Home > Uncategorized > Zucconi, ma che dici?

Zucconi, ma che dici?

Leggo quest’editoriale di Repubblica. OK, una serie di considerazioni da me assolutamente condivise anche se forse non più nuove: le guerre in Iraq e Afghanistan sono state carissime, con ogni probabilità sbagliate ecc ecc ecc.

Quello che però a un certo punto mi colpisce è la prospettiva del costo per soldato morto che l’articolo propone, dove questa guerra sarebbe la più cara in assoluto della storia. Dividendo infatti il costo aggiornato della seconda guerra mondiale (4 trilioni e dispari di dollari) per i caduti che ci sono stati, per ogni soldato USA morto si spesero allora nove milioni. La guerra in Afghanistan di trilioni ne è costato poco più di uno, che diviso per cinquemila morti fa duecento milioni a morto.

Capito? Duecento milioni a morto, così tanto si è speso! Nella seconda guerra mondiale sono stati solo nove. E questo, dice Zucconi, "è l’orribile rapporto "costo caduti" che ogni guerra impone" e che rende questa guerra, da questo punto di vista, il conflitto più costoso della storia.

Un momento. Che cavolo stiamo dicendo qui? Qual è lo scopo di una guerra, quello di produrre più caduti possibile? Perché in questo caso sì, possiamo dire che da questo punto di vista la produttività della guerra in Afghanistan rispetto alla seconda guerra mondiale è stata desolante. Cazzo, a quel tempo sì che eravamo bravi, ogni morto ci costava solo nove milioni, ora duecento.

Solo che io ho l’impressione che lo scopo di una guerra sia casomai di raggiungere gli obiettivi prefissi portando a casa quanti più soldati vivi possibile. E quindi, casomai, le cifre che vediamo dovrebbero essere migliori di quelle della seconda guerra mondiale, no?

Nella comunicazione, l’idea di far parlare i numeri, con la loro fredda obiettività, sarà limitata ma ha decisamente un suo perché. Ma non si dovrebbe anche cercare di capire che cosa ci dicono, ‘sti numeri?

  1. luglio 26, 2010 alle 15:32

    avevo letto solo l'avvio in prima pagina e già mi ero chiesta quanto sarebbe costato un morto solamentenon ho bisogno di leggere il seguito

  2. luglio 26, 2010 alle 17:11

    riflessioni del tutto condivisibili, le tue. non riesco ad aggiungere altro, se non un senso di desolazione.

  3. luglio 26, 2010 alle 23:36

    Hai ragione ma forse Zucconi voleva chiedersi (come mi chiedo io) ma quanto deve costare una guerra per essere considerata antieconomica??Perchè  sino a quando ci sarà un interesse economico, da qualche parte del mondo "esporteremo" una guerra.

  4. luglio 27, 2010 alle 01:27

    Pierosky: sì, ma basta il costo in sé. Se non basta, va legato a un obiettivo: eliminare il tale nemico mi costa X in Y anni. Ma metterlo in rapporto ai tuoi caduti è, passami il termine, una stronzata. Sembra che il tuo obiettivo sia quello… La seconda guerra mondiale è stata più "economica" perché, essendo una guerra "vera" con interi eserciti impegnati, ha raggiunto il suo obiettivo (sconfitta dell'asse). Questa non lo è perché, con un esercito a fronteggiare un'entità non meglio identificata in un'operazione che nessuno capisce bene e di cui non si comprendono gli obiettivi, non sta neanche ottenendo il risultato.

  5. luglio 27, 2010 alle 06:29

    ma i caduti sono solo i soldati? i civili non rientrano nella statistica?parlo da ignorante, in quanto non ho letto l'editoriale (ma capisco lo stesso il tuo sdegno)si sa che le guerre, tutte e in particolare le guerre moderne, producono più morti tra la gente che tra i militarimi fa orrore questa impostazione un tanto al chilo

  6. luglio 27, 2010 alle 07:51

    MI sono letta l'editoriale segnalato.Mi viene in mente che volesse essere un'amara ironia, ma forse ho letto male.Non capisco chi si basa sul tuo commento senza leggerlo, onestamente vuol dire formarsi un'opinone solo sulla base di quello che riporti te.E non mi sembra corretto, se lo hai segnalato era perché lo leggessimo.E non per sntirti dire: Bravo ci hai ragione te.Ora però lo devo rileggere, che ho fatto di corsa.Poi…prima vado a sentire se ho speranze di trovare un lavoro a settembre.Per chi tira in ballo i civili, l'editoriale si riferisce ai costi dell'esercito in campo, e in quei conti i civili hanno sempre contato meno di zero, adesso come allora.E non pare che contino molto nemmeno i soldati, visto che alcuni non sono lì per scelta, volontari un corno… per alcuni era il solo stipendio disponibile, per altri faceva la differenza tra lo scontare una pena in carcere per un furto.(Non è un invenzione telefilmica, ci sono tra i soldati mandati al fronte persone, magari ragazzini alla prima bravata, ho scritto magari, che hanno dovuto scegliere tra il finire in cella e l'arruolarsi…)Ops… forse sto andando fuori tema.Scusa.

  7. luglio 27, 2010 alle 12:50

    Mi associo al commento di Pierosky,in questo articolo traspare l'amara consapevolezza che queste guerre assurde sono cadute nel dimenticatoio, perché sono lontane, senza scopo e in più non intaccano le tasche dei cittadini americani.Caroline

  8. luglio 27, 2010 alle 13:14

    cristina: no, non si parla dei caduti civili. Ma, facciamo finta che vogliamo giocare al gioco dei freddi numeri, che talvolta lo si fa per dire "OK, anche se eliminiamo qualunque considerazione di ordine morale, la cosa non ha senso neanche da un punto di vista logico". Se un esercito deve valutare un'arma, un rapporto morti prodotti/costo dell'arma ha senso, per orribile che sia. Ma in questo caso fai sembrare che il tuo obiettivo sia produrre tue perdite, quindi non regge proprio. Semmai, la guerra ideale produce la resa del nemico senza alcuna perdita e nel più breve tempo possibile. Una spesa, per quanto elevata, che produca questo risultato è ben spesa. Solo che ogni morto ti è costato una cifra impossibile, visto che l'operazione "qualunque prezzo diviso zero morti" non è considerata possibile dalla matematica "di base". Il problema è proprio mal posto.Volare: no, non ci leggo nessun tentativo di ironia. Se continuo a leggere Zucconi è perché, anche se a volte ricorre ai mezzucci, i suoi articoli sono qualitativi E, quando fa ironia, ci riesce perfettamente. Bada, non voglio minimamente attaccare la posizione dell'articolo o altre considerazioni che fa, ma centrare una parte consistente della sua argomentazione su questo dato senza senso è un errore grossolano, ch enon ci si può permettere di commettere. L'altra parte, infatti, intendo quella che la guerra la difende, non aspetta altro che passi falsi del genere per accusare chi difende la pace di dire nobili fesserie ma non saper analizzare i fatti.

  9. luglio 27, 2010 alle 13:18

    Caroline: ti assicuro che Iran e Afghanistan non sono considerate guerre lontane né tantomeno sono dimenticate. Le definirei anzi un pensiero abbastanza costante, specialmente l'Afghanistan. E del costo, anche se è stato scaricato sul debito e non prelevato direttamente dai redditi, se ne ha piena coscienza – e timore.

  10. luglio 27, 2010 alle 13:37

    Ti credo Bostoniano, e ovviamente la prospettiva cambia.Purtroppo, leggendo Zucconi si ha un quadro dell'America un po' troppo stereotipato.Mi spiace esserne caduta vittima.Caroline

  11. luglio 27, 2010 alle 13:52

    Caroline, ora non esageriamo, dai! Zucconi intende dire che la situazione non fa abbastanza male da portare la gente per le strade come successe per il Vietnam. Potrebbe essere solo questione di tempo, perché l'opinione pubblica fatica sempre più a capire che cosa cavolo ci stanno a fare in quei posti dimenticati da dio a buttare soldi; ma bisogna anche considerare quanto più forte, al tempo del Vietnam, fosse l'ala Liberal del partito democratico. Al momento, il partito democratico è su posizioni piuttosto centriste, e credo che basti questo ad evitare le manifestazioni-fiume.

  12. luglio 28, 2010 alle 12:03

    viviamo in un mondo nel quale se decidi che non impugnerai mai un'arma, nè ucciderai nessuno, vieni preso per sovversivo…

  13. luglio 29, 2010 alle 13:00

    IL VIETNAM E' STATO UNA PALESTRA DI SOCIOLOGIA E INFORMAZIONE ANCHE PER IL POTERE. OGGI DI FRONTE ALL' IRAQ E ALL' AFGHANISTAN MOLTI DI NOI SONO PARECCHIO ADDOMESTICATI DALLA PUBBLICITA' GOVERNATIVA, SPECIE CHI CREDE NELLA LIBERTA' GIORNALISTICA AMERICANA. ALTRIMENTI, PER LE SUE BUGIE E FALSITA', BUSH SAREBBE GIA' STATO PASSATO PER LE ARMI.

  14. luglio 29, 2010 alle 13:02

    USA IL TAG POLITICA, SENNO' TROVARTI E' UNA IMPRESA.

  15. luglio 29, 2010 alle 13:08

    Lexdc: non lo uso apposta. Ogni tanto mi concedo qualche rantolo da bar sport, ma questo blog è una discarica delle mie fesserie, non un serio forum di dibattito politico. Per questo, i tag che uso per questi post sono cose tipo "also sprach Bostoniano", "brontolii da matusa" o "stupore e impotenza"

  16. luglio 29, 2010 alle 15:33

    ho iniziato a leggere also sprach Zarathustra e ho capito solo adesso il tuo tag ahah (e ho smesso di leggerlo – il filosofo, non i post con la tua categoria)

  17. luglio 29, 2010 alle 19:24

    Gatto (che non avevo visto): dove in televisione, fra sesso e violenza, il primo è considerato quello sconveniente.pois: ah, sì? Pensa che io non l'ho mai letto! È solo che il tag mi suona supponente, quindi adatto a prendermi per il culo quando salgo in cattedra (che se non lo faccio non oso salirci)

  1. No trackbacks yet.

Emmò, ariccontateme quarcosa VOI!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: