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Post in memoriam (e in ritardo) (ma tanto lui e la pazienza…)

ViperaVenerea, che ha un paio di lustri (buoni) meno di me e la memoria molto più pronta ha già menzionato in un suo post che il 16 giugno ricorreva il ventennale della morte di Andrea Pazienza, che vi piaccia o meno uno degli autori più significativi della storia del fumetto italiano (e per giunta attivo in un momento in cui di autori significativi ce n’erano svariate dozzine).

Pazienza è indissolubilmente legato a un pezzo della mia vita compreso fra i 18 e i 23 anni (quando è perlappunto morto), corrispondente grossomodo al periodo dell’università. Quegli anni sono stati talmente densi di eventi fondamentali che, per trovare un paragone, devo arrivare al passato recente (trasferimento in USA, matrimonio, primo figlio). Si capirà che quindi non riesco a pensarlo solo come un autore che mi piace molto. Mi pare quindi doveroso citare un paio di episodielli, tanto per ricordarlo.

Partiamo da quando, un bel pomeriggio, stavo tornando a casa dall’università, tutto euforico perché avevo preso 30 alla seconda annualità di letteratura inglese dopo essermi fatto un mazzo d’altri tempi a leggere l’analisi di Alessandro Serpieri sui sonetti di Shakespeare. Ho ODIATO ogni parola di quel libro. Un periodo poteva essere lungo ventisei righe, avere più parentetiche di un post medio della Rita e ricorrere a un lessico pesante, pedante, autocompiaciuto, ampolloso, desueto tale da richiedere continue verifiche su dizionari etimologici per capire qualcosa. Eppure, devo dolorosamente ammettere che, immesse nel sistema le informazioni fondamentali, quel testo ha davvero fatto la differenza che mi ha consentito prendere quel trenta senza avere MAI frequentato (e il docente, Agostino Lombardo, non era esattamente un superficiale). 
Stavo tornando a casa, dicevo, e mi sono trovato davanti alla mia edicola-spacciatore preferita. Avevo ormai istituito la tradizione con me stesso di regalarmi un fumetto di edizione pregiata per premiarmi di un esame andato bene. Guardo nella vetrina e… TO-YEAH!!! ECCOLO LA’!!! Che se ne parlava giusto col mio amico fumettaio e batteriere qualche mese fa: "Pompeo", di Andrea Pazienza. Che era un paio d’anni che nessuno glielo voleva pubblicare perché era troppo crudo e adesso è lì, disponibile e io sono lì, con i soldi a disposizione.
L’ho acquistato. Era bello, era giocondo ed era mio. Ingolosito, ho iniziato a leggerlo direttamente per strada… ma con ordine. La prefazione non si salta. E la prefazione non è altro che un disegno rappresentante Pompeo (che è l’alter ego di Andrea Pazienza, che lui suicida a fine fumetto in un vano tentativo di esorcismo che salvi il Pazienza reale) che legge. Dal testo che ha in mano s’ale un fumetto che ripete il contenuto della pagina, qualcosa del tenore di
"…non già con il consueto metodo storico, bensì ricorrendo al metodo mitico, che consente a Eliot di attingere a un mare magnum di materiale culturale e bla bla bla…"
Un fumetto (a bolle, quello dei pensieri) sale anche dalla testa di Pompeo. Un’unica parola: "Bastardo". Sulla copertina del libro: "T.S. Eliot – The Waste Land. Traduzione e commento a cura di Alessandro Serpieri"
Scusate se vi sembra poco.

Secondo episodio, avvenuto più o meno a fine maggio 1986. Andrea Pazienza fa un’ospitata in un teatro in cui succede un happening improvvisato con improbabili personaggi dell’intellighenzia sinistroide. In particolare, Pazienza compare assieme a Renato Nicolini (con quell’aria da fòlaga strampalata, come lo aveva definito lo stesso Pazienza). All’uscita del teatro gli si fa la posta. Gli si protende un foglìno di carta e una penna e si dice: "Andrea, non è che per caso…" Andrea sbuffa pazientemente, prende foglìno e penna, guarda in giro per vedere su che superficie di appoggio il suo metro e novanta abbondante possa lavorare da in piedi. Le macchine sono troppo basse, opta per il mio pettorale destro e, in dicannove tratti contati, mi spara una testa di Zanardi con sigaretta accesa. Mi sembrava che potesse essere l’inizio di chissà che frequentazione, ancorché sporadica… Tre settimane dopo non c’era più. E a pensarci mi sembra ancora sbagliato.

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  1. giugno 19, 2008 alle 09:41

    anche a me sembrò sbagliato
    un errore irrimediabile
    ciao

  2. giugno 19, 2008 alle 09:56

    Ma cavolo, non ti sei messo a piangere esplosivamente in mezzo alla fumetteria singhiozzando liberatoriamente “Qualcuno mi capisce”?
    Grande aneddoto.

    Tuttavia, io ‘sta cosa del tirarmi in ballo ogni volta che c’è da denigrare un uso generoso di parentetiche la vorrei discutere, ecco.

    Rita

  3. giugno 19, 2008 alle 11:35

    Io da squattrinata me li leggevo a rate, da Imago(fumetteria fonte di ogni tentazione vicino a casa mia), quando uscivo a un’ora decente dal liceo..
    Era un grande.

  4. giugno 19, 2008 alle 11:41

    E certo che era sbagliato, non è mai giusto.
    Dal che si evince la mia moderata simpatia per Pazienza. Irripetibile talento, ma i maledetti e disturbanti sono davvero la mianiera dei nostri vent’anni – e aldilà della incredibile qualità estetica – ce n’erano così tanti, che era una specie di controbanalità.
    E prima o poi ci arrivi che avere i coglioni vuol dire ben altro.
    Perdona il commento un tantino viscerale.

  5. giugno 19, 2008 alle 13:01

    yetbutaname: già :’-(
    Rita: e discutiamone. Ma costruzioni stringate, eh? Stile Giulio Cesare (ma in prima persona, se usi la terza mi confondi)
    LaCusèina: io e te abbiamo un passato mai vicendevolmente approfondito che viceversa sarebbe interessante approfondire
    Zauberei: dissento un tantino. Non tanto sulle considerazioni, ma su quello che veramente ci si aspetta da una persona. Prendo un esempio: Totti, diventato leggendario per la supposta non brillante, diciamo “prontezza di riflessi”, a parte non essere né cretino quanto lo si dipinge e avere anzi delle qualità umane mediamente rispettabili… A parte tutto questo, dicevo: lui è un calciatore di alto livello, diciamo pure un fuoriclasse se vogliamo usare questa parola. Al di là delle motivazioni che ha avuto e del piacere che ne ha tratto, ha dedicato una grossa fetta di se stesso a diventare quello che è per offrirsi come il miglior calciatore che poteva essere, ha investito tanto e ha dato tanto. Scelgo proprio Totti perché non ha combinato cazzate delle proporzioni, che so, di un Tomba e quindi non ha neanche niente di spettacolare da dovergli scusare. Perché dovremmo chiedergli altro, vedi i veri coglioni che nominavi tu? Ecco, stesso discorso: Pazienza è stato nel suo campo il migliore che gli è riuscito di essere. Del livello e della mole della sua offerta non possiamo sicuramente lamentarci. Di cazzate da farsi perdonare ne ha combinate un tot, ma direi niente di irreparabile e le ha pagate salate, essendo morto a 32 anni. Insomma, io non vedo perché avrebbe dovuto avere altri e più veri coglioni. A me sta benissimo così. I coglioni li vorrei da altri, e spesso non glieli vedo. Li vedo FARE i coglioni, ma quanto ad averne…

  6. giugno 19, 2008 alle 13:25

    non mi ricordo che stavo facendo il 16 giugno dell’88… so solo che mio fratello mi urlò “hanno detto alla radio che è morto andrea pazienza” e come due cretini ci mettemmo a leggere i fumetti che già mille volte avevamo letto, con le lacrime negli occhi.
    Grazie ad Andrea e ai suoi pennarelli indelebili.
    Grazie Boston per il ricordo!
    ciao, Luisa

  7. giugno 19, 2008 alle 13:51

    … un disegno asciutto e preciso che mi restituisce, con dolceza, la città dove sono cresciuta e che non ho amato: i bagni sud est coi suoi pattini e le sciure milanesi che in riva si sgolano a richiamare i marmocchi natanti, una villetta bianca dall’altra parte della strada, con un cactus che cresceva di fronte così enorme da raggiungere il secondo piano…
    hai presente?

  8. giugno 19, 2008 alle 13:58

    Lublu: grazie per il tuo, è proprio come abbiamo reagito in parecchi
    Colpo: non quello in particolare. Ma conoscevi i bagni La Croisette, lungomare sud di SBT? C’era appeso al muro un suo disegno a colori rappresentante il vecchio proprietario, vestito in una tenuta da torero squisitamente riprodotta, che balla il tango con un ombrellone. Capisci, suo, di suo pugno. Ho coltivato per anni l’idea di operare una sottrazione. Poi, il figlio del proprietario si è reso conto di che cosa stava incoscientemente appeso nella loro saletta ristorante e lo ha portato a casa.

  9. giugno 19, 2008 alle 20:56

    eh è che io nell’intimo so moralista bostonià:)

  10. giugno 19, 2008 alle 22:48

    Io purtroppo l’ho scoperto postumo, perché all’epoca leggevo topolino e magari avevo qualche rigurgito di barbapapà. A volete mi dispiace di non avere qualche anno in più (poi passa subito).
    Però c’hai avuto anche tu un bel culo a incontrarlo e tutto, eh?

  11. giugno 20, 2008 alle 07:55

    Il mio autore italiano preferito.
    Ti ricordi cosa faceva con i pennarelli?
    E geniale la sua: “Mio padre e’ l’acquerellista piu’ notevole che conosca?”

  12. utente anonimo
    giugno 20, 2008 alle 08:24

    un ricordo così vale un commento.
    l’ho amato molto molto ma molto davvero quello che scriveva e disegnava era e rimane dentro di me l’otto m’arzo le donne sono profetiche germaine….
    amato visceralmente anche io dalla maturità “scolastica” alla maturità vera, (l’appuntamento,su linus, le vignette su tango etc… la poesia, il mare che mi spettina i diti..)
    svolti a san severo i funerali di andrea pazienza
    in ritardo cristina sempre in ritardo…grande grandissimo genio geniale anima infinita mi sono rifiutata di andare a vedere il film

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