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Aderisco al meme: parla di tuo nonno

Pare che qui si stia lanciando un meme. Per "qui" intendo qui e qui. Ah, se vogliamo il meme ha anche una madre nobile, qui. Che dire, è proprio dei vecchi dire "un tempo sì che", quindi non lo dirò, ma certi pensieri passano per la testa.

E insomma, la mia dose di nonni notevoli ce l’ho anche io. Che potrei parlare di quello a suo tempo famoso, che di materiale ce ne sarebbe. Ma invece parliamo dell’altro, anche perché quello famoso non ho avuto il privilegio di incontrarlo mai.

Che non era affatto famoso. Il che non vuol dire che non fosse a suo modo un personaggio in vista: la sua famiglia, ebraica come molte delle famiglie italiane più antiche, era benestante da generazioni e aveva anche espresso un sindaco (o più, ora non ricordo) della cittadina lombarda in cui risiedevano. Benestanza che nonno, raro esemplare di ebreo assolutamente privo di senso pratico, riuscirà a ridurre gradualmente e inesorabilmente.

Nel 1918 decide che lui l’imboscato non lo fa. Prende, entra negli alpini e se ne va a combattere. Tornerà con un sacco di ricordi, qualche decorazione, una pensione che lascerà inopportunamente al corpo (che in seguito non si farà impietosire dalla vedova indigente ma se la terrà stretta) e un gusto per la grappa che lo accompagnerà a lungo.

Rampollo, come si diceva, di una famiglia ebraica di alto lignaggio, decide che, alla faccia di tutte le brave ragazze ebree disponibili, a lui piace proprio quella cattolica là, sì, non una cattolica qualunque, quella che era pronipote del papa di vent’anni fa. La famiglia gli dice: "Pensaci. Se non te la sposi, ti regaliamo un bel viaggio intorno al mondo." "OK, ci penso. Datemi il viaggio." Se ne va intorno al mondo – stiamo parlando di un viaggio fatto nei primi decenni del Novecento, roba da piroscafo, mesi di navigazione e mesi di permanenza in loco, toccando Americhe, Africa, estremo oriente, insomma proprio un viaggio intorno al mondo di quelli da epoca d’oro dei viaggi, di cui adesso resta un magnifico libro di foto in toni seppia. Tornato dal viaggio dice: "Ci ho pensato, mi converto e me la sposo". E lo fa. Nel frattempo, il nano pelato ex socialista al potere allora fa passare le leggi razziali, il che ammorbidisce anche i genitori di nonno sull’opportunità che lui si converta per sposarsi una gentile.

Purtroppo, dopo un po’ di tempo il baffetto crucco fa sapere al nano pelato che le leggi razziali hanno bisogno di un giro di vite. L’allegra famigliola si imbosca come può mentre il nonno si dà alla macchia. Naturalmente, visto che ricordava ancora qualcosina da qualche anno prima, si unisce ai gruppi partigiani già che c’è.

Tornato a casa, è il momento di mettere in pratica quella benedetta laurea in legge e quel titolo di avvocato che ha in saccoccia. Uno penserebbe. Nonno no, non lo pensa. Perché non sia mai che uno si trovi a difendere in buona fede un criminale. Non eserciterà MAI.

Nonno era daltonico. Piuttosto molto daltonico. Abbastanza daltonico da far verniciare la casa in campagna di un vermiglione ululante, convinto che fosse un fresco verde bottiglia. Salvo riverniciarla di un bel color mattone, che i più vedevano come un altrettanto ululante verde pisello che, alla prima pioggia seria, scolorì di nuovo diventando un verdolino malsano con chiazze rossastre della precedente vernice.

Nonno aveva delle sue idee precise sull’allevamento dei bambini. Una volta che Bostoniano era arrivato dalla capitale alla ridente cittadina del nord dopo otto ore di viaggio in treno estivo e aveva una sete da deserto in bocca, chiese timidamente al nonno se poteva bere. Infatti, qualunque adulto lo circondasse a quell’epoca, più Bostoniano aveva sete, più gli diceva che non doveva ancora bere e quando lo faceva di farlo poco e lentamente, se no gli sarebbe preso un accidente. Nonno disse: "Se hai sete, DEVI bere. E Bostoniano poté sdraiarsi sedici bicchieri in rapida successione. Nonno poi al mare concedeva i ghiaccioli, senza cercare di depistare Bostoniano sulla pizzetta rossa. Nonno poi pensava che era bene abituare i bambini da subito a certe cose. Ogni giorno, dopo pranzo, si prendeva la sua grappa alla pera e lasciava che Bostoniano ci intingesse un dito e l’assaggiasse.

Nonno abitava lontano e si vedeva solo un paio di mesi all’anno. Nonno se n’è andato presto, e a Bostoniano sembra di averne potuto trattenere troppo poco.

  1. dicembre 4, 2008 alle 07:12

    Nooo, ho lanciato una serie di post per chiagnere!
    Che bella generazione era quella, altroché.

  2. dicembre 4, 2008 alle 07:48

    bè, bello il post e bello il nonno.
    così che si formano alcune preferenze, succhiando dita alla grappa di pere.

  3. dicembre 4, 2008 alle 08:31

    Il post fa chiagnere anche me, perchè il nonno in questione era in comune.Mi fa chiagnere perchè nonostante sia morto che io avevo tre anni io me lo ricordo,quindi doveva essere parecchio speciale.
    Il nonno in questione ogni sera, dall’ospedale dov’era relegato per periodi più o meno lunghi, telefonava per dare la buonanotte a me e alla nonna pronipote di papa e mi faceva una magia: faceva comparire un After eight sotto il telefono. Non mi sgridava anche se gli saltavo in braccio facendogli male,nei suoi ultimi giorni, e quando mio padre mi sgridava mi abbracciava e io ricordo ancora il colore della vestaglia di seta che portava..basta va…Vado a prendere i kleenex.
    Cusèina

  4. utente anonimo
    dicembre 4, 2008 alle 08:33

    sniff.
    che personaggio, però.
    ma allora da quello che capisco sei uno dai natali di un cerrrrto livello!
    kat sloggata da scuola nell’ora di buco

  5. dicembre 4, 2008 alle 09:06

    mi hai fatto venire una gran voglia del mio di nonno… a questa catena aderirei molto volentieri, ma serve della concentrazione cavolo, e io c’ho da fare la valigia… ma non me ne dimentico!

  6. dicembre 4, 2008 alle 10:13

    Ficherrimo questo tuo nonno bostoniano!
    Io non lo so, ma tutti gli ebrei che conosco dar mi babbo in poi, fino a tutti gli amici del mio babbo, so tutti così grandissimi idealisti e seghe totali in fatto di quatrini. Ma trovo delizioso il fatto che fosse daltonico:)
    Io pure feci un tempo un nonno post – che invece il mio di nonno era finto e pure gentile. Il giudo vero s’era dato alla macchia.
    Sta qui
    http://zauberei.blog.kataweb.it/2008/05/19/post-proust/

  7. dicembre 4, 2008 alle 12:18

    un nonno serio
    se hai sete, Devi bere
    infatti

  8. dicembre 4, 2008 alle 12:37

    Un grande nonno. Io devo molto al mio, che come il tuo se n’è andato troppo presto.

  9. dicembre 4, 2008 alle 13:06

    Che bel post, Boston! Mi fai correre col pensiero a mio nonno Giulio. Caricavamo ogni sera il suo orologio da taschino e la sua giacca da camera aveva un profumo indimenticabile….
    Bye. L.

  10. dicembre 4, 2008 alle 15:54

    Mint: chi è causa del suo mal… 😉 Invece grazie, stanno uscendo fuori belle storie
    Cinas: pensare che qui gli assistenti sociali lo farebbero interdire…
    Cusèina: non sai quanto speravo in un tuo ricordo ulteriore, volevo quasi chiedertelo esplicitamente nel post. E lo faceva con te, il gioco dello staccarsi la falange di un dito e riattaccarla?
    Kat: chissà… la clinica dove sono nato l’hanno chiusa perché ci vendevano i bambini
    exp: tanto lo so che posti dal primo albergo con la connessione! 😉
    Zaub: oh, un altro post con co-protagonista Zarina Barricaderovna! Altro gran personaggio, quella
    yetbutaname: solo per quello, crebbe nella mia stima di altri sedici metri.
    matto81: attendiamo post!
    Lemny: già… la colonia del nonno e certi piccoli rituali che hanno solo loro… Chissà se i nostri figli percepiscono qualcosa del genere nei nostri genitori. Di certo, mio padre non usa colonie e al polso porta una plasticaccia al quarzo!

  11. dicembre 4, 2008 alle 16:27

    Seriamente:
    Che belli questi meme.
    Che dolci questi ricordi.
    Grazie a chi li scrive così bene.

    Mint…hai iniziato una gran bella cosa, chiaro?

    Molto poco seriamente:
    Bost, una domanda: ghiaccioli all’anice? 😀

  12. dicembre 4, 2008 alle 16:44

    Perchè non esiste un libro che racconta la vita di questo splendido elemento?

  13. dicembre 4, 2008 alle 17:00

    Comunque Boston non sapevo che in passato i papi potessero avere dei figli.

  14. dicembre 4, 2008 alle 17:10

    Ci son anche gli zii… mica solo i bisnonni hanno i pronipoti!

  15. dicembre 4, 2008 alle 17:43

    Volare, era un

  16. dicembre 4, 2008 alle 17:44

    (stupido splinder)
    … a battuta bellissima. Se l’avesse detta Bergonzoni tutti a ridere. Mi ritiro nel mio eremo.

  17. dicembre 4, 2008 alle 18:14

    Io ho avuto dei nonni molto sotto la media per cui non mi pronuncio e mi limito a invidiare il tuo.
    (e sono curiosa: e quello famoso chi è?)

  18. dicembre 4, 2008 alle 18:54

    già, chi è?

  19. dicembre 4, 2008 alle 18:56

    Vip, Kat, quello famoso è stato un direttore d’orchestra di una qualche fama fra gli anni 20 e i 60 del secolo scorso. Credo che ora non lo conosca nessuno tranne studenti di storia della musica e melomani incalliti

  20. dicembre 4, 2008 alle 19:39

    Sì cusèin, si staccava la falange e mi suonava le ninnananne tamburellando le dita sulle guance..mi ritengo fortunata a ricordarmi tante cose.Probabilmente gli volevo un gran bene.

  21. dicembre 4, 2008 alle 23:04

    Che signora famiglia!

  22. dicembre 5, 2008 alle 15:27

    1) mi hai commosso e 2) mio nonno era splendido

  23. dicembre 9, 2008 alle 02:33

    ti si legge trattenendo il respiro cercando di non perdere nulla. credo che tu abbia trattenuto molto di questa meraviglia d’uomo che ti ha lasciato presto. un saluto lieve.

  24. utente anonimo
    dicembre 9, 2008 alle 21:07

    proprio stasera pensavo al mio…un nonno splendido (per entrambi).
    grazie.
    mt

  25. dicembre 12, 2008 alle 17:13

    questo meme è stupendo.

  26. dicembre 19, 2008 alle 01:31

    Che bello questo post…

  27. gennaio 27, 2009 alle 09:16

    Ah signur, il magone a quest’ora no…Io non scrivo più sul mio blog per cui approfitto un attimo del tuo, se posso. Mio nonno Piero faceva il panettiere, era tenero, bello cicciotto, amante di grappa, vino e Nazionali. In campagna d’estate portava me e mio cugino al bar del paese, io un crodino, il cugino una gazzosa e lui un bicchiere di bianco. A casa si metteva a suonare i cucchiai, avete presente? Ballava il lisssio da dio, e me lo ha insegnato. Raccontava barzellete sconce. Per un anno ha addirittura avuto una strana passione per la telenovela “Febbre d’amore”, ci faceva ridere vederlo lì davanti all tv; poi un giorno ha detto “ma diu faus, basta con sta roba” e ha smesso.La sera ci portava a letto latte e nesquik. Mi (ci) ha voluto un gran bene. Ci ha lasciati qui nel giro di 5 mesi, ormai 15 anni fa, a 66 anni. Uno dice:poi ti passa. Ed infatti è così, ma il magone e la mancanza si sentono sempre per persone così, n’est pas?

  28. gennaio 27, 2009 alle 14:48

    Criteo: “ma diu faus, basta co’ sta roba” e i cucchiai bastavano già a farne una grande perdita. Andarsene a 66 anni è proprio troppo poco. Grazie per la condivisione.

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