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Come parlare di un libro senza raccontarlo?

E così, su consiglio del mio spacciatore di idee fumettose preferito, ho investito una certa quantità di dollari nel libro che vedete qui sopra. Sono contento di averlo fatto. Che posso dirne, senza raccontarne la trama? Qualcuno lo ha definito "un perfetto matrimonio di testi e grafica", e potrei liquidarlo così.

Nonostante quanto sopra, però, il libro è stato realizzato a fumetti solo perché questo è il primo mezzo espressivo dell’autore (David Mazzucchelli). Ma avrebbe potuto benissimo essere solo testuale, nel qual caso sarebbe stato assimilabile senza sforzo a romanzi di certa scuola newyorkese. D’altronde, Mazzucchelli non è nuovo al cimentarsi con letteratura "vera", avendo già realizzato un altro romanzo a fumetti (e basta con "graphic novel", dai, torniamo in Italia) su testi di Paul Auster (per l’appunto). 

Potrei forse aggiungere quanto, in un mondo dove ormai "fumetto" significa manga dagli occhi spalancati o supereroi con muscolature ipertrofiche e costumi talmente attillati che, diciamolo, in realtà è bodypainting, è una boccata d’aria fresca vedere qualcuno che ha il coraggio di una grafica semplice e sofisticatissima al tempo stesso, pulita, colta, piena di riferimenti al design e all’architettura moderni e modernisti prima ancora che al fumetto. Grafica che è al completo servizio del raccontare: sottolinea situazioni, esprime le emozioni provate dai personaggi, inquadra la nostra percezione di ciò che la storia ci propone, rimarca differenze, crea affinità.

La storia, dal canto suo, è semplice. Molto meno semplice è l’approfondimento psicologico dei personaggi, in particolare del protagonista che, essendo visto in "quasi" soggettiva (perché quasi? Spiacente, non vogio rovinare a nessuno la sorpresa di scoprire l’artificio utilizzato), si  scava impietosamente in profondità così come fanno le persone intelligenti e oneste con se stesse. Il quadro che ne emerge suggerisce come certe grandezze e certe piccolezze umane siano due facce della stessa medaglia e come tutto questo possa col tempo fare del male alle persone che amiamo e a noi stessi.

La tecnica del riferimento interno è usata abbondantemente: non esiste un dettaglio insignificante che lo sia per davvero, ogni particolare trova prima o poi una giustificazione, un richiamo. E tutto questo sempre in contrappunto con i giochi grafici di cui ho già parlato. Al riguardo, credo che valga la pena notare il titolo nella figura sopra: sembrano tre diversi stili di lettering sovrapposti. In realtà, le lettere non ci sono e vengono create dalla sovrapposizione/giustapposizione delle forme e al contrasto dei colori. Beh, nel libro c’è un preciso riferimento a questo fenomeno, dove un personaggio ne parla esplicitamente descrivendo, ovviamente, tutt’altro.

Riferimenti colti in adeguata quantità, e quando diventano fastidiosi lo diventano a bella posta, anche questo fastidio è al servizio della storia. Varrà aggiungere che il libro è un bell’oggetto in sé, almeno nell’edizione americana: pregiata carta opaca rilegata in cartoncino telato per metà, sembra un’edizione da collezione degli anni Sessanta. Irrinunciabile? Non credo. Ma decisamente consigliabile.

  1. novembre 19, 2009 alle 07:51

    il problema è proprio tornare in Italia, in cui certe pubblicazioni non hanno visibilità. ma si sa, se continuiamo di questo passo tra cento anni scopriamo la ruota.

  2. novembre 19, 2009 alle 08:06

     ecco il regalo perfetto per l’imminente compleanno di mio figlio maggiore (se non se lo sia già comprato)
    grazie

  3. novembre 19, 2009 alle 08:19

    io non sono una fumettista -come ben sai- ma mi hanno consigliato questo e credo che lo comprerò, più per il tema che per le qualità artistiche. se tu che te ne intendi però vuoi andare a darci una sbirciata magari mi dici che ne pensi…

    <img src=http://zakunin.files.wordpress.com/2009/01/joe-sacco_palestina.jpg/>

  4. novembre 19, 2009 alle 08:26

    come volevasi dimostrare nemmeno una immagine so postare….

  5. utente anonimo
    novembre 19, 2009 alle 14:28

    Leggo il tuo blog da un po` di mesi ma non avevo mai lasciato un commento prima; questo libro peró sembra molto interessante( l´autore poi ha il mio stesso cognome), adesso lo cerco su Anobii e lo aggiungo alla mia lista dei desideri (cosí magari babbo natale me lo fa trovare sotto l´albero).

    LBR
    (ti leggo da Slovacchia e Austria e insieme ad altri blog mi tenete compagnia)

  6. novembre 19, 2009 alle 20:47

    gattosecco: urca, come corri! Come minimo, già dovremmo avere conquistato la stazione eretta
    YBAN: sai che non so se in Italia sia disponibile?
    Exp: credo che tu abbia mezzi ben superiori ai miei per giudicarlo. Un libro di questo tipo, anche se a fumetti, va valutato più per i contenuti
    LBR: grazie, fa sempre piacere quando un lurker si palesa. Austria dove? Una volta frequentavo Vienna a cadenze praticamente annuali.

  7. utente anonimo
    novembre 19, 2009 alle 21:06

    Ho vissuto 8 mesi a Vienna e una parte di famiglia è ancora li.
    Ci torno spesso per spupazzarmi i nipotini e godermi un po’ di austriaca civiltà e organizzazione.
    Questo week end sarò di nuovo li…e credo mi mangerò dell’oca.

    LBR
    (ho dovuto cercare il significato di lurker…anche io ero stufa di spiare dal buco della serratura…)

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