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Venerdì scorso…


E insomma, i concerti sfigati fanno parte del gioco. En privé, Rita dice: "Sarà andata da novemmezzo e non da dieci, conoscendoti, và…"

E invece, la nostra performance è stata da diciamo seiemmezzo, ma si è consumata davanti a un pubblico che, data l’ora, è partito con una trentina di persone (in un posto da dieci volte tanto, messi comodi) che sono scemate via via fino a dieci. "L’ora" significa da mezzanotte e venti all’una e venti su per giù. Si aggiunga:

  • che, accidenti a lui, il cantante non aveva fatto il soundcheck, quindi il tecnico (che pareva il fratello gemello di Eddie, il cadavere degli Iron Maiden) ci ha messo 5 minuti a capire dove cavolo fosse attaccato il suo microfono per dargli volume
  • che, raccattando le mie carabattole per salire sul palco, mi sono perso (per poi ritrovare) il mio capotasto preferito, tutti i plettri e il mini-jack per connettere il wha-wha alla pedaliera, quindi altri minuti di panico
  • che, alla fine della prima canzone, mi sono non so come segato via un frammento di pollice destro
  • che, per piccina che fosse, la feritella ha sanguinato abbondantemente, bagnando il plettro (che per le prime 5 canzoni mi è caduto una media di due volte a canzone) e le corde della Telecaster (che il sangue, essendo più denso dell’acqua, un po’ attufava)
  • che, e questo alla fine non è dispiaciuto neanche a noi poveri quarantenni ancora svegli a quell’ora, avendoci fatto iniziare più tardi ci hanno segato via un terzo della scaletta
  • che, maledetto strozzino, alla fine il padrone ci ha messo alla porta con 150 dollari (in tutto)

Insomma, per quanto mi riguarda è stato un disastro. Né mi consola il fatto che succede anche a Pete Townshend:
"I bash away at my guitar as though it were a veal escallop I’m trying to thin down. I break my nails, I tear flesh from my fingers. I make minor cuts. Then I swing my arm at high speed, and all the blood rushes to the tips of my fingers and pours out profusely under the centrifugal force. My hand always bleeds, even today. But now I have a spray that stops the bleeding and the pain immediately."

Ecco, noi poveri sfigati a) non abbiamo Anne Leibowitz che ci fotografa, b) facciamo la figura dei coglioni che si fanno male (magari apposta) per imitare Townshend, c) non abbiamo neanche lo spray dei miracoli…

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  1. giugno 5, 2008 alle 15:50

    Però il chitarrista che suona indomito nonostante grondi sangue sullo strumeto è molto, molto rock. I dieci rimasti avranno molto apprezzato.

  2. giugno 5, 2008 alle 15:52

    Vip, manco ‘sta soddisfazione: da dove stavano non si vedeva.

  3. giugno 5, 2008 alle 16:35

    concerto pulp (e carmina non dant panem-a qualcuno magari sì)
    procuratevi lo spray
    (potresti gareggiare con i suonatori di pizzica a chi getta più sangue, chi dal polpastrello e chi dalle nocche)
    ciao

  4. giugno 5, 2008 alle 16:48

    e la frase di Townshend è molto molto splatter. La prossima volta che vado a un concerto avrò un pensierino in più per il chitarrista (in effetti ne conosco uno un po’ sbarellato: sarà tutto il sangue che perde). coraggio.ad maiora!

  5. giugno 5, 2008 alle 17:39

    tanto vi rifarete presto!!! 😉

  6. giugno 5, 2008 alle 21:47

    Molto , molto maledettamente rock!
    Anche molto ,molto mr.Beans .
    La differenza in fondo sta nel raccontarsela al meglio!

  7. giugno 5, 2008 alle 22:02

    yetbutaname: sei troppo colta per me, mi citi pure i carmina burina…
    cilidif: quelli normali mica si fanno niente, solo quelli cretini si massacrano
    sullepunte: speramo vivamente
    giapatoi: i bookmaker danno Mr. Bean vincente dieci a uno

  8. giugno 5, 2008 alle 22:34

    coraggio, anche i beatles hanno iniziato ad amburgo.

  9. utente anonimo
    giugno 6, 2008 alle 08:17

    su su, oggi come oggi anche le waterloo vengono citate come vittorie…
    a parte gli scherzi, ogni bravo musicista deve avere qualche momento sfigato nel suo curriculum. e che sarà mai!
    e comunque dobbiamo sentire la pigrazia per avere l’idea precisa della cosa, magari ha ragione rita.

  10. utente anonimo
    giugno 6, 2008 alle 08:18

    l’anonimo di prima sono io, katika sloggata.

  11. giugno 6, 2008 alle 08:43

    Ma va, e’ una serata epica.
    Sei troppo esigente.

  12. giugno 6, 2008 alle 09:05

    non può essere stato uno afcelo visto che 10 sono rimasti fino alla fine ;)) aspetto i commenti di Pigrazia perchè tu eri troppo coinvolto, ci serve un parere al di sopra della parti.

  13. giugno 6, 2008 alle 14:40

    pois: vero, ma avevano diciotto anni, non quaranta!
    katika, lazorra: Pigrazia non c’era. A dire il vero non è ancora mai potuta venire a vedermi, organizzarci con Davide non è una fesseria
    mintossicobirra: e pensa che non c’era neanche niente di decente da bere. Praticamente, avevano solo Bud Light alla spina. Tu saresti morto di sete e di sconforto.

  14. giugno 6, 2008 alle 16:36

    Un concerto splatter… O_o

  15. giugno 6, 2008 alle 19:06

    Bacino sulla bua? ;-b
    Bye. L.

  16. giugno 6, 2008 alle 19:53

    ProfA: già!
    Lemny: sfotti, sai! A caldo ti avrebbe fatto ribrezzo, dargli un bacino…

  17. giugno 7, 2008 alle 07:35

    Ritiro quello che ho detto sulla serata epica.

  18. giugno 8, 2008 alle 20:03

    cosa vuol dire “attufare”?

    Nina

  19. giugno 9, 2008 alle 12:10

    Prima si comincia col grondare sangue sul palco, poi ci si prende gusto e si comincia a decapitare pipistrelli con gli incisivi..Vabbè che anche Ozzy è finito a fare sitcom…
    Scherzavo, neh?Cusèina

  20. giugno 9, 2008 alle 12:46

    dopo il punto in cui parlavi del dito sanguinante ho faticato a leggere, già mi immaginavo il sangue cadere copiosamente..aiutoooooosono impressionabile io!!

  21. giugno 9, 2008 alle 14:05

    Mint: sapevo che avresti capito la tragedia
    Nina: hai presente il tufo? Le sue splendide proprietà di elasticità e risonanza? Ecco, da cui “attufare”. O anche “ma che sei, de tufo?” (di persona non proprio pronta di riflessi)

  22. giugno 9, 2008 alle 14:09

    Cusèina: tanto per citare gli Who, visto che sono in tema, “I hope I die before I quit biting bats’ heads off and make an ass of myself with a reality show” – magari è un po’ lunga da farci stare, metricamente…
    diVerde: non sei la sola. Se il dito fosse stato di qualcun altro, sarei virato al bianco candido e fuggito dalla stanza.

  23. giugno 9, 2008 alle 14:49

    ok, so cos’è il tufo. ho capito. grazie.

    Nina

  24. giugno 9, 2008 alle 16:37

    budweiser light! eccheccacchio, ci erano le vibbrazzioni negative…
    quanto allo spray magico, mi sa che il caro vecchio pete si sbagliava con una polverina. e sono quasi certa che non fosse il cicatrene.

  25. giugno 10, 2008 alle 06:46

    Sono stata a diversi concerti nei pub Londinesi, con 5 abbevazzati e gruppi un po’ spaventati sul palco.
    Alcuni di questi gruppi ora si fa la fila per andarli a vedere.

    Mai sottovalutare gli inizi low profile!
    Il dito alla Pete è splatterissimo, e tu che stoico resisti sei stato molto molto rock.
    P.S. e poi concordo che secondo me è tutta colpa della birra a disposizione.

  26. giugno 10, 2008 alle 10:34

    sangue e chitarra: secsissimo!

  27. giugno 10, 2008 alle 19:55

    Nina: figurati
    Colpodicoda: No, eh? Magari era talco? E poi: vibbrazzióni o Vibrazziòni (noto gruppo meneghino)?
    Sciroppata: mi hai quasi convinto che l’impresa è stata eroica e che la colpa è tutta della birra
    Pillow: nun te dico…

  28. giugno 10, 2008 alle 20:44

    ma ti e’ rimasto un pezzetto di dito da sacrificare questo weekend? cosi’ posso riprendere la scena, sempre se non mi schizzi di sangue la poderosa e prode macchinetta…

  29. giugno 10, 2008 alle 20:52

    sullepunte: me lo sono fatto ricrescere appositamente. Cercherò di risparmiarti le lenti, ma solo perché sei te, eh?

  30. giugno 11, 2008 alle 09:43

    E’ tutto molto bohemiè bostoniano! Nun te cruccià! Poi lo racconterai al bosto piccolo, e col tempo potrai infarcirlo di particolari, e diventerà un eroico e meraviglioso bostonanetto.

    “A quel punto, proprio mentre attaccava la batterià a tuo padre cadde un braccio, e allora…

    🙂

  31. giugno 11, 2008 alle 10:03

    grazie

  32. giugno 11, 2008 alle 18:24

    E vabbè, capitano le serate in cui non viene proprio nessuno. Una volta (una vita fa) avevo invitato una ragazza che mi piaceva a sentirci suonare: il messaggio occulto era ovviamente “guarda come sono figo e adorato dalle folle, non puoi lasciarmi scappare, sono un pezzo pregiato”. Serata moscissima con quattro gatti. Ma no, non poteva andare a finire così, per cui l’ho invitata ad una serata successiva. Meno gente che a quella prima. In mezzo un paio di serate in locali pieni fino a traboccare, nelle quali lei non era ovviamente potuta venire. Comunque adesso stiamo insieme, per cui dev’essere che non si lasciava influenzare da certi argomenti. 🙂

  33. giugno 11, 2008 alle 18:38

    Zaub: finisci di scriverla, la voglio raccontare così come ti esce!
    Tortadimele: bentornata
    Finestraio: non ho avuto una sola storia che sia mai dipesa anche in minima parte dalle mie attività musicali. Le groupie sono un’invenzione letteraria!

  34. giugno 11, 2008 alle 20:13

    c’era una volta un gruppo,
    c’erano le ragazze del gruppo,
    c’erano le ragazze del gruppo che si ‘noiavano
    c’era poi il gruppo delle ragazze del gruppo
    che faceva molto più successo del gruppo.
    che divennero i ragazzi delle ragazze del gruppo….sigh!

  35. giugno 11, 2008 alle 20:23

    Giapatoi: ti sei messo a scrivere romanzi brevi a tema horror? 😦

  36. giugno 11, 2008 alle 20:57

    la cosa veramante inquietante è che ce le siamo pure sposate !

  37. giugno 12, 2008 alle 09:07

    direi che sposarle è stata la vostra fortuna! per loro… mah… ;PP

  38. giugno 12, 2008 alle 09:29

    … e allora si trovò in grandissima difficoltà bostonanuccio mio, pure come insegnano l’avi trash de sciou mast goòn, e allora babbo tuo con tutto ir sangue che ni ci veniva giù dall’alscella ha continuato a suonare.
    Nel locale cerano solo 20 persone, ma il braccio per terra faceva la sua figura, e poi proprio mentre stavamo a fa il nostro pezzo prenferito si è messo a giocare a la morra cinese con un umbriacone. Vinceva sempre. Perchè è il braccio di papà tuo eh, mica freschi.
    Intanto il locale si riempiva. A un certo punto è passata Annie Leibovitz che pensava pure di fare un servizio fotografico!
    La musica l’è piaciuta molto, e quindi si è imbambolata li a sentire e sti cazzi delle foto.
    Ma credimi bostonanuccio n’è valsa la pena perchè alla fine ha telefonato alla su fidanzata Susan Sontag e ni ci ha detto: basta seghe sulla storia della letteratura romantica scrivi un bell’articolo su codesti giovani talenti.

    E’ stato così bostonano che con questo bostonanetto babbo tuo è diventato famoso.

    ecco:)

  39. giugno 12, 2008 alle 13:58

    Giapatoi: questa devi raccontarmela. O raccontarcela. In un post, magari. O mandare il link al post che magari hai già fatto, che purtroppo in questi giorni non riesco neanche a stare dietro al mio, quindi non posso fare ricerche in archivio.
    lazorra: sicuramente anche la loro!
    zaub: fantastica. Adottata. 🙂

  40. giugno 16, 2008 alle 16:45

    Bostonià ma che non ti sei ripreso più da quel venerdì?
    MI stai lasciando senza la mia lettura quotidiana…

  41. giugno 16, 2008 alle 17:43

    Monna83: quasi. Ho una situazione un po’ tirata al lavoro e, fino al fine settimana scorso, ho suonato tutti i fine settimana. Oggi sono una larva, per esempio…

  42. giugno 17, 2008 alle 16:03

    ma lo vogliamo spodestare, ‘sto post-lamentazione con uno celebration?!?
    vogliamo dirlo a queste masse di fan frementi com’e’ andata sabato scorso?
    su su Bos, non lo far fare a me, che hai visto che non ci capisco nulla :p

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