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Del perché forse non si può davvero essere buonisti

Mi sono fatto un pensiero filosofico di quelli facili facili, da programma televisivo di intrattenimento popolare. Un pensiero con il quale cerco di dare retta solo al mio cinismo – per me è un esercizio di stile, visto che in realtà sono un sentimentalone.

Insomma, prendiamo la persona normale. La persona normale, a causa di remore morali, pigrizia, educazione o altro, desidera quello che le serve e quanto le basta dell’eccesso da potersi dire "sto bene". A un certo punto, per quanto possa essere avida o vanagloriosa, la persona normale incontra un tetto che superare costa troppa fatica, fa fare cose che non le piacciono o che non ritiene etico superare.

Prendiamo poi la persona di potere, inteso sia dal punto di vista economico che politico. Per questa persona, il tetto precedentemente descritto è o enormemente più in alto rispetto a quello della persona normale, o addirittura non esiste. Chiamate questo impulso "ambizione", "avidità", "brama", come volete, ma la persona di potere lo sente più forte degli altri.

Le persone di potere servono. Inutile dire di no. Alcune delle cose che rendono la nostra vita quella che conosciamo (e come, a quanto pare, ci piace che sia) richiedono strutture complesse, per mettere su le quali bisogna superare di molto il tetto della persona normale. La persona di potere invece, motivata dall’impulso sopra descritto, spinge e tira affinché la struttura vada su, in modo da poterne disporre. O qualcosa del genere, sto semplificando.

Si potrebbe pensare che il sistema è perfetto. Le persone normali dicono a quelle di potere "ti aiutiamo, ti puoi spingere fino a questo punto, che è varie volte oltre il punto che va bene a noi, poi fermati che un po’ a noi ce lo devi lasciare." Ed è quello che le persone di potere vanno dicendo da sempre, "Pace, tranquilli, parliamone che un accordo si trova". Ma qui c’è il problema.

La persona di potere non ha la minima intenzione di discutere ed accordarsi, anche se lo dice. Non fa parte della sua natura, che punta invece al sempre di più, sfruttando le pieghe nella lettera dell’accordo per superare il limite che lo spirito dell’accordo intendeva, limite dove la persona normale invece si ferma (e via così fino alla prossima fregatura, perché di questo si tratta).

La persona di potere non può essere convinta a fermarsi, deve arrivare ad essere dissuasa dal proseguire. E questo richiede un atteggiamento che è all’antitesi del buonismo. Certo che ci sono i rischi, certo che mi spaventano e mi fanno orrore, ma si cerca sempre un equilibrio, no? Ora stiamo penzolando pericolosamente dalla parte del troppo poco, e qualcuno mi convinca che non siamo già caduti.

  1. novembre 27, 2008 alle 18:38

    OH… non fa una grinza!

  2. novembre 27, 2008 alle 18:55

    come diceva Tacito? non è delitto l’uccisione dei tiranni
    alla peggio

  3. novembre 27, 2008 alle 19:42

    non capita spesso, ma son d’accordo. 😉 Ho visto “Milk” ieri sera, racconta del primo omosessuale dichiarato ad avere una posizione politica amministrativa a SanFrancisco (oserei dire negli USA tutti, ma non ne sono certa), nel ’78.
    sebbene tu qui pensi a tematiche un po’ diverse, e’ stato importante per me vedere come si fa a difendere un diritto civile. che, almeno nella mia generazione, non siamo abituati ad alzare la voce per qualcosa che non siano i mondiali di calcio.

  4. novembre 27, 2008 alle 20:13

    Basta prenderli uno per uno, si va lì in 5 o 6, li si porta in un vicolo buio e gli si dà una mano di bianco. Se non hanno capito gli si dà un’altra mano di bianco. Io ci vengo, i cazzoti con la destra riesco ancora a darli.

    Nina

  5. novembre 28, 2008 alle 07:10

    A volte mi inquieti un po’, cusèin..Off topic:qui nevica e io e il nano andremo a Calvineggiare un po’ :-))))
    Cusèina

  6. novembre 28, 2008 alle 08:26

    giusto.
    è che il capitalismo si basa un po’ su questo senza limite.

  7. novembre 28, 2008 alle 11:10

    chapeaù !
    Analisi tristemente esatta.
    l’equilibrio sarebbe il famoso “capitalismo solidale” o qualcosa del genere.
    Ho paura che sia una contraddizione insanabile come la guerra giusta o il pesto senz’aglio.

  8. novembre 28, 2008 alle 17:16

    Uhm… mettiamo un paio di puntini sulle q.
    Primo, i tempi di “gastronomia operaia, cannibalizzazione, forchetta-coltello, magnamose er padrone” SONO finiti. Quello che intendevo io è che non si può andare a trattare con aria dignitosa e remissiva perché è un linguaggio che non viene rispettato.
    Secondo: sì, il capitalismo si basa su questo squilibrio ma ha dei suoi propri ammortizzatori insiti in teoria nel suo essere così per tutti. Ma se quello che sta su bara e, per usare una sintesi efficace di questi giorni, socializza le perdite e privatizza i profitti, beh… allora ridiscutiamone un momento. E a muso duro. Perché ora, caro mio, fai la voce grossa, ma il debole SEI TE.

  9. novembre 28, 2008 alle 18:43

    Volevo scrivere qualcosa di intelligente.

  10. novembre 29, 2008 alle 16:07

    Non potresti allegare degli schemini per renderne più facile la comprensione?

  11. novembre 29, 2008 alle 16:23

    matto81: pensa che non volevo pubblicare il post perché, per farlo semplice, mi pareva di aver scavalcato di parecchio il limite della banalizzazione… Sul serio: più bianco e nero di così era difficile farlo

  12. novembre 29, 2008 alle 16:27

    Oh, e poi: si è parlato di capitalismo, ne ho parlato anch’io. Ma il pensiero si applica a qualunque situazione in cui siano contrapposte una posizione di potere a una di normalità, e i soldi sono solo uno degli aspetti. Si tratta di ottenere qualcosa da qualcuno che, dalla sua posizione, non vede nessun buon motivo per concederla.

  13. dicembre 1, 2008 alle 09:06

    prima delle ultime tre righe ho avuto il sospetto che avessi fatto la tessera di Forza Italia…

  14. dicembre 1, 2008 alle 09:15

    Verissimo non fa una grinza anche se, rimango convinta che a destra come a sinistra non tutte le persone normali sono normali allo stesso modo, non tutte quelle di potere lo sono allo stesso modo. C’è in specie una linea sottile ed esile (rarissima e spesso la si trova per poi perderla) in cui l’etica coincide con l’intelligenza e quando questo accade, la distinzione tra destra e sinistra diventa irrisoria.
    Ma nel resto del tempo la distinzione ricompare.
    Quando l’idiozia prevale diventa lampante.

  15. utente anonimo
    dicembre 1, 2008 alle 13:29

    E’ quel “qualcuno mi convinca che non siamo gia’ caduti’ che mi fa preoccupare, MOLTO preoccupare.
    Non vorrei che fossimo talmente storditi dalla vanita’ delle cose, da non accorgerci che le ginocchia sanguinano.

    Vipera Pignola

  16. dicembre 1, 2008 alle 15:36

    Gatto, io sono un pragmatista di sinistra. Dalla posizione privilegiata di persona che avrebbe potuto essere e non è stata ti dico che la mia non è sfortuna, è che proprio numme tiene di sobbarcarmi certe cose per avere più di quel che ho, né me ne frega qualcosa di poter decidere su tutto: ho i miei punti fermi, al di fuori fate quel che volete nei modi e nei tempi che preferite.
    Chi se la sente di sobbarcarsi rotture e ha una gran voglia di decidere è una risorsa per la società, ed è anche una risorsa importante se sa farlo bene; ma ogni tanto bisogna ruggirgli contro, tanto perché non si allarghi oltremodo.

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