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L’invidia spiegata a mio figlio (mentre aspettiamo che mamma torni)

Vediamolo con un piccolo esempio.

L’azienda per cui lavora papà (multinazionale da un miliardo di dollari di fatturato annuo per circa tremila dipendenti sparsi in una ventina di sedi in tutto il mondo) non fa una festa di Natale ufficiale. Un gruppo di volenterosi, giovedì scorso, ha organizzato una festicciola "ognuno porta qualcosa" tenuta in pausa pranzo in una delle sale riunioni, e questo è stato tutto.

L’azienda per cui lavora mamma è una piccola agenzia di traduzioni con sedi in un paio di paesi, forza lavoro stimabile in un centinaio di persone e fatturato su qualche milioncino di dollari all’anno. In occasione delle feste, l’ufficio di Boston organizza una cena a spese dell’azienda in uno dei migliori bistrot francesi della città, del quale papà ha netta la memoria di uno splendido "confit de canard", uno dei suoi piatti preferiti in questo scorcio di secolo.

Ecco, quella che papà prova in questo momento nei confronti di mamma è l’invidia. Chiaro?

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  1. dicembre 15, 2008 alle 19:36

    tutto molto divertente!

  2. dicembre 15, 2008 alle 19:46

    Speriamo che mamma torni presto, allora!

  3. dicembre 15, 2008 alle 20:19

    Oh, dev’essere così che fanno, le grandi aziende: coi denari risparmiati per i regali non fatti ai dipendenti diventano multinazionali. A noi per natale, una bella stretta di mano (virtuale, s’intende).
    ciao

  4. dicembre 15, 2008 alle 20:35

    ma non si possono invitare i parenti e così sedare l’invidia?
    suggerisci, per la prossima occasione

  5. dicembre 15, 2008 alle 20:56

    Chiarissimo.
    Ho visto perfino la bava, a “confit de canard”…

  6. dicembre 15, 2008 alle 20:59

    Oh sarei invidioserrima anche io!
    La mia azienda non organizza alcunchè per Natale, ma ogni volta che organizza delle inquietanti pizze aziendali io non ci vado MAI. Le trovo teribbili.
    Certo er bistrò parisienne eh…

  7. dicembre 15, 2008 alle 21:06

    piadellamura: grazie!
    ProfAntigone: dovrebbe tornare in tempo per la mia, di cena. Vanno a cenare coi polli
    desian: il management della tua azienda ha molto in comune con quello della mia, vedo
    yetbutaname: sarà l’invidia che parla per mio tramite, ma mi pare che Pigrazia avesse tutte le intenzioni di tenere la cosa tutta per sé
    Esse16: e la scaloppa di foie gras con coulis di frutti rossi? E la zuppa di cipolle? E la tarte tatin? E… evafangù, insomma!
    Zaub: la pizza aziendale la trovo orenda anch’io, ma come noti, questa non era una squallida pizzeria!

  8. dicembre 15, 2008 alle 21:16

    mettiamola cosi’: stasera piove, e poi lei pensera’ a voi ad ogni sorso di vino francese saggiato con vellutate di funghi e pate’.

    vi pensa, me lo sento :p

  9. dicembre 15, 2008 alle 21:22

    E tu dici che non fa mentalmente il gesto dell’ombrello mentre ci pensa, a proposito di pioggia? 😉

  10. dicembre 15, 2008 alle 21:38

    ahah…ti pensa di sicuro…
    ahah. pensa “ahah tiètiètiè gnègnègnè”

  11. dicembre 15, 2008 alle 21:51

    il fatto che io lavoro come programmatrice INCOMMING(come dicono qui) per un’impresa, perconto di un’altra impresa, venerdì mi porterà alla seconda cena natalizia, con tanto di regalino dall’amigo invisible:-)
    QuestO come si chiama?
    Ce lo spieghi tu a daviduzzo?

  12. dicembre 15, 2008 alle 22:49

    ecco, hai fatto per spiegarla a tuo figlio, e mo’ l’invidia l’hai fatta venire a me: sai come festeggia la mia scuola? un bel panettone (da discount) offerto dal preside in sala professori. vualà.

  13. dicembre 16, 2008 alle 00:50

    Uhm… Torta, seriamente: sono sicuro di no
    Salvietta: ti lascerò quest’onore. Salvo poi sgridarti perché insegni le parolacce al piccino.
    Kat: almeno non è a tue spese! Il nostro party lo è stato. E ce ne sarebbe un altro domani, con modalità simili, dove non andrò perché secondo loro non posso neanche portare alcolici!

  14. utente anonimo
    dicembre 16, 2008 alle 09:04

    e Davide all’asilo niente festa di Natale?
    Se anche lui dovesse avere una festa migliore della tua…be’, meglio allontanarsi un attimo, pena le ire divine che cascano sulla testa.

    A me neanche il Buon Natale….son musulmani!!!

    Vipera Pignola

  15. dicembre 16, 2008 alle 09:50

    anche noi, niente.
    anni fa, ah, che bello, feste fino alle 3 di notte …

  16. dicembre 16, 2008 alle 11:56

    no, scusa = l’ufficio di Pigrazia, va lì al bistrot, giusto?

  17. dicembre 16, 2008 alle 16:43

    ViperaPignola: all’asilo di Davide non fanno la festa, ma organizzano una collettiva dei dipinti degli alunni. L’ultimo che ha portato a casa, in rosso granata su cartapaglia, era un’ottima riproduzione della carta che i macellai usavano un tempo per avvolgerci il fegato dopo che ne avevi estratto il contenuto.
    cinas: la devoluzione che mi sono vissuto con l’azienda dove stavo prima: una spettacolare prima festa, una seconda festa pallida imitazione della prima, una desolante terza festa e poi più niente
    Pillow: esattamente. La fedifraga 😉 ha mangiato lumache, rane e tarte au citron mentre io cenavo con due uova fritte al bacon e cavolini di Bruxelles saltati in padella. Oddio, dal MIO punto di vista ho mangiato meglio io, ma lei ama le carni alternative (e anche quelle non alternative)

  18. dicembre 16, 2008 alle 20:54

    Da me due anni fa sono arrivati panettone e spumante, l’anno scorso solo panettone, quest’anno neanche quello…di questo passo il prossimo anno lo regaliamo noi.

    Invece per saltare per la prima volta una cena aziendale – rigorosamente autofinanziata e da svolgersi in una qualche pizzeria truzza, dove per contribuire alla discussione avrei dovuto guardarmi le repliche di zelig – quest’anno ho dovuto inventarmi un imp.imp. (quella cosa a metà strada tra l’imp.egno e l’imp.egno imp.rorogabile imp.ortante) e occupare la serata con una cena tra ex colleghi che avrà un sapore misto di riunione clandestina, vino e funghi.

  19. dicembre 16, 2008 alle 21:52

    Pois: vino e funghi? Beh, invidiabile anche questa, direi… Anche se credo che ViperaVenerea non avrebbe disdegnato le samosa che giravano per la nostra festa

  20. dicembre 16, 2008 alle 22:09

    Qualcuno ha detto SAMOSA? Io aaamo i samosa! Di’, ma questo Petit Robert la sa fare la pasta alle carote? 😀

  21. dicembre 16, 2008 alle 22:38

    ViperaVenerea: non credo, ma la zuppa di cipolle sì 😛

  22. utente anonimo
    dicembre 16, 2008 alle 22:54

    Le feste natalizie aziendali, che tristèss…
    Da noi fino a qualche anno fa si faceva una cena e se non partecipavi manca poco dovevi mandare il certificato medico, ora invece un vassoio di bignoline preceduto da pippardone dirigenziale.
    Tremo già all’idea…
    Perlaslogged

  23. utente anonimo
    dicembre 17, 2008 alle 06:45

    se era rosso granata, ha della classe il ragazzo, assolutamente.

    ViperaPignola

  24. dicembre 17, 2008 alle 09:10

    Anch’io lavoro in una grande agenzia pubblicitaria con sedi in tutto il mondo e anche per noi quest’anno niente festa di Natale. Per me e per molti altri colleghi questa è stata una benedizione.
    Le feste aziendali di Natale sono la cosa più triste che il terziario avanzato possa avere inventato.

  25. dicembre 17, 2008 alle 10:32

    Qulacuno mi invita di strafogo?
    Sennò a me non tocca niente anco quest’anno.
    Sigh.

    saluti.

  26. dicembre 17, 2008 alle 15:16

    Perla: quando le fanno, le odi. Quando non le fanno, li odi… L’è ‘n casino!
    ViperaPignola: come no, rosso granata e giallo-ocra. Ottima combinazione. (Che qui il calcio non ci piace tanto, ma quel poco è di campanile)
    CarolineH: nelle piccole aziende può non essere così male. Deve dirti bene con i colleghi ma, tutto sommato, se ti ha detto male il problema non si limita al Natale!
    Loading: tranquillo; come si sarà capito dal tono della discussione, per l’ottanta per cento sono delle cagate.

  27. dicembre 17, 2008 alle 16:13

    ecco, davide, così hai capito anche l’iniqua distribuzione della ricchezza nel pianeta. duecento dipendenti sbafano delicatessen, mentre il resto dell’universo salariato si spartisce un piattino di olive stantie e un prosecchino fiacco.

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