Home > Uncategorized > Sono un romano all’acqua di rose

Sono un romano all’acqua di rose

Mia madre è di Brescia. Suo papà era bresciano fino al midollo ma ebreo, quindi aveva tradizioni sue. Sua mamma era di Venezia ma la famiglia era di Gaeta. Il suo compagno di una vita era di Piacenza ma aveva studiato a Milano. Mio padre è romano ma suo padre era un barese che aveva fatto il conservatorio a Napoli. Sua madre era romana ma metà della sua famiglia era piemontese-savoiarda. Ho passato non so quanto tempo fra la Valdarno e la Maremma toscana e quasi altrettanto a S. Benedetto del Tronto. Da piccolo ho avuto una bambinaia trentina e una colf umbra.
Insomma, quando si parla di cucina, non posso dire di scavare nella tradizione profonda delle mie origini. Buffo come quindi a un certo punto mi sia sposato con una napoletana purosangue, a casa della quale si è sempre mangiato napoletano. Buffo come la sua nostalgia l'abbia portata a spingermi a delle piccole sfide con me stesso. Insomma, occasionali piatti di tradizione ne ho sempre fatti (matriciana, cacio e pepe, pesto, orecchiette con le cime di rapa, ribollita) ma il mio repertorio campano inizia ad essere più ricco degli altri.

Questo preambolo per dire che, per essere stato fatto da un romano a Boston con mezzi e ingredienti di fortuna, il mio casatiello non mi pare venuto proprio malaccio, ecco.

  1. aprile 24, 2011 alle 06:03

    gnam!

  2. aprile 24, 2011 alle 07:24

    Ok, in cucina sei  un mito Boston.
    Tu e Pigrazia lo siete quando fate bambini.
    Buona Pasqua!
    Bye. L.

  3. aprile 24, 2011 alle 07:48

    Ti leggo spesso anche se non commento mai.

    Credo che il mix delle tue origini ti farà essere una persona speciale di grande apertura mentale: i tuoi figli potranno solo ringraziarti.

    Ah, se già non l'hai fatto…perché non pubblicare un libro di cucina??

    Secondo me batterebbe le varie Clerici/Parodi&co..

    Buona Pasqua!!

    t&t

  4. utente anonimo
    aprile 24, 2011 alle 16:31

    Da torinese, qual è la ricetta? Grazie

  5. aprile 24, 2011 alle 17:02

    E mi son letta la storia del casatiello.
    Cultura: mo te magno!😀

  6. aprile 24, 2011 alle 20:18

    Me pare pur'amme!

  7. aprile 24, 2011 alle 22:05

    Ammazza, ostrega, nientedimeno, maremma, l’e’ proprio bellin!

  8. aprile 25, 2011 alle 11:52

    Evvai, ma sono uno spettacolo!Hai fatto anche la torta di Davide?Aveva un'aria libidinosa….Gli ho lasciato gli auguri nell'altro post, baci e buona Pasqua a tutta la family.
    Noi festeggeremo con un pellegrinaggio a Lourdes(zione ha pensato bene di sperimentare le sale operatorie andine..ti racconterò..)La cusèina

  9. aprile 25, 2011 alle 14:48

    YBAN, Lemny, Volare, Winter, Kat:🙂
    T&T: ti ringrazio della fiducia, ma non credo. Io ho delle buone tecniche di base, ma su quelle improvviso molto e non faccio mai la stessa cosa due volte. Non è la ricetta ideale per un libro di successo…🙂
    Anonimo torinese: 80 grammi di lievito di birra, un chilo di farina, un etto abbondante di strutto (che ho dovuto sostituire con olio d'oliva, burro e grasso di pancetta). 400 g di provolone a dadini (parte può essere sostituita con provola affumicata, pecorino e avanzi di altri formaggi); 400 grammi di salame napoletano (qualunque salame rustico dovrebbe andare bene); parte si può sostituire con pancetta, ciccioli o pezzetti di lardo rosolato. Poco sale, molto pepe. Cinque uova intere, guscio compreso. Si impasta la farina col lievito sciolto in acqua tiepida e lo strutto, il sale e il pepe. Si fa raddoppiare di volume la pasta in una ciotola coperta con un panno umido e tenuta al caldo. Si reimpasta per sgonfiare e si stende in un rettangolo spesso un centimetro e mezzo circa. Se ne tiene da parte una striscia (servirà a fare le croci di pasta sulle uova). Si distribuiscono i dadini di salumi e formaggio lungo tutta la superficie. Si arrotola a cilindro, quindi si forma una ciambella che si mette in uno stampo già unto, di quelli col buco centrale. Si fanno cinque fossette a intervalli regolari schiacciando la superficie del ciambellone con le dita, ci si insediano le uova e le si ferma con strisce di pasta. Altra oretta abbondante di lievitazione e poi circa tre quarti d'ora di forno a 200°. Far raffreddare, sformare e servire.
    LaCusèina: ho sentito… Capperi, che storia!

  10. aprile 25, 2011 alle 22:12

    ma i napoletani a pasqua non mangiano la pastiera? (sia benedetta nei seconli dei secoli)

    Nina

  11. utente anonimo
    aprile 25, 2011 alle 22:27

    Mamma che bellini!
    Per un'attimo li ho presi per dei biscottini Bucaneve… l'importanza delle dimensioni!

    Alice mangiatrice

  12. aprile 26, 2011 alle 11:44

    devo provare con la mia farina ;O)))

  13. aprile 26, 2011 alle 14:12

    Nina: come dolce sì… Ma, come avrai avuto modo di notare in tutti questi anni, non sono tipo da dolci e non ne faccio praticamente mai. La pastiera è una grande invenzione ma la lascio fare a chi sa
    Alice: LOL, capisco come possano trarre in inganno!
    Lazorra: perché, devi usare una farina speciale? Problemi col glutine?

  14. utente anonimo
    aprile 26, 2011 alle 16:02

    da Torino, grazie!
    anonima affamata

  15. aprile 26, 2011 alle 21:24

    La Pasqua non è Pasqua senza il casatiello.
    Quello che fa la mamma di Bà è assolutamente spettacolare… e io, guardunpo', domani sera sono a cena da loro…
    :o)))

  16. aprile 26, 2011 alle 21:36

    Anonima torinese: figuriamoci, un piacere
    Xa: mannacene 'n pezzo!!!

  17. utente anonimo
    aprile 27, 2011 alle 07:23

    nuuuuuuuuu me lo faceva sempre zia, che però era ligure da genarazioni ….qui qualcosa non torna o qualcuno non la conta giusta…

  18. aprile 27, 2011 alle 07:35

    ebbene sì sono celiaca da due anni…un gran problema per pane pizza e dolci…per fortuna adesso ci sono preparati per tutto, ma conta che per trovare la miscela giusta per fare il pane ci ho messo un anno  per fortuna la nutella la posso mangiare, risolve un sacco di problemi

  19. aprile 27, 2011 alle 12:03

    Anonimo: se tua zia ligure non la spacciava per ricetta ligure, torna tutto. Mica sulla ricetta c'è scritto "vietato ai non campani"🙂
    Lazorra: mi piace lo spirito creativo con cui affronti una grossa, emerita rottura di palle. Hai il mio tifo incondizionato, per la tua ricerca di sistemi per aggirare il problema.

  20. aprile 28, 2011 alle 12:46

    Boston…grazie…anche un buon bicchiere di vino non è vietato per fortuna

  21. maggio 2, 2011 alle 11:56

    Io son fiorentina per due mezzi, toscana per quattro quarti e per sette ottavi (sabina per il restante ottavo).
    Però per il mio compleanno ho ricevuto la planetaria e sabato l'ho rinnovata facendo la focaccia pugliese coi pomodorini.
    Una delle cose migliori che siano mai uscite dal mio forno.
    Viva l'Italia!

  22. maggio 2, 2011 alle 14:27

    Perla: santa Planetaria è stata la patrona anche del mio casatiello (e in pratica di qualunque mio tentativo di fare cose con pasta non comprata)

  23. maggio 2, 2011 alle 21:00

    Non lo dire in giro ma nella mia incoscienza quest'inverno ho fatto il panettone col frullino… shhhh!

  24. maggio 2, 2011 alle 21:14

    Figurati, muto come un pesce…

    EHI!!! SAPETE CHE COS'HA FATTO PERLA QUEST'INVERNOOOO????

  1. No trackbacks yet.

Emmò, ariccontateme quarcosa VOI!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: