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Mi sa che stavolta mi capisco da solo…

Oggi stavo sentendo alla radio alcune analisi del casino che sta scoppiando dopo il fallimento di Lehman e tutti gli annessi e connessi. Una cosa in particolare sta provocando una bella discussione, ossia l’iniezioncella di 85 miliardi di dollari per il salvataggio di AIG.
Una fetta è scandalizzata, e starnazza piuttosto forte. Ma, a parte il definire questo intervento come "un atto socialista", da considerarsi come un dispregiativo, dicono due cose non del tutto sbagliate: la prima è che si corre ad aiutare AIG ma si lascia che John Doe, padrone di un’officina in difficoltà con sei dipendenti, cuocia nel suo brodo e questo non sembra giusto. L’altra è che il capitalismo e il libero mercato prevedono il rischio d’impresa: sei libero di rischiare quello che ti pare. Se guadagni molto, bravo. Se perdi molto, cavoli tuoi. L’intervento dello stato crea un pericoloso precedente: chi si troverà a fare delle scelte pericolose di qui a qualche mese penserà che può fare qualunque cazzata gli passi per la testa, tanto alle brutte paga lo stato (noi in Italia, che ci siamo già comprati la Fiat dodici volte, siamo più abituati a trovarlo accettabile; qui ancora l’idea crea un sano scandalo).
L’altra parte sostiene che era l’unica cosa da fare, che se tutto va benissimo il contribuente si troverà addirittura ad averci guadagnato e che comunque l’intervento era un atto doveroso, data la dimensione dell’azienda e l’impatto che la sua rovina avrebbe avuto.

A me pare che ci sia un nodo da sciogliere, ossia quel meccanismo vizioso per il quale le aziende crescono al punto da poter mettere in piedi un ricatto: "se non mi aiutate a risolvere i guai, le conseguenze colpiranno non solo me ma ennemila persone". Con questo ricatto, da noi (appunto) la Fiat si è fatta salvare una quantità di volte perché dà lavoro qui e l’indotto là, Mediaset ha conservato le reti perché "cinquantamila dipendenti" e via dicendo. Discorso banale, qualunquista ecc ecc ecc: con la mia solita faccia tosta da bloggaro anonimo, mi butto a parlare di cose che capisco solo un po’. Però mi chiedo: io al libero mercato posso anche cercare di crederci – e invece sono tutto sommato un fautore di un qualche ammortizzatore e contenimento – ma questo è libero mercato? Non hanno ragione quelli che dicono che sa di economia pianificata? O magari ci troviamo in una situazione in cui godiamo degli svantaggi dell’una e dell’altra cosa?

Mi piacerebbe sapere se il discorso è già stato analizzato in questi termini (sarei sorpreso del contrario) e che tipo di soluzioni sono state proposte. Chi ne sa di più, mi illumini.

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  1. settembre 19, 2008 alle 06:16

    E’ chiaro che un intervento di questo tipo non è libero mercato, ma… Com’era? Capitalismo a partecipazione statale?
    Il fatto è che l’economia americana già fragile non avrebbe potuto sopportare altre batoste come Morgan e Lehman.
    Gli States hanno un sistema di gestione sia del denaro che delle risorse VECCHIO (perforazioni in zona artica, gasdotti in Alaska, impianti off shore da miliardi di dollari; cazzo, hai acri e acri di lande desolate e assolate: solare, no?). Fanno paragoni di crescita con la Cina, ma ci vogliamo svegliare e prendere a modello altre nazioni, come ad esempio la Germania?
    Basti vedere quest’ultima manovra da Italietta pre mani pulite, ma anche post, va là.
    (Comunque l’Alitalia deve fallire, l’ultima volta da Milano a Venezia mi hanno fatto aspettare un’ora in aereo, ovvero un quarto d’ora di più della durata del volo, per poi offrire un bicchiere d’ACQUA e neanche col carrellino, ma con le hostess che passavano in coppia a mo’ di carabinieri, ovvero una coi bicchieri di carta e l’altra con la bottiglia, vaffanculo)

  2. settembre 19, 2008 alle 08:51

    ti ho capito pure io, è il ragionamento che ho fatto anche io più o meno, ma non so illuminarti…
    l’unica cosa che mi viene da pensare è che forse in Italia continuiamo a scegliere cure che sono peggiori del male…facciamalo fallire qualcosa e iniziamo daccapo dalle sue ceneri…ma è solo il pensiero mio eh?!

  3. settembre 19, 2008 alle 10:35

    il capitalismo funziona solo per una porzione di umanità. In parecchi se ne accorgono solo adesso. Quando lo dicevo mi davano del com… Ora con la Cina e l’India che stanno per farci il culo si accorgono che il sistema è al collasso. La mia idea è che con questi colossi che avanzano ci sarà sempre più la necessità di far virare il potere economico nelle mani di pochi (anche asiatici) e togliere sempre più potere economico ai poveri e ai medio borghesi, prova ne è l’aumento esorbitante del prezzo della benzina con i prezzi al barile di molto diminuiti, e in Italia ne è esempio il prezzo di pasta e pane.

    Io sono disfattista, pessimista, e tendo sempre a schierarmi con i complottisti.

    A breve vedremo, e spero di sbagliarmi.

  4. settembre 19, 2008 alle 12:34

    Non ho le competenze per dire cose sensate. Posso dire delle cose poi vedi te, a casaccio.
    1. siamo sicuri di dover valutare questo episodio solo con i parametri dell’economia? Per esempio seri interessi politici, o seri magheggi, che naturalmente mi sfuggono e anche calcoli politici che a ridosso delle elezioni hanno fatto fare scelte che poi si sono rivelate azzardate.
    Non credo in ogni caso – purtroppo -che il capitalismo stia mostrano la corda. Penso che invece ogni naizone abbia un suo ciclo storico, un’ascesa e un declino e che l’America dall’11 in poi vacilla sulla vetta della parabola. Penso anche che l’india e la Cina non siano affatto nuove economie, ma mondi pieni di giovani che con lentezza e determinanzione utilizzano le stesse strategie che hanno fatto l’ossatura dei nostri capitalismi. Con schiavi che lavorano 20 ore al giorno e campano di niente.
    Ho visto un documentario sulla cina.
    Ho letto “Nella pelle del Leone” di Nodatje (sulla costruzione di Toronto – romanzo stupenderrimo) e mi pareva che si parlasse della stessa cosa.

  5. settembre 19, 2008 alle 14:42

    Zaub: mentre il discorso dei cicli magari funziona (anche se qui non si tratta di un ciclo americano: si sta trascinando appresso tutti, a cominciare dalla Russia che ha dovuto chiudere il mercato dei titoli per un giorno e mezzo), non credo minimamente a calcoli e interessi politici. Troppo enorme il casino provocato perché qualcuno ci guadagni. Chi andrà su avrà una patata bollente che gli leverà la salute, altro che storie.

  6. settembre 19, 2008 alle 19:26

    non sarò illuminante, perché mi tengo piuttosto all’oscuro
    sento però di poter dire che non è libero mercato ma nemmeno economia pianificata
    o si pianifica anche l’emergenza con propensione catastrofica??

  7. settembre 19, 2008 alle 19:27

    il secondo ? del mio commento precedente non è intenzionale ma può avere un senso

  8. settembre 19, 2008 alle 21:19

    Nel campo sono veramente digiuno ma perchè ogni volta che sento queste cose mi convinco sempre più che ,se la democrazia è anche scegliere liberamente chi deterrà il potere per un certo periodo di tempo, la rivoluzione sarebbe poter votarenon per scegliere il presidente in Italia o in America ma il Presidente del Cda della Nestle o della Microsoft?

  9. settembre 20, 2008 alle 12:09

    sono convinta che il “libero” mercato non esista. è una rappresentazione astratta e depurata della realtà, come un test in laboratorio.
    è evidente che non siamo neanche in un’economia pianificata, che supporrebbe per l’appunto una forma di pianificazione di sistema che mi pare mancare del tutto: non esiste proprio un sistema, ma un gruppuscolo di colossi che fanno le regole, il resto è un mare di impresette o impresone, che comunque non contano, non decidono e subiscono. la fregatura è che mi pare chl’economia usa si stia italianizzando, consentendo ai colossi di socializzare le perdite e di privatizzare i profitti. brutto brutto segno. sono per la tua terza ipotesi: non siamo in un regime di capitalismo puto, non siamo in un’economia pianificata, ma subimo le conseguenze negative di entrambi i sistemi.

  10. settembre 20, 2008 alle 12:10

    era capitalismo puro, ma anche puto suona bene.

  11. settembre 20, 2008 alle 22:25

    Chi ha teorizzato il LIBERO MERCATO sosteneva anche la necessita’ di REGOLE COMUNI E RISPETTATE e di AUTORITA’ che le applicassero. In Italia le regole ci sono (persino troppe) ma negli organismi di controllo c’e’ nepotismo e corruzione. Qui in America nel settore finanziario ho l’impressione che non ce ne siano punto. E patatrac

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