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Saluto doveroso

Che uno dice il tuo nome e al massimo si sente rispondere "Ma che, esiste tipo una chitarra elettrica che si chiama così?"

In realtà, quella chitarra è il coronamento di una tua intuizione: un giorno ti sei svegliato e, insoddisfatto del suono delle chitarre elettriche dell’epoca (tutte con cassa di risonanza), che trovavi troppo morbido, hai preso un asse e ci hai fatto una chitarra elettrica a corpo solido. Oggi, novantanove chitarre elettriche su cento derivano da quest’idea, e il modello che porta il tuo nome è un classico che, se d’annata, spunta prezzi impossibili.

Ancora meno si sa che tua fu un’altra intuizione da niente, quella che ti ha portato a prendere uno di quei moduli di memoria con le bobine che si vedevano nei centri di calcolo di sessant’anni fa, modificarlo qua e là e usarlo come registratore multitraccia. La registrazione moderna non sarebbe possibile senza questa bella pensata.

Ma forse a te piacerebbe più che si dicesse come, fino a poche settimane fa, nonostante i novantaquattro anni e due dita rallentate dall’artrite, ancora ti facevi il palco di uno dei templi newyorkesi del jazz una sera per ogni settimana che dio mandava in terra. Su quel palco con te c’è salito il gotha della chitarra, tutti immancabilmente con la faccia che diceva "non ci posso credere che stavolta è toccata proprio a me".

Caro il mio Les Paul, un saluto sincero. Chissà le risate che vi farete, tu e Leo Fender, alla faccia di noi che ancora litighiamo su chi di voi due avesse tirato fuori la chitarra migliore.

  1. agosto 14, 2009 alle 07:41

    Stiamo parlando di un genio. Grandissimo.
    (Pero’ poteva farla più leggera, la Gibson)

  2. utente anonimo
    agosto 14, 2009 alle 12:40

    Uh, è la chitarra del Comansardante!
    VipsVacanziera

  3. agosto 14, 2009 alle 12:44

    pensa che proprio ieri era la prima notte che passavo senza la mia Les Paul sotto il letto. L’ho portata da mia madre per non lasciarla sola soletta durante le vacanze, dodici anni ci ho dormito insieme – alla Les Paul, non mia madre.
    E’ una chitarra benedetta, è pure scampata a un furto dove i ladri si son portati via due imitazioni, ha resistito ai miei tentativi fuzz e alla fine si è sporcata solo esternamente. Che il vecchio vegli su di lei, fino a quando non la vendo.

  4. agosto 14, 2009 alle 14:56

    Su iol… http://www.youtube.com/watch?v=foXSXOAfB4U

    L’ho trovato in questa pagina
    http://www.italiansonline.net/forum3.php?tipo=11&discussione=1743&pagina=10

    In fondo.

    e… ho segnalato te e Mint.

    ^_^

  5. agosto 17, 2009 alle 09:29

    Mizzica Boston che bel post – me so commossa!
    (il rapporto che abbiamo con certe persone che non vediamo, e che non ci conoscono, e che hanno fatto qualcosa per noi…)

  6. agosto 17, 2009 alle 09:45

    Ma litighiamo che? La Stratocaster è migliore, pochi cazzi.

  7. agosto 18, 2009 alle 13:06

    E’ migliore per certe cose, per altre la Gibson e’ il top.

  8. agosto 21, 2009 alle 12:05

    La Gibson è il top.

    E lo dice una che ai tempi stravedeva per Jeff Beck e la sua Fender strato.

    Oggi trovo Jeff addirittura noioso e datato.

    Come si cambia…

    L.H.

    O.T. Ehi Boston, me ne voglio andare da questo paese di merda, tu lavori all’estero.. mi daresti qualche dritta?

  9. agosto 21, 2009 alle 13:05

    Sì ma te sei femmina. Che accidenti vuoi capirne di chitarre?

  10. agosto 22, 2009 alle 19:46

    Ne capisco parecchio invece, dall’alto della mia esperienza bassistica e anche in quanto ex fidanzata di un chitarrista gibsoniano.

    Caro signorino SOTUTTOIO.

    L.H.

  11. agosto 24, 2009 alle 14:47

    Mint: dai, pesa quel che deve pesare!
    Vips: ciao, me l’aveva detto quando ha visto la foto della mia. Solo che LUI ha quella del colore che volevo IO (uffa)
    Pois: inutile dire che poche cose potrebbero mai giustificarne la vendita, no?
    Volare: bella presa, sapevo del Paul-Verizer ma non l’avevo mai visto in azione
    Zaub: ci hai proprio preso. Lo spirito era assolutamente quello🙂
    Wayne: ti ha risposto bene Mint.
    Mint: sono completamente d’accordo. E per altre non c’è niente che possa sostituire una Gretsch o una Rickenbacker.
    L.H.: però non puoi estrapolare Jeff Beck dal contesto in cui si trovava. Quando ha fatto le cose a cui penso ti riferisca era avanti di vent’anni. Sono i suoi imitatori successivi che sono datati, lui è e rimane un caposcuola. Comonq, dritte per venire all’estero? Ti direi di spulciare le offerte su siti tipo Craigslist e Monster e magari di costruirti una rete di contatti che abbiano a che fare con il tuo settore, per me ha funzionato così. Quello e, ovviamente, il culo di aver fatto la mossa quando ancora il mercato del lavoro tirava. Ora non so se ci riuscirei… Ma non potrei essere più d’accordo con le tue motivazioni di fondo.

  12. settembre 4, 2009 alle 18:00

    E’ vero è vero.
    Jeff ERA avanti ma poi non ha proprio fatto nulla per rinnovarsi.

    Nell’ultimo anno e mezzo sono rimasta ipnotizzata da un chitarrista giapponese: SUGIZO (che è anche un violinista e un trombettista. Pacifista di sinistra etc.etc. Insomma, non sembra neanche umano).
    A questo indirizzo puoi scaricare free praticamente quasi tutta la sua discografia:
    http://katharotes.livejournal.com/

    Ho pubblicato due suoi video sul mio canale Youtube: JillBioskop (non riesco a darti l’indirizzo al momento: pc a carbonella e connessione primitiva).

    Creare contatti per il mio settore di attività?
    La vedo dura: io lavoro in una banca.

    L.H.

  13. settembre 4, 2009 alle 18:16

    Beh, dipende da quello che fai nella banca. Ho un paio di amici che hanno lavorato a NY venendo dall’ambiente bancario, ma ovviamente si occupavano di investimenti e sviluppo – esperienza decisamente più spendibile di altre attività più prettamente “bancarie”. Il fatto è che in ogni caso dai via l’anima: ‘sti due lavoravano tipo sessanta ore a settimana.
    Mi documenterò su Sugizo (che a quello che dici non sembra neanche giapponese!). Quanto a JB, mi pare un po’ eccessivo pretendere che un innovatore innovi tutta la vita. C’è chi ci riesce, ma sono pochi. Gli altri vanno rispettati per esserlo stati – è già parecchio. Figurati che io rispetto tantissimo anche chi fa bene cose già sentite prima, anzi, lo considero preferibile a cercare di innovare per il dovere di farlo, facendolo male. Piuttosto, non rispetto chi diventa una macchietta sfigata di se stesso: Elton John, Rod Stewart, Pino Daniele…

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