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Riflessioni a catena


E insomma, in questi giorni che ci sentiamo tutti un po’ cileni, mi sono messo a pensare agli Inti Illimani – come pohissimi fra i pochissimi lettori di lunga data ricorderanno, ho un passato (vedi primo posto della lista  dei cinque dischi che mi vergogno di aver amato molto da adolescente). Fra l’altro, non tutti sanno che gli Inti Illimani abitavano a Roma negli anni dell’esilio, e ho avuto l’onore e la fortuna di ricevere vari fondamentali consigli su come suonare il charango da Horacio Duran Vidal in persona.

Quindi, si capirà che da cosa nasce cosa, da ricordo nasce curiosità, e di conseguenza sono andato a impicciarmi di che cosa stiano combinando gli Inti Illimani a quei trent’anni abbondanti di distanza. Alle prime ricerche, mi sono reso conto che esiste un gruppo che si chiama "Inti Illimani Historico".

Approfondisco e vado su Wikipedia. A quanto pare, nel 2004 c’è stata un po’ di maretta: qualcuno se n’è andato, qualcun altro è rimasto e ha raccattato per strada un paio di ex membri dei Quilapayun, altro gruppo storico del movimento della Nueva Cancion Chilena, i qualcun altri che se n’erano andati si sono rimessi assieme… e a questo punto nasce la disputa di chi siano i veri Inti Illimani. La quale disputa non risolvendosi amichevolmente, finché il giudice non interverrà a sanarla, ci saranno da una parte gli Inti Illimani (quelli che erano rimasti assieme) e dall’altra gli Inti Illimani Historico (quelli che se n’erano andati e poi si sono rimessi assieme, che effettivamente sono in maggioranza membri originali della formazione del 1967).

Mi è venuta una tristezza. Ma una tristezza. Mi pare una guerra fra poveri. E mi sono messo a pensare: ma guarda te questa gente, praticamente fratelli di sangue quando sono dovuti scappare dal regime di Pinochet, che adesso sono potuti tornare in un paese finalmente democratico e quindi, passata la buriana, iniziano a beccarsi fra di loro.

La riflessione è continuata e mi sono reso conto di quanti esempi si possono fare di sentimenti di fratellanza e valori condivisi su larga scala che si forgiano in un momento di disumana difficoltà per poi lasciare il posto a begucce da riunione di condominio quando tornano la pace e la normalità – mi sento di poter portare l’intera Italia dal dopoguerra ad oggi come esempio. E concludo: siamo proprio fatti male…

  1. ottobre 14, 2010 alle 18:33

    diciamo che ci sarebbe molto da migliorare ma il materiale a disposizione non consente progetti troppo ambiziosiciao

  2. ottobre 15, 2010 alle 07:02

    perchè l'uomo per sua natura si lamenta.e quando si lamenta arriva a litigare pure per un parcheggio.Ma forse è un bene… così si sviluppano ricercatori ed inventori per migliorare la vita e diminuire i lamenti.é perchè qualcuno si è lamentato spostando pietre pesanti che qualcun'altro ha inventato la ruota.è perchè una mamma si è lamentata con il figlio "che non so mai dove sei" che qualcuno ha inventato il cellulare…o almeno a me piace pensarla così!

  3. ottobre 15, 2010 alle 07:16

    oh, a me piacevano. e mi piacciono ancora.

  4. utente anonimo
    ottobre 15, 2010 alle 09:05

    sono curiosa di sapere se la stessa dinamica si ripresenterà anche con i mineros cileni.anche a me piaceva la musica andina, anche se non mi definirei proprio un'esperta. in un periodo della mia vita spesso passavamo le serate davanti ad un caminetto acceso a bere birra e cantare, tra le altre cose, anche gli inti illimani. che ricordi, gente.katika

  5. ottobre 15, 2010 alle 09:11

    noi qui dall'altra parte dell'oceano non ci sentiamo cileni. qui ieri non trasmettevano la liberazione dei mineros ma c'era vespa.fai tu.Nina

  6. ottobre 15, 2010 alle 14:46

    YBAN:😦
    Simone V: vedi il bicchiere mezzo pieno, eh? Ah, mi fa pensare a una scemenzella che ho letto di recente su un adesivo: "I democratici dicono che il bicchiere è mezzo pieno. I repubblicani dicono che il bicchiere è il loro"
    Cinas: certe cose sicuramente. Alla fin fine non sono invecchiati peggio di Dalla, che ne parlava tanto male già a fine Settanta.
    Kat: non vedo perché no, purtroppo.
    Nina: ma dai? Mi pareva che se ne fosse parlato anche da Vespa ma, in effetti, non reggo oltre i titoli di apertura (che già vedo solo perché la mamma di Pigrazia, che è qui con noi e non parla inglese, si guarda RAI International).

  7. ottobre 16, 2010 alle 12:07

    già… mi viene in mente una citazione che amo tanto, scritta da Calvino nel 1955 (per una conferenza poi pubblicata con il titolo Il midollo del leone). era un periodo di recessione. e delusione. eppure lui richiamava a riprendere quello spirito dei 20 mesi che si era perso, volatizzato, così…

    "Ma il rinnovamento della storia procede da uomini che con la loro natura ed educazione non hanno conti in sospeso. Che sanno di far parte di tutto e sanno che anche i loro limiti e difetti, se accettati come tali, si possono far tornare all'attivo, in un'economia di valori più complessa e movimentata".

  8. novembre 23, 2010 alle 22:24

    sono diventata grande con gli Inti Illimani, li ho ascoltati a sfinimento, sapevo (e so) tutte le canzoni a memoria, negli anni '70 ho visto non so quanti concerti. poi nel 2007 li ho rivisti ad ancona, un magone, ma un magone e due palle. solo canzoni etniche cilene, da tagliarsi le vene.
    bosogna ricordali com'erano e tenersi cari gli LP.
    interessante il tuo blog.
    ciao marina
     

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