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Beh, è entrato il punto

Allora, no, è una di quelle sere. Mia sorella compie gli anni e viene a farsi festeggiare, c’è il suo nuovo accompagnatore e un mio amico di passaggio che non vedo da anni. E poi, no, mica ci faccio mai mancare niente, a noi di famiglia. Non è che la scusa che tanto siamo solo noi significa e quindi quattro salti in padella, se non in casi estremi quando sono pochi la fame e il tempo.

Quindi, alla torta ci pensa lei. Il secondo – per la cronaca, rollé di manzo arrosto farcito di prosciutto, spinaci e frittatina con contorno di patate arrosto – è pensato da un sacco di tempo. Manca qualcosa prima. Che non è un primo, che qui non si riesce più a mangiare tanto e dopo c’è pure la torta. Una delle mie insalate di gamberi? O uno dei miei carpacci di pesce? Chenoiachebarbachebarbachenoia.

Ah, ad avere il tempo di mettere i ceci a bagno e prepararli! Uno potrebbe fare la passatina di ceci con i gamberi, come facevano al Gambero Rosso di S. Vincenzo che ci ha costruito su la sua fortuna… Ma aspetta: le fave secche, che dall’ultima volta che ho fatto la purea di fave con la cicoria me n’è avanzata mezza confezione… Avrà senso? Beh, si può solo provare.

E quindi, prendasi lo seguente:

  • 4 gamberoni a persona (24 in tutto)
  • la mezza confezione di fave secche (un due etti, forse?)
  • una cipolla
  • un gambo di sedano
  • pepe in grani rotto a padellate o col batticarne (oppure macinato al momento alla grana più grossa possibile)
  • olio di oliva, più buono è e meglio è

Se siete molto ittiofili (io, come sapete, non lo sono) è il momento di sgusciare i gamberi, mettere da parte tutti i gusci (e le teste, se ci sono) e farli bollire in poca acqua (di che coprirli, ma neanche) con magari qualche foglia di sedano e un pochino di sale, premerli bene durante la cottura (si può usare uno schiacciapatate), quindi tenere da parte il brodino ("fumetto", per i precisini) così preparato. È consigliabile premere bene i gusci dei gamberi dentro un colino per recuperare ogni stilla. Se non siete ittiofili, non sgusciate i gamberi ora (è più facile farlo da cotti), sostituite acqua o brodo di verdura al fumetto di gamberi e amen.

Soffriggete sedano e cipolla tagliati finemente con un po’ d’olio in una pentola a pressione fino a farli appassire, unite le fave, il fumetto/brodo, aggiungete l’acqua eventualmente necessaria a coprire le fave a filo, fate prendere la pressione e lasciate andare una ventina di minuti abbondanti.

Nel frattempo, a parte cuocete i gamberi come più v’aggrada – consiglierei decisamente lessi se hanno ancora il guscio, altrimenti al vapore. Siete tutti scafati, no? Inutile che vi dica una banalità tipo "i gamberi devono essere cotti pochissimo". Magari, se li cuocete completamente è meglio che li raffreddiate. Se no, se volete servirli tiepidi, tenetevi indietro che la cottura si completa mentre si intiepidiscono.

Spegnete il gas sotto la pentola a pressione e aprite la valvola. Se i miei calcoli sono giusti, a questo punto vi trovate con le fave pressoché cotte ma ancora intere e l’acqua ridotta di un buon terzo. È il momento di dare di piglio al minipimer (o al robot). Regolate di sale, quindi frullate per benino fave, soffritto e liquido, dovete ottenere una consistenza cremosa. Se c’è ancora troppo liquido, fate bollire un pochino il tutto, quindi spegnete e continuate a mescolare: dopo poco, andrà a posto da solo.

Servizio: in un piattino, sistemate a monticello un paio di cucchiaiate abbondanti di crema di fave. Accomodateci su quattro code di gambero in modo acconcio. Fateci cadere a pioggia il pepe rotto, o date qualche giro di macinino. Un giro d’olio.

Oh, ragazzi, funziona! Noi avevamo da berci lo sciampagnino della sorella, che il suo motivo ce lo ha avuto, ma mi ero anche procurato una Falanghina di Villa Matilde in caso fosse servita una ruota di scorta. Sono ancora convinto che poteva essere l’abbinamento giusto.

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  1. ottobre 5, 2010 alle 16:19

    Cioè…spettacolare!!! Complimenti!!!Io sono molto, ma molto ittiofila… probabilmente rifarò questa ricetta a breve…🙂

  2. ottobre 5, 2010 alle 17:16

    Io mi sono stancata solo a leggerla.O_o(Però mangerei tutto volentieri, eh!)(Tranne i ceci, l'unica cosa ceciata che mangio sono i falafel.)

  3. ottobre 5, 2010 alle 17:52

    peccato che non mangi crostaceiposso farla per i miei uomini, però, se fanno i braviciao

  4. ottobre 5, 2010 alle 19:18

    i quattro salti in padella hanno la loro dignità. Soprattutto se li spacci per freschi.

  5. ottobre 5, 2010 alle 20:28

    Senti. io e te. tu e io. dobbiamo fare una discussione culinaria via mail.Nina

  6. ottobre 6, 2010 alle 00:07

    merita anche la variante con la zucca, e oltra ai gamberi qualche ciuffetto di broccoli

  7. ottobre 6, 2010 alle 14:29

    Sapa: attendo fotoXan: ma dai… Risotto coi bruscandoli che si fa spaventare da quattro ingredienti e mezz'ora di lavoro?YBAN: peccato davvero. Gusto o intolleranza?Wiwi: ci vuole Arte per spacciarli per freschi! Tipo, essere velocissimi a buttare la scatola nel tritadocumenti e avere l'accortezza di sporcare in cucina.Nina: procedi pure…Pierosky: approfondiamo. A istinto, la zucca mi pare un gusto un po' tanto ricco e avvolgente perché i gamberi non ne vengano pressoché annullati, quindi devo capire meglio come equilibri i sapori. Che, se dici che merita, merita. Mi posti la ricetta qui?

  8. ottobre 6, 2010 alle 16:13

    cioè…scusa…non mi dirai Falanghina di Villa Matilde di quello che si fa dalle mie parti (Caserta)?…perchè se è così…è stato la ciliegina sulla torta :)cmq sembra buona già solo a leggerla…figuriamoci mangiarla…

  9. ottobre 6, 2010 alle 16:40

    Ti lascio i gamberi e mi prendo la parte di ricetta con le fave, che mi ispira assai.

  10. ottobre 6, 2010 alle 17:01

    misteroun tempo li mangiavo, poi per un paio d'anni ho dovuto privarmene per ragioni di salute e ora non mi piacciono piùcapita che li assaggi ma mi passa immediatamente l'appetitoun'altra cosa che apprezzavo e non riesco più a mangiare è il vitel tonné(e non è colpa della maionese, che continuo a preparare e consumare come condimento)ma c'è di che sopravvivere, comunque

  11. ottobre 6, 2010 alle 17:01

    Monna: proprio quello. Io e Villa Matilde siamo buoni amici. Quando tornavamo in Italia l'estate, avevamo una settimana pressoché obbligata a Baia Domizia. Capirai che andavo a prenderlo a cassette direttamente in azienda.Vip: come dicevo, è pari pari la ricetta della purea di fave che faccio come in Puglia, con dentro la cicoria ripassata a fare da pasta e condita con olio e pepe. Ci sta bene anche qualche oliva e un po' di cipollina fresca. Provata anche con i crostini di pane, anche quelli vincenti.

  12. ottobre 6, 2010 alle 19:29

    YBAN, ti seguo completamente sul vitel tonné. Nella salsa ci vanno le acciughe (bleah numero uno) e la carne è lessa (bleah numero due).

  13. ottobre 6, 2010 alle 21:57

    buono…..

  14. ottobre 8, 2010 alle 09:34

    io abito (o meglio abitavo prima di trasferirmi a Roma) a un tiro di schioppo da VIlla Matilde…sono cresciuta a biberon e vino…adesso è piacevolissima tappa obbligata quando ritorno a casa…grande Bostoniano🙂

  15. ottobre 8, 2010 alle 14:54

    gnam, sembra intrigante.recentemente ho provato al ristorante la stessa cosa (purea di fave un po' marinara) ma con su una zuppetta di polpo. buona anche quella.

  16. ottobre 8, 2010 alle 15:44

    Pispisa: oh, yes!Monna: :-)Kat: sai una cosa? Che se mi piacesse il polpo, trovo forse più azzeccata la tua. Con i gamberi bisogna avere un po' di senso della misura con la purea, se no li ammazza. Il polpo è più pronto alla lotta.

  17. ottobre 8, 2010 alle 20:43

    io le fave non le ho mai nè comprate, nè mangiate. e' grave?

  18. ottobre 8, 2010 alle 21:17

    fruttacandita: abbastanza!

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