità (e non sono proprio a zero, forse un pelo sopra, ma sopra ci sono, dopo dieci anni di chitarra, quattro di solfeggio, due di canto). Ma parliamo di roba che tocca corde molto poco disposte a vibrare per simpatia.

    E in ogni caso lo ammetto: io mi sono totalmente perso nella discussione.

    PS: ma dì la verità: Pigrazia l’hai conquistata cantandole “dooove sono staaato tutti questi anni, io me n’ero aaaaanda-to! a lavarmi i panni, dagli inganni del successo, per riscoprirmi uooomooo… i-o sempre lo stes-so! più vivo ma non dooomooo!”

    (Quella canzone è il mio incubo: l’ho dovuta suonare ad un festival concorso canoro in cui facevamo da orchestra.)

  67. giugno 25, 2008 alle 18:47

    Ops, ho lasciato aperto un tag.

  68. giugno 25, 2008 alle 18:50

    Pigrazia: ops, scusatemi. Io proprio non immaginavo…

    Wayne: smettila. Darti ragione due volte in un giorno solo NO. Soprattutto non in ambieto musicale, considerato che tu sei quello che vede il cantante dei Tokio Hotel dovunque.

  69. giugno 25, 2008 alle 18:52

    (Boston, a proposito: lo sai che la Meche in realtà è il cantante dei Tokio Hotel?)

  70. giugno 25, 2008 alle 18:53

    Un tag aperto?
    Io credevo fosse per darti un tono.

  71. giugno 25, 2008 alle 18:56

    Sì, certo. Mi avete scoperta. Sono il cantante dei Tokio Hotel. Tutte le mattine metto la testa in un secchio di ammoniaca, e tutte le sere mi prendo a martellate sui piedi per avere le unghie più nere del West.

    Detto questo, escludetemi pure dalla discussione: lo capirei.

  72. giugno 25, 2008 alle 19:00

    Wayne: a Dylan non sento che i musicisti debbano necessariamente qualcosa perché ha scritto dei gran testi. Penso che gli debbano qualcosa perché ha dimostrato una volta di più che tecnica e complessità non c’entrano più di tanto con la qualità del prodotto (Hendrix gli è debitore A PACCHI per questo, anche del puro fatto di aver trovato il coraggio di cantare). E no, non trovo limitante ignorare gli altri aspetti, se giudichi uno come MUSICISTA e non come ARTISTA. Voler considerare gli altri aspetti tira a bordo troppa gente, per quello che mi riguarda. Ah, nota a piè pagina: ‘sti Tokio Hotel li ho sentiti un sacco nominare ma NON LI HO MAI SENTITI (gnuranza…)

  73. giugno 25, 2008 alle 19:04

    Mercedes: pestarti le unghie? Ahio… Sai che esiste il catrame, sì?

  1. No trackbacks yet.

Emmò, ariccontateme quarcosa VOI!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: